Carburanti, WWF: il governo scimmiotta il “drill, baby, drill” di Trump


Ma l’Italia non è il Texas. Dopo l’estate più calda mai registrata, il Governo semplifica la strada per petrolio e gas: un favore alle lobby fossili, un danno ambientale ed economico per gli italiani

L’ennesimo decreto contro il caro-carburanti contiene un paradosso difficile da spiegare agli italiani: con la “semplificazione fossile”, il Governo continua usare risorse pubbliche per contenere il prezzo del gasolio e, nello stesso provvedimento, accelera le procedure per estrarre più petrolio e gas cosiddetto nazionale. Da una parte, si tenta di tamponare il costo della dipendenza dai fossili e, dall’altra, si fanno scelte che rischiano di prolungare tale dipendenza il più possibile, senza portare vantaggi diretti e reali in termini energetici. Per il WWF tutto questo è semplicemente insensato.


Il conto ambientale è già davanti ai nostri occhi. Quella appena trascorsa è stata l’estate più calda mai registrata in Italia nella serie storica del CNR. Eppure, il Governo accelera sull’estrazione di petrolio e gas cosiddetti nazionali che però non sono nazionalizzati ma acquistati dal GSE, e sono principali responsabili – insieme al carbone - del riscaldamento globale, aggiungendo nuove pressioni su territori ed ecosistemi. Una scelta difficile da spiegare in termini di benefici per il Paese e per di più opposta alle indicazioni della comunità scientifica, agli impegni climatici europei e internazionali e agli articoli 9 e 41 della Costituzione.


E a rendere questa scelta ancora più insensata c’è un fatto inequivocabile: l’Italia non è il Texas. Il nostro Paese dispone di risorse di petrolio e gas troppo limitate per pensare di conquistare l’indipendenza energetica con nuove trivellazioni: quasi tutto il gas e il petrolio che consumiamo arrivano dall’estero. 

Qualche nuovo pozzo non cambierà questa realtà, non abbasserà i prezzi internazionali e non proteggerà le tasche degli italiani dalla prossima crisi. Le riserve di idrocarburi nel sottosuolo e nelle acque territoriali italiane sono limitate, bastano più o meno per un anno, a voler essere ottimisti. Ma soprattutto, sono delle compagnie che li estraggono, e per il gas lo Stato agisce da acquirente secondo una logica di prezzi che va a vantaggio delle compagnie (gas realease). 

Per questo il provvedimento del governo appare solo una mossa elettorale per ingraziarsi le lobby fossili.


Il “Drill, baby, drill”, in ogni caso, non è una politica energetica: è propaganda fossile. Non garantisce prezzi bassi e scimmiottarlo proprio in Italia è semplicemente insensato. La vera sicurezza energetica si costruisce azzerando il consumo di petrolio, carbone gas: accelerando sulle rinnovabili, sull’efficienza energetica e sull’elettrificazione. È così che si riducono insieme emissioni, dipendenza dall’estero e l’esposizione di famiglie e imprese alle crisi dei prezzi.


C’è poi una contraddizione politica difficile da ignorare. Nel 2016 Giorgia Meloni sosteneva il referendum sulle trivellazioni dichiarando “basta alle trivellazioni, basta con l’inquinamento del nostro mare”. Oggi il suo Governo accelera le procedure estrattive. Dieci anni dopo, petrolio e gas non sono diventati più puliti: è la crisi climatica a essere diventata più grave. Una contraddizione sulla quale è legittimo chiedere di fare chiarezza.


“Dopo l’estate più calda mai registrata in Italia, accelerare su petrolio e gas è una scelta incomprensibile. La crisi climatica sta già presentando il conto ai cittadini, ai territori e agli ecosistemi: continuare a investire sulle fonti che la alimentano significa rendere quel conto ancora più pesante. 

E non ci renderà neppure più sicuri o indipendenti. Dopo l’ennesimo decreto bisogna cambiare strada: aiutare direttamente chi soffre per i rincari e ridurre la dipendenza dai fossili, non accelerare le trivelle. Altrimenti il vantaggio resta all’industria fossile e il doppio conto, ambientale ed economico, agli italiani” dichiara il WWF Italia.


Un governo responsabile ritirerebbe le norme che accelerano nuove attività di ricerca ed estrazione di petrolio e gas. Per questo invitiamo tutte le forze politiche attente alle esigenze degli italiani e non a quelle delle lobby fossili a opporsi in Parlamento alla “semplificazione fossile”. Non c’è alcun interesse nazionale nel prolungare la dipendenza da fonti che espongono il Paese alle crisi internazionali, aggravano quella climatica e danneggiano le tasche degli italiani

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