Scuola media di Lizzano: La storia, i pregiudizi, la pace - Dalla Shoah alle Foibe per non dimenticare.
Giovedì 5 marzo 2015 si è svolta nell’Aula Magna della Scuola secondaria di 1° grado “A. Chionna”, una serata sul tema: La storia, i pregiudizi, la pace - Dalla Shoah alle Foibe per non dimenticare, organizzata dal CENTRO per la DIFFUSIONE della LETTURA “Giovanna Righini Ricci”, in collaborazione con L’Amministrazione Comunale, l’I. C. “A. Manzoni” di Lizzano, il “Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile (Roma); l’Ass. “L’Aquilone” (Bari).
In una sala gremita di genitori, docenti e alunni, un gruppo di studenti ha letto e presentato libri tematici, albi illustrati, poesie e testimonianze autonomamente ricercati, riferiti alle due grandi tragedie del secolo appena trascorso.
Sulla Shoah si potevano leggere tante testimonianze, ma i ragazzi coordinati dal Presidente del Centro, prof. Cosimo Rodia, hanno scelto di rappresentare il dramma ricorrendo alla narrativa.
Hanno letto, trascritta in forma dialogica “La storia di Erika”, di Ruth Vander Zee, illustrata da Roberto Innocenti, La Margherita editrice.
In seguito è stata letta una recensione del libro “Rosa Bianca”, scritto da Roberto Innocenti nel 1985 e ristampato nel 2008 dalla editrice La Margherita; con la nota critica si è dimostrato come si possa parlare di tragedia con leggerezza e semplicità anche ai bambini: tutto può essere spiegato loro, l’importante è trovare le parole giuste, i testi adeguati alla loro età. Ed è qui che si incastona la lettura espressiva di una classe prima, i cui alunni, adeguatamente alla loro età e con la giusta consapevolezza, hanno letto al pubblico in sala: APOLLONIA scritto da Lia Levi e illustrato da Emanuela Orciari.
Terminate le testimonianze sulla Shoah, gli studenti hanno dimostrato che nonostante le numerose tragedie che si sono susseguite nel corso della Storia, l’uomo ricade nei suoi stessi errori, non imparando dal male seminato e continuando a commettere crimini contro l’umanità.
Così hanno letto delle poesie e delle testimonianze di alcuni sopravvissuti allo sterminio delle Foibe. Documentazioni toccanti. La conclusione dei lettori è stata accolta con un silenzio religioso in sala, come se il pubblico non volesse essere distratto da niente e nessuno. Solo le parole dei ragazzi risuonavano chiare in sala: “Molti uomini credono che le proprie idee siano quelle giuste, quindi migliori e superiori alle altre, tanto da convincersi che gli altri non meritino rispetto. Queste esagerazioni portano al fanatismo ed a commettere cattiverie che non si possono narrare”, ha detto uno degli studenti.
E ancora: “L’ISIS oggi ci sta mostrando come sia possibile tornare indietro, ai famosi corsi e ricorsi della Storia. Non possiamo rimanere inerti mentre si perde il pensiero dell’uomo, dei grandi uomini che hanno seminato messaggi di pace. Estremisti di ogni colore utilizzano la religione, quale essa sia, come strumento per una vera e propria guerra santa, come tramite per giustificare atti feroci. Ora il problema è che bisogna certamente fermarli, ma nessuno può pensare che alla violenza si risponda con la violenza; bisognerà diffondere l’idea che il mondo si crea stando insieme, tendendosi la mano, e principalmente perdonando. Quindi se la Storia deve insegnare, dobbiamo sperare che già da piccoli cresca il desiderio di essere al di sopra del pregiudizio, per creare un mondo tranquillo e pacifico. In ogni caso NOI speriamo e impariamo a tendere la mano. Noi desideriamo essere buoni e vivere in un mondo buono; queste serate servono a riconfermare la promessa a non desistere dal nostro proposito; cercheremo noi, con voi, di essere dei semini, come dice il nostro professore, capaci di diffondere nel nostro piccolo, nelle nostre relazioni, nei nostri gesti quotidiani, questa sensibilità, questo sogno: la pace”. Queste le parole dei ragazzi.
Cosimo Rodia ha spiegato storicamente cosa è successo sui confini orientali dell’Italia tra il 1943 e il 1947 e come abbiano influito negativamente i problemi internazionali all’indomani del secondo conflitto mondiale. Ovviamente le ambizioni, i pregiudizi, gli odi covati nel tempo hanno permesso atti di barbarie e la real politik ha imposto il silenzio nel richiedere soddisfazione dei responsabili.
Hanno concluso: Dario Macripò, Sindaco di Lizzano, che ha sottolineato come la tolleranza e la perequazione economica siano le vie maestre per una società più giusta, e Chiara Vantaggiato, Dirigente Scolastico, che ha sottolineato come la scuola debba giustamente insistere su un grande intervento educativo che parli di valori, proprio quelli che apparentemente sembrano banali e semplici, come essere buoni, belli nello spirito, solidali.
Ha concluso il Presidente del Centro, che oltre a ringraziare i ragazzi per l’impegno, le famiglie, tutto il direttivo, la Preside, l’amministrazione comunale, ha proposto, proprio per battere i pregiudizi che sono la benzina che accendono i fuochi dell’odio e della violenza, un progetto educativo integrato che coinvolga tutti all’unisono: scuola, ente pubblico, associazioni privati, per il bene di sé e dei propri figli.
Elena Manigrasso
In una sala gremita di genitori, docenti e alunni, un gruppo di studenti ha letto e presentato libri tematici, albi illustrati, poesie e testimonianze autonomamente ricercati, riferiti alle due grandi tragedie del secolo appena trascorso.
Sulla Shoah si potevano leggere tante testimonianze, ma i ragazzi coordinati dal Presidente del Centro, prof. Cosimo Rodia, hanno scelto di rappresentare il dramma ricorrendo alla narrativa.
Hanno letto, trascritta in forma dialogica “La storia di Erika”, di Ruth Vander Zee, illustrata da Roberto Innocenti, La Margherita editrice.
In seguito è stata letta una recensione del libro “Rosa Bianca”, scritto da Roberto Innocenti nel 1985 e ristampato nel 2008 dalla editrice La Margherita; con la nota critica si è dimostrato come si possa parlare di tragedia con leggerezza e semplicità anche ai bambini: tutto può essere spiegato loro, l’importante è trovare le parole giuste, i testi adeguati alla loro età. Ed è qui che si incastona la lettura espressiva di una classe prima, i cui alunni, adeguatamente alla loro età e con la giusta consapevolezza, hanno letto al pubblico in sala: APOLLONIA scritto da Lia Levi e illustrato da Emanuela Orciari.
Terminate le testimonianze sulla Shoah, gli studenti hanno dimostrato che nonostante le numerose tragedie che si sono susseguite nel corso della Storia, l’uomo ricade nei suoi stessi errori, non imparando dal male seminato e continuando a commettere crimini contro l’umanità.
Così hanno letto delle poesie e delle testimonianze di alcuni sopravvissuti allo sterminio delle Foibe. Documentazioni toccanti. La conclusione dei lettori è stata accolta con un silenzio religioso in sala, come se il pubblico non volesse essere distratto da niente e nessuno. Solo le parole dei ragazzi risuonavano chiare in sala: “Molti uomini credono che le proprie idee siano quelle giuste, quindi migliori e superiori alle altre, tanto da convincersi che gli altri non meritino rispetto. Queste esagerazioni portano al fanatismo ed a commettere cattiverie che non si possono narrare”, ha detto uno degli studenti.
E ancora: “L’ISIS oggi ci sta mostrando come sia possibile tornare indietro, ai famosi corsi e ricorsi della Storia. Non possiamo rimanere inerti mentre si perde il pensiero dell’uomo, dei grandi uomini che hanno seminato messaggi di pace. Estremisti di ogni colore utilizzano la religione, quale essa sia, come strumento per una vera e propria guerra santa, come tramite per giustificare atti feroci. Ora il problema è che bisogna certamente fermarli, ma nessuno può pensare che alla violenza si risponda con la violenza; bisognerà diffondere l’idea che il mondo si crea stando insieme, tendendosi la mano, e principalmente perdonando. Quindi se la Storia deve insegnare, dobbiamo sperare che già da piccoli cresca il desiderio di essere al di sopra del pregiudizio, per creare un mondo tranquillo e pacifico. In ogni caso NOI speriamo e impariamo a tendere la mano. Noi desideriamo essere buoni e vivere in un mondo buono; queste serate servono a riconfermare la promessa a non desistere dal nostro proposito; cercheremo noi, con voi, di essere dei semini, come dice il nostro professore, capaci di diffondere nel nostro piccolo, nelle nostre relazioni, nei nostri gesti quotidiani, questa sensibilità, questo sogno: la pace”. Queste le parole dei ragazzi.
Cosimo Rodia ha spiegato storicamente cosa è successo sui confini orientali dell’Italia tra il 1943 e il 1947 e come abbiano influito negativamente i problemi internazionali all’indomani del secondo conflitto mondiale. Ovviamente le ambizioni, i pregiudizi, gli odi covati nel tempo hanno permesso atti di barbarie e la real politik ha imposto il silenzio nel richiedere soddisfazione dei responsabili.
Hanno concluso: Dario Macripò, Sindaco di Lizzano, che ha sottolineato come la tolleranza e la perequazione economica siano le vie maestre per una società più giusta, e Chiara Vantaggiato, Dirigente Scolastico, che ha sottolineato come la scuola debba giustamente insistere su un grande intervento educativo che parli di valori, proprio quelli che apparentemente sembrano banali e semplici, come essere buoni, belli nello spirito, solidali.
Ha concluso il Presidente del Centro, che oltre a ringraziare i ragazzi per l’impegno, le famiglie, tutto il direttivo, la Preside, l’amministrazione comunale, ha proposto, proprio per battere i pregiudizi che sono la benzina che accendono i fuochi dell’odio e della violenza, un progetto educativo integrato che coinvolga tutti all’unisono: scuola, ente pubblico, associazioni privati, per il bene di sé e dei propri figli.
Elena Manigrasso

Commenti
Posta un commento
Commenti non moderati comportarsi civilmente