Omicidio De Nuzzo ll Comune andrà avanti con la richiesta di rimborso
Ecco la lettera che De Nuzzo scrive su change org per la vicenda di Oria, in provincia di Brindisi si consumò una tragedia che ora si tinge di beffa. Ecco la lettera:
" Sono molto amareggiato. Come vi avevo anticipato, la scorso 25 febbraio ho incontrato il commissario prefettizio Pasqua Erminia Cicoria. Purtroppo le notizie che mi ha dato non sono incoraggianti: il Comune di Oria andrà avanti con la richiesta di risarcimento nei confronti della mia famiglia. Si parla di circa mezzo milione di euro, come stabilito da sentenza in ultimo grado di giudizio. Ho chiesto al commissario di rinunciare al risarcimento per motivi umanitari, ma mi è stato risposto che la mia richiesta non può essere accolta. Io questo denaro non ce l'ho: mi è stato detto di farmi dare un prestito dalla banca. Magari legalmente è così, come mi hanno spiegato, ma umanamente io non posso accettarlo. Mio fratello non c’è più, lo hanno ammazzato a sangue freddo, e ora mi chiedono pure i soldi indietro, soldi usati per costruire la sua tomba. Questa storia è uno strazio senza fine. Possibile che nessuno possa aiutare me e la mia famiglia?
Grazie a voi, tutti quanti, per il sostegno che mi avete dimostrato.
scheda
Nel 1991 mio fratello Mario, di appena 16 anni, veniva ucciso con un colpo di pistola dietro la nuca da un vigile urbano in servizio, davanti a sette testimoni. La sua unica colpa, l'aver tentato di scavalcare un muretto per assistere al palio cittadino.
Il vigile è stato condannato con sentenza definitiva a 16 anni di carcere, ma ne ha scontati soltanto la metà. Non gli è mai stato imposto di risarcire la mia famiglia: la responsabilità è ricaduta sull'Amministrazione, per la quale il vigile prestava servizio. Il Comune di Oria (Brindisi), il nostro paese, è stato quindi chiamato a corrispondere ai miei genitori più di 500 mila euro di risarcimento.
Dopo due sentenze di condanna, in primo e secondo grado, il Comune ha fatto ricorso: adesso, a distanza di più di 20 anni dall’uccisione di mio fratello, la mia famiglia deve restituire la somma che ha ricevuto, con tanto di interessi e rimborsi legali. Quei soldi, però, non li abbiamo più: sono stati utilizzati dai miei genitori per costruire la cappella di famiglia e per terminare la casa dove oggi vive mio padre. Parte del denaro, poi, è stata spesa per curare mia madre, ammalatasi, e poi morta, dopo la scomparsa di mio fratello.
Sono passati più di vent'anni e al dolore e alla sofferenza sembra non sia possibile mettere fine. Nel frattempo mi sono sposato e ho fatto due bambini. E per la mia famiglia vorrei la serenità che io non ho avuto. Adesso, però, rischio il pignoramento dei miei beni e di un quinto del mio stipendio.
Il Comune di Oria, con una delibera, potrebbe rinunciare a questi soldi per motivi umanitari. Faccio appello all’Amministrazione cittadina e al Commissario prefettizio Pasqua Erminia Cicoria perché rinuncino al denaro, permettendo alla mia famiglia una vita finalmente serena.

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