Due date per il destino di Taranto
Due date importanti che possono segnare il futuro di Taranto: domani incontro a Palazzo Chigi sul destino di Ilva e dopodomani a Milano si discute sulla sospensiva davanti alla Corte di Appello per lo spegnimento dell’area a caldo.
Triplo attacco alla sentenza della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio scorso.
I giudici hanno ordinato la sospensione dell’attività a
caldo entro 90 giorni. Immediata fu la reazione del ministro delle Imprese Urso
che parlò di riscrittura delle regole dopo la sentenza dei giudici milanesi.
Sentenza equilibratissima con la quale si subordinava la ripresa dell’attività dell’area a caldo, quindi altoforni, cokerie e agglomerato, solo a seguito della rimozione dell’amianto quantificato in due tonnellate.
Di certo non molti a livello di organi decisionali e di rappresentanza riescono a pensare la potenziale letalità di un siffatto quantitativo. Inoltre veniva chiesto l’adeguamento alle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) per le polveri sottili e ultrasottili (PM10 e PM 2,5). Un'AIA ottenuta nel settembre 2017 con scadenza agosto 2023 a causa dell’allineamento per l'attuazione del Piano Ambientale.
Alla scadenza machiavellicamente si attiva la procedura di riesame con valenza di rinnovo, consentendo allo stabilimento di continuare a operare temporaneamente in regime di proroga controllata durante le valutazioni ministeriali.
Il rinnovo ufficiale AIA a luglio 2025 con scadenza 2035. AIA, Piano Ambientale, Monitoraggio alla luce dell'esistenza e persistenza di rischi letali legati ad amianto e polveri rendono la sentenza della Corte d’Appello più che legittima e coerente con i modificati art. 9 e 41 della Costituzione e coerente con la sentenza n. 58 del 2018 con la quale la Corte ha chiarito che il limite insuperabile di qualsiasi bilanciamento è la tutela della salute e della dignità umana, che non possono mai essere sacrificate alle esigenze dell'economia o del profitto.
Questi pilastri costituzionali rendono dal mio punto di vista strumentali sia la sospensiva d’urgenza che il ricorso in Cassazione. Richiesta di sospensiva presentata sia da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria che da Ilva. Le argomentazioni giuridiche per il ricorso in Cassazione si basano sulla ristrettezza dei tempi tecnici per la rimozione dell’amianto e l’abbattimento strutturale delle polveri.
Nel ricorso si cita addirittura un danno irreparabile per l’azienda ma anche per lo Stato stesso. Una lva che ha assorbito e distrutto risorse pubbliche per 5 miliardi di euro!!
Ad essere precisi, circa 3,6 miliardi di euro spesi in 13 anni in aumenti di capitale (tramite Invitalia), finanziamenti diretti e prestiti ponte (incluso l'ultimo pacchetto da 390 milioni autorizzato nel 2026 per evitare il collasso produttivo).
Circa 750 milioni di euro erogati per la cassa integrazione straordinaria dei lavoratori dello stabilimento e dell'indotto. Sotto l'attuale regime di amministrazione straordinaria, lo stabilimento genera perdite strutturali stimate in circa 40 milioni di euro al mese a causa dei bassissimi volumi di produzione. Inoltre, ci sono i risarcimenti per danni ambientali, industriali e sanitari.
La causa contro ArcelorMittal è di 7 miliardi
La Corte d'Appello ha confermato condanne civili a carico della vecchia gestione Riva, quantificando (tra le varie sentenze) oltre 21 milioni di euro da corrispondere al solo Comune di Taranto per i danni d'immagine e materiali provocati alla città.
Infine, il “debito invisibile”, ovvero la spesa sanitaria pubblica sostenuta per curare le patologie legate all'inquinamento nei quartieri adiacenti alla fabbrica. Strategica sarebbe una fabbrica che importa la totalità delle materie prime energetiche e minerali, mentre il territorio locale contribuisce prevalentemente con i materiali estrattivi calcarei estratti dalle cave pugliesi.
Importa minerale di ferro dal Brasile e l'Australia. Il carbone fossile viene importato da paesi come Stati Uniti, Canada e Australia.
Carbone poi trasformato in coke all'interno dello stabilimento per essere usato come combustibile e agente chimico negli altiforni. Taranto fornisce direttamente alla produzione il calcare (proveniente dalle numerose cave della zona).
Ingigantiscono il problema occupazionale non solo per interessi di gruppi industriali ma anche per manifesta incapacità di usare i lavoratori previa formazione nei lavori di bonifica del sito di interesse nazionale (SIN) Taranto.
Inoltre esistono 17 progetti industriali per un valore di 2 miliardi di euro finalizzati ad assorbire una parte dei lavoratori di Ilva.
I progetti interessano otto comparti produttivi
Dalle grandi opere all’automotive, dalle energie rinnovabili all’alta tecnologia per i trasporti La riconversione non consumerà nuovo suolo, ma sfrutterà aree industriali strategiche per un totale di oltre 970 ettari disponibili.
Tra l’Ilva “ bonsai” delle appetibili lavorazioni a freddo e la produzione nel ciclo integrato dell’acciaio esistono le bonifiche e i 17 progetti.

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