Dalla carriera nell’hard al ritorno alla musica:

 

 Alex Palmieri e il comeback che non rinnega nessuna delle sue due vite 

Dopo sei anni, lontano dalla musica e una carriera nell’industria per adulti che gli ha dato la notorietà inseguita per anni sul palco, Alex Palmieri sceglie di tornare senza cancellare ciò che è stato. Nelle prossime settimane “Pay To Play” arriverà in versione unplugged, riportando al centro la voce; nel 2027 un nuovo progetto unirà suono, immagine e ricerca visiva

«Non voglio che la musica mi ripulisca dal porno. Voglio che le due cose possano convivere.»

Con queste parole, il cantautore, content creator per adulti e vincitore di un Grabby Award Alex Palmieri non cerca una seconda possibilità, né una versione più rassicurante di sé da riportare alla musica.

Dopo aver interrotto per anni la propria carriera artistica, creato una seconda vita professionale nel sex work e nell’industria per adulti e raggiunto proprio lì una notorietà mai ottenuta fino a quel momento, oggi sceglie di tornare senza cancellare nulla.

Nelle prossime settimane Palmieri pubblicherà una versione unplugged di “Pay To Play”, singolo che lo scorso maggio ha segnato il suo comeback discografico dopo sei anni di assenza.

Una scelta che nasce dall’esigenza di ricondurre il brano alla sua forma più essenziale e, soprattutto, di rimettere al centro la voce.

Perché negli ultimi anni, inevitabilmente, a precederla è stata soprattutto l’immagine.

Il corpo, l’esposizione, il lavoro nel settore adult, la celebrità conquistata anche fuori dall’Italia. Tutti elementi che Palmieri non intende rimuovere dal proprio percorso, ma che oggi non vuole siano gli unici attraverso cui venga letto.

«Ho sempre curato moltissimo l’immagine, i video, le performance, tutto ciò che circonda una canzone – racconta -. Fa parte del mio modo di fare musica e continuerà a farne parte. Ma questa volta sentivo il bisogno di togliere, invece che aggiungere. Di capire cosa rimane quando non c’è più niente a sostenere il brano se non la voce.»

L’unplugged arriva così come primo passaggio di una nuova fase artistica che porterà Palmieri, nel 2027, a presentare una release sulla quale sta già lavorando e che sarà accompagnata da una produzione video particolarmente curata, per tornare a concepire suono e visual come parti dello stesso linguaggio. Senza separare ciò che è stato da ciò che vuole costruire adesso; senza dover sacrificare una parte della propria identità per rendere l’altra più accettabile.

Cantante e performer prima, creator su OnlyFans, sex worker e attore nell’industria cinematografica per adulti poi. Due carriere apparentemente lontanissime che, nella sua storia, hanno continuato invece a rincorrersi e a condizionarsi.

La prima gli ha dato un sogno da inseguire per oltre quindici anni; la seconda quella stabilità economica e quella popolarità che con la musica, nonostante album, singoli, tour, apparizioni televisive e investimenti importanti, non era mai riuscito a consolidare.

Oggi Alex Palmieri non vuole scegliere quale delle due debba raccontarlo. Vuole che possano esistere entrambe.

«Per molto tempo ho pensato che, per tornare a scrivere canzoni, avrei dovuto in qualche modo separarle da tutto quello che è successo dopo – prosegue -. Oggi penso esattamente il contrario. Non rinnego il mio passato e non voglio renderlo più edulcorato per gli altri. Fa parte della persona che sono diventata. Ma non voglio nemmeno che sia l’unica cosa che gli altri riescono a vedere quando mi guardano.»

“Pay To Play” era stato immaginato come un vero prodotto pop: corpi, coreografie, sensualità, estetica dal forte richiamo anni Duemila e performance. Ed è proprio per questo che l’unplugged non rappresenta soltanto una rilettura del brano, perché togliergli la sua veste più scenica significa rinunciare, almeno per una volta, a uno degli elementi che Palmieri ha sempre considerato parte integrante della propria cifra artistica. Il motivo? Tornare a dove tutto è iniziato. Ma con una consapevolezza, una maturità e un’esperienza differenti.

Palmieri ha sempre avuto un rapporto quasi viscerale con la dimensione visiva dei propri progetti. Fin dagli inizi non si è limitato a interpretarli: ha immaginato videoclip, atmosfere, styling, movimento e fotografia come parti di un unico racconto.

Da bambino arrivò alla performance attraverso la danza, affascinato dalle grandi produzioni pop internazionali e da artisti capaci di trasformare una canzone in immagine, coreografia e spettacolo. Negli anni quella predisposizione è diventata uno dei tratti più distintivi del suo lavoro: Alex pensa visivamente prima ancora di salire su un set.

Questa volta, però, ha deciso di fare il contrario. Togliere, ridurre, lasciare il brano senza la struttura visiva che normalmente accompagna il suo universo artistico. E tornare alla voce.

«Volevo capire cosa sarebbe rimasto senza coreografia, senza un grande visual, senza qualcosa che distogliesse l’attenzione. Solo io e la canzone. Credo sia anche un modo per riappropriarmi della mia voce.»

Una parola, “riappropriarsi”, che nella storia di Palmieri finisce inevitabilmente per assumere un significato più ampio.

Per anni la sua immagine e il suo corpo sono stati strumenti centrali del suo lavoro. Prima nella musica, dove già giocava apertamente con sensualità e provocazione. Poi nell’adult entertainment, dove quello stesso corpo è diventato un prodotto professionale, portandolo dalle piattaforme online alle produzioni cinematografiche internazionali e fino al riconoscimento ai Grabby Awards.

Quando faceva musica, ha raccontato di aver investito tutto ciò che aveva pur di essere visto, arrivando a spendere decine di migliaia di euro per un videoclip e a vivere la visibilità quasi come una misura del proprio valore.

Oggi quella necessità sembra essersi ridimensionata.

Non perché abbia smesso di essere ambizioso, ma perché è cambiato ciò che considera un risultato.

«A vent’anni volevo essere famoso. Volevo vedere il mio nome ovunque perché pensavo che quello avrebbe dimostrato che ce l’avevo fatta. Oggi il successo, per me, è arrivare alle persone senza dover produrre una versione più conveniente di me stesso. Se qualcuno ascolta una mia canzone sapendo perfettamente cosa faccio e cosa ho fatto, e riesce comunque a riconoscersi in quello che sto raccontando, per me quello vale molto di più.»

Un cambio di prospettiva che nasce dal rifiuto dell’idea che, per poter essere riconosciuto nuovamente come artista, debba presentarsi ripulito da una parte della propria storia.

Non esiste un Alex Palmieri “prima” e uno “dopo” da mettere in competizione; esiste una persona che ha vissuto due carriere profondamente differenti e che oggi prova, per la prima volta, a farle convivere pubblicamente senza chiedere che una legittimi o nasconda l’altra.

Anche “Pay To Play”, dietro una produzione pop volutamente immediata, affonda le proprie radici in questo terreno: il rapporto tra desiderio e approvazione, il bisogno di essere guardati, il prezzo della visibilità e quella distanza paradossale che può crearsi tra l’essere osservati da moltissime persone e il sentirsi realmente visti.

L’unplugged porta quella riflessione un passo oltre. Il corpo rimane, la storia rimane, ma per qualche minuto, la voce torna protagonista assoluta, e con lei la possibilità che ogni ascoltatore lasci affiorare le proprie immagini, senza che siano già orientate da una rappresentazione definita.

Dopo anni trascorsi a inseguire continuamente il risultato successivo, Alex Palmieri vuole concedersi il tempo necessario per creare un progetto in cui musica, fotografia, performance e linguaggio visivo possano coesistere fin dall’inizio, anziché essere assemblati a posteriori intorno a una release.

«Quello che farò il prossimo anno voglio costruirlo bene – conclude -. Non mi interessa pubblicare tanto per poter dire di essere tornato. Per molti anni ho vissuto una corsa continua, con la sensazione che ogni uscita dovesse finalmente cambiare qualcosa. Oggi non voglio più lavorare così. Voglio creare qualcosa che mi rappresenti davvero e prendermi il tempo necessario per farlo.»

Il suo ritorno passerà anche dal palco. Venerdì 9 ottobre si esibirà agli Infinity Awards di Torremolinos, a Malaga, prima data di un nuovo tour europeo che lo riporterà dal vivo anche fuori dall’Italia. Le prossime tappe saranno annunciate nel corso delle settimane attraverso i suoi canali social.

È da qui che Palmieri guarda al 2027: senza cancellare ciò che è stato, senza separare più le parti del proprio percorso e con l’intenzione di tornare a fare musica nel modo che sente più vicino a sé.

L’unplugged di “Pay To Play” anticipa questo passaggio, togliendo tutto ciò che, negli anni, ha contribuito a definire l’immagine di Alex Palmieri e lasciando in primo piano ciò da cui, prima di ogni altra cosa, era partito: una canzone e una voce.

Biografia.


Alex Palmieri, all’anagrafe Alessandro Palmieri, è un cantautore e performer italiano. Nato nel 1991, si avvicina molto presto alla danza e alla performance, sviluppando fin dall’inizio un interesse particolare per tutto ciò che ruota attorno alla costruzione visiva di un progetto musicale: coreografie, videoclip, styling, immagine e presenza scenica. 

Debutta giovanissimo e crea negli anni un percorso indipendente che lo porta a pubblicare un EP, tre album e oltre venti singoli, oltre a esibirsi in numerosi live e tour tra Italia ed Europa. Partecipa a programmi televisivi come Social King su Rai 2 e Rai Gulp, prende parte a diversi Pride e nel 2019 rappresenta l’Italia all’Europride. 

Nel 2020 decide di interrompere la carriera musicale dopo circa quindici anni vissuti quasi interamente attorno al proprio progetto artistico. Una scelta maturata al termine di un percorso nel quale aveva investito tempo, risorse e gran parte della propria identità personale, senza però riuscire a trasformare la visibilità ottenuta in una stabilità professionale. 

Dal 2021 apre un nuovo capitolo della propria vita nel mondo dei contenuti per adulti. Inizia come creator su OnlyFans e successivamente entra nell’industria cinematografica hard internazionale, lavorando anche per produzioni statunitensi. 

In pochi anni raggiunge una notorietà più ampia di quella ottenuta attraverso la musica e conquista un riconoscimento ai Grabby Awards, diventando il primo italiano a vincere il premio per la miglior scena dell’anno. Nel 2026 torna alla musica con “Pay To Play”, brano autobiografico che mette in relazione desiderio, immagine, esposizione e identità senza separare la nuova carriera dal percorso artistico precedente. 

Il ritorno non nasce infatti dalla volontà di cancellare ciò che è accaduto negli anni lontano dalle scene, ma dalla scelta di far convivere apertamente esperienze che fino a quel momento erano appartenute a due mondi distinti. 

La ricerca visiva resta centrale nel suo modo di concepire la musica. Palmieri segue personalmente l’immaginario dei propri progetti e considera videoclip, movimento, fotografia, styling e performance parti dello stesso racconto.

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