A 180 anni dal brevetto, il sax torna a unire mondi diversi
Il ventisettenne musicista romano li riunisce in un
progetto pop ed elettronico che intreccia Conservatorio, canto, danza e
drammaturgia
Quando Adolphe Sax brevettò il sassofono nel 1846, il jazz,
il pop e la musica elettronica non esistevano ancora. Il suo strumento,
concepito per colmare la distanza sonora tra legni e ottoni, avrebbe trovato la
propria identità proprio nei linguaggi musicali che sarebbero nati molti anni
più tardi, attraversando epoche, continenti e culture fino a diventare una
delle presenze più inconfondibili della storia della musica.
A centottant’anni da quel brevetto, il ventisettenne
musicista romano Daniele Dominici, in arte Albasax riparte
proprio dalla natura ibrida dello strumento, riunendo sei differenti sassofoni
e rendendoli protagonisti di “ACTVS PRIMVS”, un progetto pop ed
elettronico concepito come un’opera cinematografica divisa in atti, saghe e
capitoli, nella quale la musica genera le scene anziché accompagnarle.
Il primo capitolo è “Follie di Joker”, il nuovo
singolo disponibile dal 15 settembre, accompagnato dal videoclip ufficiale.
Sei sax, una voce e un corpo di ballo: Albasax canta, danza,
produce, cura personalmente i visual e la direzione musicale e affida al
sassofono una funzione che nel pop gli viene riconosciuta raramente,
trasformandolo nel perno sonoro e visivo attorno al quale si articola l’intero
progetto.
È uno dei pochi giovani performer italiani a riunire in
un’unica produzione pop le sei tipologie maggiormente diffuse della famiglia
del sassofono, utilizzandole come differenti estensioni della voce, del corpo e
del personaggio.
Adolphe Sax aveva immaginato una famiglia composta
originariamente da quattordici strumenti, progettati in dimensioni e registri
diversi. Nel tempo, sei tipologie si sono imposte nella pratica musicale:
sopranino, soprano, contralto, tenore, baritono e basso.
Cambiano l’estensione, il timbro, le proporzioni e la
quantità di respiro richiesta, ma resta comune l’intuizione dalla quale
nacquero: ottenere la potenza degli ottoni conservando la duttilità dei legni,
creando un suono capace di occupare una posizione che, fino a quel momento,
nessun’altra famiglia strumentale riusciva a coprire interamente.
Il sassofono appartiene infatti alla famiglia dei legni
perché il suono viene generato attraverso l’ancia, nonostante il corpo sia
realizzato in ottone. La sua stessa struttura contiene quindi una
contraddizione apparente, una natura intermedia che gli ha permesso di trovare
casa in territori musicali lontanissimi tra loro. Nato per colmare un vuoto
nell’organico bandistico e orchestrale, avrebbe raggiunto la piena popolarità
attraverso il jazz e, successivamente, il pop: linguaggi che si sarebbero sviluppati
pienamente soltanto dopo la morte del suo inventore, avvenuta nel 1894.
Lo strumento nato per unire mondi diversi torna così a farlo
centottant’anni dopo. Nel lavoro di Albasax collega il Conservatorio al club,
l’acustica all’elettronica, la disciplina del jazz all’immaginario pop, il
musicista al performer, il suono alla coreografia e il concerto alla
drammaturgia.
Quella stessa natura irregolare attraversa tutta l’identità
di “ACTVS PRIMVS”, il nuovo capitolo artistico con il quale Daniele Dominici
sceglie di superare le classificazioni che tradizionalmente separano
strumentisti, cantanti, autori, produttori e interpreti. La sua formazione non
viene abbandonata per avvicinarsi al pop, ma diventa il fondamento tecnico di
un linguaggio nel quale ogni elemento, dalla scrittura musicale alle luci,
concorre alla costruzione di una narrazione complessiva.
Nato a Roma l’8 maggio 1999, Albasax studia musica dall’età
di otto anni. Dopo un lungo percorso nelle orchestre jazz italiane, si diploma
in sassofono jazz al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma e prosegue la
propria formazione con gli studi magistrali in Scritture e produzioni per lo
spettacolo, scelti per approfondire la drammaturgia teatrale e trasferirne i
codici all’interno della propria musica.
Il suo percorso si sviluppa tra Roma, Londra e Ibiza, tre
città che hanno contribuito in maniera differente alla definizione del
progetto: Roma rappresenta la formazione accademica e teatrale, Londra il
confronto con un mercato musicale internazionale, Ibiza la relazione con
l’elettronica e con una concezione dello spettacolo fondata sul dialogo tra
musica, movimento e dimensione visiva.
“ACTVS PRIMVS” nasce da questo incontro e adotta la
struttura di un’opera per capitoli. Ogni uscita è pensata come la prosecuzione
di una storia più ampia, dotata di personaggi, ambientazioni, coreografie e un
impianto sonoro identitario. La scelta del latino nel titolo richiama la
scansione teatrale degli atti, ma introduce anche una scelta: ciò che viene
presentato con “Follie di Joker” non è un episodio isolato, bensì l’apertura
formale di un racconto destinato a proseguire.
Nel videoclip ufficiale di “Follie di
Joker”, presentato in anteprima nazionale su Sky TG24, Albasax
interpreta il Joker, mentre la ballerina Nicole Vinci assume il ruolo di Harley
Quinn. Le coreografie e la direzione artistica sono curate nei minimi dettagli
dallo stesso Albasax insieme al coreografo Daniele Ingrassia, con il quale
l’artista ha lavorato quotidianamente per mesi alla preparazione dello show e
dell’intero impianto visivo.
Anche il personaggio del Joker viene sottratto alla sua
raffigurazione più prevedibile, non rappresentando semplicemente la follia, il
disordine o il richiamo cinematografico attorno al quale generare un certo tipo
di estetica, ma diventando il volto della parte più complessa e ferita di sé,
quella con cui spesso si rifiuta di dialogare e che si tenta di nascondere
dietro risposte rassicuranti.
Nel testo tornano ossessivamente le domande «Come stai?»,
«Cosa fai?», «Dove vai?», «Sei nei guai?», espressioni che, invece di aprire
uno spazio di ascolto, possono ridursi a formule di circostanza alle quali ci
si sente comunque obbligati a rispondere, anche quando raccontare la verità
richiederebbe un tempo, un’attenzione e una disponibilità che non sempre si è
certi di trovare.
Il protagonista si osserva allo specchio e incontra un
abisso, trascina le ossa durante notti nelle quali il senso sembra perduto,
attraversa pareti sature di segreti e discorsi mai pronunciati. Il Joker assume
così la funzione di un alter ego al quale attribuire ciò che non si riesce a
mostrare, fino al passaggio conclusivo in cui la prospettiva cambia
radicalmente: quella presenza non viene sconfitta né cancellata, ma
riconosciuta e abbracciata.
«Per anni la parola “folle” mi è stata rivolta come se
credere fino in fondo nella musica fosse qualcosa da ridimensionare –
racconta Albasax –. Con questo brano ho voluto riprendere quella definizione
e darle un significato differente. Il Joker non rappresenta soltanto il caos: è
la parte di noi che nascondiamo quando fingiamo di stare bene, quella che
allontaniamo perché ci mette a disagio. Alla fine del brano non provo a
eliminarla, ma scelgo di stringerla a me. Per me è da lì che comincia “ACTVS
PRIMVS”.»
La maschera, elemento centrale della tradizione teatrale,
consente ad Albasax di parlare di sé senza ricorrere a una rappresentazione
strettamente autobiografica. Il personaggio diventa uno spazio scenico nel
quale far convivere il timore di non riuscire e l’ambizione, la disciplina e il
caos, il bisogno di mantenere il controllo e la scelta di affidarsi,
restituendo al termine “follia” il significato di una decisione compiuta contro
ciò che gli altri considerano ragionevole o possibile.
«Ho sempre messo la musica davanti a ogni altra cosa e spesso mi è stato detto che avrei dovuto seguire regole già stabilite – conclude –. Ho preferito studiarle, comprenderle e poi trovare la mia strada. “Follie di Joker” rappresenta una rivalsa nei confronti di chi, negli anni, ha considerato folle la dedizione con cui ho costruito questo percorso.
Non mi interessa piacere indistintamente a tutti; mi interessa che una persona
possa riconoscersi in queste parole e smettere di provare vergogna per una
parte di sé che merita invece di essere ascoltata.»
Il progetto regala così anche nuova centralità alla
dimensione fisica della musica. Nel sax il suono nasce dal respiro, viene
modellato dall’imboccatura, dalla pressione, dalla postura e dal movimento del
corpo. Albasax trasferisce questa componente sul piano della performance,
scegliendo di non rimanere fermo dietro lo strumento, ma cantando, danzando e
attraversando la scena insieme al corpo di ballo, lasciando che musica e
coreografia diventino parti della stessa interpretazione.
La preparazione vocale è affidata alla vocal coach Monica
Magnani, presente anche nei cori del brano, mentre la produzione è curata da
Ainoo Joel insieme allo stesso Albasax, autore, compositore, coproduttore e
polistrumentista. L’intero progetto è sviluppato con Drama World
Records, l’etichetta discografica fondata dall’artista per riunire
all’interno di una struttura indipendente la produzione musicale,
l’elaborazione visiva e la futura costruzione dello spettacolo.
“ACTVS PRIMVS” è stato pensato fin dalle fondamenta per
avere un respiro internazionale; una decisione che assume un significato
particolare in una fase nella quale la musica italiana sta ampliando la propria
presenza fuori dai confini nazionali.
Secondo i dati diffusi da FIMI, nel 2025 le
royalties generate all’estero dal repertorio italiano hanno superato i 32
milioni di euro, registrando una crescita del 13,9% rispetto all’anno
precedente e del 180% in confronto al 2020. Il digitale rappresenta l’88% dei
ricavi prodotti dall’export musicale italiano.
È all’interno di un mercato sempre più aperto alla
diffusione internazionale che Albasax ha scelto di sviluppare il
progetto tra Italia, Regno Unito e Spagna, con l’obiettivo di proseguirlo
anche attraverso brani in altre lingue e di portarlo sui palchi e nei festival
elettronici internazionali.
La dimensione live seguirà infatti due direzioni parallele:
da una parte, uno show strutturato in atti, con visual realizzati personalmente
dall’artista, scenografie, corpo di ballo e una direzione musicale concepita
per condurre lo spettatore all’interno dell’intera storia; dall’altra, una
formazione destinata ai festival di musica elettronica, nella quale Albasax
unirà canto, sax suonati dal vivo e console da DJ, accompagnato da due
ballerini impegnati in coreografie originali costruite sui remix dei brani.
A centottant’anni dalla sua invenzione, il sassofono
continua dunque a occupare uno spazio difficile da delimitare. È nato tra legni
e ottoni, ha trovato nel jazz una voce che il suo inventore non avrebbe potuto
prevedere e oggi entra nell’elettronica conservando il respiro che lo genera.
Albasax riparte da questa natura irregolare, non utilizzando
lo strumento per accompagnare il progetto, ma costruendo il progetto intorno
allo strumento.

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