Cos’è rimasto della rivoluzione sognata da Grillo?
Ha ragione Beppe Grillo : della sua rivoluzione non resta nulla, se non macerie fumanti Un vecchio blog logoro che non aprivamo da anni, qualche reduce pronto a sventolare la vecchia bandiera per racimolare voti, idee folli accanto ad altre sensate e un simbolo destinato a finire in tribunale al miglior offerente. Grillo ha ragione nel suo sproloquio un po’ senile e sempre più stanco, ma ha anche torto: quella rivoluzione era aria fritta, fatta della stessa materia dei sogni, un impasto di insulti da bar e piccoli risentimenti. Un programma smisurato che voleva abolire i partiti e, di fatto, la democrazia come la conosciamo, per sostituirla con il partito unico del «popolo», affidato a «portavoce» automi manovrati dai burattinai della piattaforma «Rousseau». Era una rivoluzione populista e tecnocratica, nata dalla furia creativa di un comico visionario e di Gianroberto Casaleggio , informatico atteggiato a profeta. Due vecchi amici avevano intercettato l’eterna insoddisfazion...