TAV Vicenza: l'ombra dei PFAS e il bluff della sostenibilità


C’è un cortocircuito logico e giuridico che viaggia alla stessa velocità dei treni che un giorno attraverseranno Vicenza.

 di

Erasmo Venosi 

È il paradosso di un’opera pubblica, la tratta ferroviaria Verona-Padova, presentata come il fiore all'occhiello della transizione ecologica e della mobilità sostenibile, ma che nei fatti rischia di trasformarsi in un enorme esperimento a cielo aperto sulla pelle dei cittadini. 

Mentre il territorio vicentino si trova a fare i conti con la drammatica certezza della contaminazione storica da PFAS e con lo spettro emergente di molecole simili come il PFBA nei terreni di cantiere , le istituzioni hanno eretto un vero e proprio muro di gomma. Cittadini, comitati locali e lo stesso Comune di Vicenza chiedono a gran voce l'attivazione immediata di una Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS). La risposta di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE)? Un secco e spregiudicato "no". 

Secondo i proponenti dell'opera e il Ministero, le semplici prescrizioni inserite nella Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sarebbero più che sufficienti a tutelare la popolazione. Una linea difensiva che non solo ignora la specificità clinico-sanitaria della VIS, ma che scavalca deliberatamente i massimi orientamenti del diritto italiano ed europeo, lasciando aperti quattro enormi buchi neri. 

 

Il paradosso delle polveri e l'effetto 2030

I modelli di simulazione dell'impatto atmosferico sono stati calcolati su limiti normativi ormai obsoleti. La nuova direttiva UE sulla qualità dell'aria, che scatterà nel 2030, dimezza di fatto i tetti massimi consentiti per le polveri sottili 

( PM₁₀, 𝑃𝑀2.5, NOx) 

Opera che impatterà sul territorio ben oltre il 2030 usando come benchmark i limiti attuali significa legalizzare un inquinamento che tra pochi anni sarà fuorilegge. Le simulazioni matematiche fatte dai consorzi costruttori  nascono quindi già "vecchie" e del tutto inadeguate a proteggere la salute dei vicentini. 

 Il doppio innesco chimico: PFAS e PFAB

Il cantiere insiste su una ferita già aperta — l'inquinamento da PFAS nel Veneto profondo. Le recenti analisi indipendenti condotte dai comitati territoriali (come l'Assemblea dei Boschi che Resistono e le reti Zero PFAS) hanno già rilevato la presenza di PFAS a catena corta, come il PFBA, proprio nei terreni e nei cantieri della TAV (ad esempio nella zona dei Ferrovieri). C'è il PFAS certo (eredità storica del disastro Miteni)  e c'è il rischio di PFAB o analoghi composti legati alle lavorazioni industriali e ai materiali di cantiere.

 L'illegalità formale: l'Osservatorio Ambientale Fantasma

L'Articolo 28 del Codice dell'Ambiente (D.Lgs. 152/2006) parla chiaro: per le opere sottoposte a VIA strategica deve essere istituito un Osservatorio Ambientale per vigilare sul rispetto delle prescrizioni, garantire la trasparenza dei dati e condurre il monitoraggio in corso d'opera . Il fatto che l'intera tratta Verona-Padova ne sia priva non è un simple ritardo burocratico; è una lesione del diritto alla trasparenza. In questo modo, il controllato finisce per coincidere con il controllore, e i cittadini si trovano costretti ad affidarsi a campionamenti autonomi per scoprire i contaminanti nei cantieri. 

 Protocollo Envision: sostenibilità o Greenwashing?

Il Protocollo Envision (gestito in Italia da ICMQ) nasce con ottimi propositi teorici negli USA per valutare la sostenibilità a 360° delle infrastrutture . Grandi stazioni e tratte RFI fanno a gara per ottenere i livelli Gold o Platinum. Ma che valore reale ha una certificazione di sostenibilità internazionale se l'opera sul territorio viola lo spirito dell'Art. 28 del Codice nazionale, non adegua i propri modelli ai limiti di salute del 2030 e scava in terreni contaminati da inquinanti eterni? Diventa uno scudo di relazioni pubbliche. Un bollino che serve ai fondi di investimento per dimostrare il rispetto dei criteri ESG, mentre i residenti respirano le polveri del cantiere. 

Lo schiaffo alla Consulta e alla Corte di Giustizia UE

La posizione di RFI e del MASE si scontra frontalmente con l'evoluzione della giurisprudenza costituzionale ed europea in materia di diritto alla salute: 

Il cambio di rotta della Corte Costituzionale: Le istituzioni sembrano rimaste ancorate alla vecchia narrazione della celebre sentenza sul caso Ilva del 2013, che tentava di bilanciare il diritto alla salute con le esigenze della produzione economica e strategica nazionale. Quella stagione è finita. La stessa Consulta ha smentito quel vecchio impianto, sancendo a più riprese (in linea con la storica sentenza n. 58/2018) che il diritto alla salute e all'ambiente sano è assoluto e preminente. Non può essere sacrificato di fronte a logiche di cantiere o a scadenze di investimento. 

I diktat della Corte di Giustizia UE: A livello sovranazionale, i giudici di Lussemburgo hanno ribadito in molteplici pronunciamenti che la tutela della vita e della salute umana è un limite invalicabile per gli Stati membri. Nessuna semplificazione burocratica o interesse infrastrutturale può derogare a questo principio. 

Derubricare la VIS a un inutile duplicato delle prescrizioni  VIA, mentre si usa il Protocollo Envision come foglia di fico per il marketing aziendale , rappresenta un azzardo politico e sociale. Quando i nodi normativi del 2030 verranno al pettine e le polveri si saranno depositate, l'unica certezza rimasta sul territorio rischia di essere, ancora una volta, quella dei danni alla salute pubblica. 

L'appello alle istituzioni locali

Il tempo delle mozioni è scaduto. Davanti al muro di gomma eretto dai ministeri e dai colossi societari e  ferroviario, la palla passa inevitabilmente a chi amministra Vicenza. Non è più il tempo delle mediazioni al ribasso o dei rinvii diplomatici. 

Il Sindaco, la Giunta e l'intero Consiglio Comunale hanno il dovere politico e morale di passare dalle dichiarazioni di principio alle azioni formali. Il Primo Cittadino è, per legge, la massima autorità sanitaria sul territorio comunale: una prerogativa che non può essere abdicata di fronte ai poteri commissariali delle grandi opere. 

Opportuno chiedere  all'Amministrazione Comunale di Vicenza di: 

  • Imporre uno stop cautelativo ai cantieri nelle aree in cui i carotaggi indipendenti evidenziano la presenza di inquinanti non censiti (come il PFBA) , fino a quando non sarà fatta piena chiarezza sulla sicurezza delle matrici ambientali. 
  • Promuovere un'azione legale congiunta, insieme agli altri comuni della tratta, per impugnare il diniego della VIS davanti alla giustizia amministrativa, sollevando la violazione dei dettami della Corte di Giustizia UE e della Corte Costituzionale. 
  • Pretendere l'immediata attivazione dell'Osservatorio Ambientale previsto dall'Art. 28 , rifiutando qualsiasi interlocuzione tecnica con i consorzi costruttori fino a quando non sarà ripristinata la legalità nei controlli terzi. 

Vicenza non può accettare di scambiare il proprio futuro epidemiologico con la velocità di un transito ferroviario. Le autorità locali escano dall'angolo: proteggano la città prima che i cantieri lascino un'eredità irreversibile. 

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