Un album chiuso in un cassetto
Tommaso Bebi per quasi vent’anni un dirigente del Tech e la “bella fregatura” di ricominciare
Manager nel settore Tech e padre, per quasi vent’anni ha
lasciato che la musica restasse ai margini di una vita scandita da lavoro,
responsabilità e aspettative.
Oggi torna a scrivere partendo proprio dal momento in cui
una fase si conclude e bisogna decidere cosa fare della successiva. “Che
fregatura!” di Tommaso Bebi è un brano sulla fine dell’estate che, in realtà, parla
soprattutto di quando siamo costretti a ricominciare
Per quasi vent’anni ha fatto quello che pensava di dover
fare.
Ha studiato, consolidato una carriera nel Tech, lavorato tra
Roma e Milano, è diventato manager e padre. Nel frattempo, un album registrato
da ragazzo è rimasto chiuso in un cassetto. Poi, a 38 anni, ha deciso che una
vita adulta non deve necessariamente coincidere con una vita già decisa.
Oggi, Tommaso Bebi, pubblica “Che fregatura!”,
il suo nuovo singolo disponibile su tutti i digital store.
Ascolta il brano.
Il titolo sembra annunciare una lamentela, ma la canzone fa
esattamente il contrario.
La storia di Tommaso Bebi è quella di un uomo che la ripartenza l’ha scelta davvero: per questo, settembre, nel brano non collima semplicemente con il ritorno dalle vacanze: diventa il momento in cui ci si accorge che qualcosa è finito e bisogna decidere se limitarsi a rimpiangerlo oppure usare quello spazio per cambiare direzione.
Ci sono l’odore di salsedine che si impregna nei ricordi
mentre si torna in ufficio, la campanella della scuola che nel testo finisce
per suonare anche sul luogo di lavoro, i propositi che ricominciano
puntualmente insieme alle abitudini che avevamo promesso di cambiare. Ma
soprattutto, c’è quel particolare fastidio che si prova nel sentirsi con «metà
corpo ancora in mare» e l resto perso tra la gente, riconsegnato senza
preavviso alla quotidianità.
Ma settembre riguarda un passaggio ben più ampio del calendario; perché non arriva soltanto dopo la fine di agosto, ma è la misura di tutte quelle volte in cui una stagione della nostra vita si chiude mentre non abbiamo ancora ben capito come entrare in quella successiva. Succede con un’estate, ma anche con un lavoro, un’età, una versione di noi stessi che fino a poco prima sembrava definitiva.
Ed è proprio in questa terra di mezzo che “Che fregatura!”
trova il suo habitat naturale: ciò che finisce lascia inevitabilmente qualcosa
dietro di sé, ma apre anche uno spazio che prima non c’era.
Uno spazio che troppo spesso ci affrettiamo a riempire, come
se trovarsi davanti ad una pagina nuovamente bianca fosse qualcosa da temere. E
invece, prima di intingere ancora una volta la penna nel calamaio della vita e
ricominciare a scrivere frettolosamente nuovi capitoli, forse dovremmo
concederci il tempo di capire quale storia vogliamo davvero mettere su quella
pagina.
E per Tommaso Bebi, figlio della generazione che ha fatto
tutto “come si doveva”, quella cresciuta con l’idea che certe tappe andassero
rispettate, quella pagina bianca è arrivata dopo anni trascorsi a scrivere
soprattutto ciò che sembrava giusto scrivere: studio, lavoro, carriera,
famiglia, responsabilità. La musica, invece, è rimasta a margine, come una
frase iniziata e mai davvero conclusa.
Classe 1988, nato a Poggibonsi (SI) e cresciuto ad Arezzo, conosce bene la distanza che può crearsi tra ciò che si desidera e ciò che, crescendo, si finisce per considerare prioritario. Durante gli anni universitari registra un intero album, “Solo un’utopia”. Non lo pubblicherà. Rimarrà lì, tra quei progetti che si rimandano prima a un momento migliore, poi a un’età diversa, infine a un futuro che rischia di non arrivare mai.
Nel
frattempo la sua vita prende un’altra direzione. Roma, Milano, il lavoro, una carriera
manageriale nel settore tecnologico e i ritmi di un percorso professionale
tracciato con continuità. Oggi Tommaso è direttore di una realtà Tech che
integra intelligenza artificiale e componente umana nella gestione della
comunicazione e dei processi aziendali. Un osservatorio professionale
privilegiato su una tecnologia che sta ridisegnando il modo in cui lavoriamo,
comunichiamo e produciamo contenuti.
Eppure, proprio mentre l’intelligenza artificiale entra
sempre più profondamente nel suo lavoro quotidiano, c’è qualcosa che Tommaso
continua a tenere fuori da qualsiasi automatismo: la musica. Per anni, però,
l’ha lasciata fuori anche dall’agenda.
A cambiare qualcosa è stata la nascita della sua prima figlia.
È in quel momento che la domanda “ho ancora tempo per
farlo?” è diventata, nella sua mente, “perché continuo a non farlo?”.
Da lì, il ritorno alla scrittura; un ritorno consapevole e
lontano dal desiderio adolescenziale recuperato fuori tempo massimo, dal
rifiuto della vita costruita fino a quel momento e dall’ennesima storia in cui
qualcuno decide di abbandonare tutto per inseguire una promessa di successo.
Tommaso non lascia il proprio lavoro, non rinnega la
carriera e non cancella ciò che ha creato con tanta dedizione. Smette,
semplicemente, di accettare che una sola parte della propria identità debba
occupare tutto lo spazio disponibile.
Perché esiste una generazione adulta che ha imparato molto
bene a studiare, lavorare, produrre, assumersi responsabilità e rispettare
scadenze, ma che a un certo punto comincia a interrogarsi sul prezzo pagato per
mantenere in ordine ogni cosa.
Ecco, Tommaso Bebi è l’uomo che a 38 anni ha cominciato a
interrogarsi su quante versioni di sé aveva sacrificato alla vita adulta, e che
sta raccontando musicalmente cosa succede quando si decide di recuperarle.
Prima il singolo “37 e mezzo” - il cui titolo giocava sulla
doppia lettura dell’età e dello stato febbrile, una sorta di temperatura
simbolica capace di alterare per un momento la disciplina con cui un adulto
impara a gestire e tenere insieme tutto -, poi una nuova partenza. Una presa di
coscienza scaturita proprio dall’istante in cui il senso del dovere rischiava
di trasformarsi in automatismo.
Se il brano precedente rifletteva sulla necessità di rompere
uno schema, con “Che fregatura!” Tommaso osserva ciò che accade dopo, perché
ricominciare non significa necessariamente compiere un’azione clamorosa. Molto
più spesso significa tornare nella stessa vita con uno sguardo completamente
rinnovato.
“Che fregatura!”, da questo punto di vista, infatti non è
una canzone nostalgica sugli ultimi giorni di agosto, ma un brano che guarda
alla fine come a un punto di ripartenza.
La spiaggia, gli amori estivi, le amicizie nate tra gli
ombrelloni, i falò, le feste in riva al mare e la libertà di giornate in cui il
tempo non è scandito da cartellini da timbrare, riunioni e videocall, lasciano
d’improvviso spazio al freddo, al cappotto sopra l’abbronzatura sbiadita, alla
palestra che avremmo dovuto ricominciare, ai propositi e a un diario ancora
bianco. Ma in mezzo a questo ritorno alla realtà, l’artista ci ricorda che «A
cambiare è la tua vita, non la musica che hai in testa», ed è lì che la
fregatura diventa “bella”.
Perché quello che sembra soltanto un ritorno alla normalità
contiene anche la possibilità di modificare qualcosa.
Un nuovo incontro, un progetto rimandato, una decisione.
Persino un altro errore. Perché non si tratta di riuscire sempre, ma di
concedersi ancora la possibilità di tentare. Avendo più coraggio, e tenendo
sempre a mente che crescere non significa smettere di cambiare.
Forse è proprio questa porta sul cambiamento che “Che
fregatura!” lascia aperta: non la promessa che ogni nuovo inizio andrà bene, ma
la possibilità di non considerare definitiva una vita soltanto perché, fino a
quel momento, in qualche modo, ha funzionato.
Tommaso Bebi lo ha sperimentato a 38 anni, tornando a una
passione, quella per la musica, che aveva lasciato in sospeso quasi vent’anni
prima. E allora resta una domanda, forse la stessa che prima o poi dovremmo
rivolgere anche a noi stessi: se oggi incontrasse il ragazzo che registrò
l’album “Solo un’utopia” e poi decise di chiuderlo in un cassetto, che cosa gli
direbbe?
E soprattutto: che cosa diremmo noi alla versione di noi stessi che, anni fa, ha smesso di aspettarci?
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