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Non spegni il sole se gli spari addosso

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  Il Basket Beats Borders da Beirut a Torino Esistono fiori in natura, capaci di resistere a qualunque tipo di intemperia o condizione estrema. Addirittura ci sono fiori capaci di nascere laddove non sarebbe possibile, dove nessuno scommetterebbe più anche solo un centesimo. Il popolo Palestinese è questo, o almeno, questo è ciò che da sempre ho visto e avuto modo di sperimentare. Anche nei luoghi più angusti, contro chi, in Palestina e in giro per il mondo, li vorrebbe zittire, sotterrare ed eliminare, loro sono capaci di seminare e far nascere fiori resistenti, magnifici e difficili da estirpare. Fiori di resistenza che lasciano a bocca aperta. E’ un po’ questa la storia che vi voglio raccontare: una storia di resistenza che nasce in un luogo, il campo profughi di Shatila, nato dall’ingiustizia (la prima nakba del 1948 ) e teatro di uno dei massacri più efferati e disumani, la strage di Sabra e Shatila del 1982 . Un luogo che oggi è teatro dell’oppressione Sionista Israeli...

Il grido di Tiro: il Libano arde, il mondo tace e il male vince

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  Ascoltate.  Sentite il rombo dei caccia israeliani che squarciano il cielo di Tiro , quella città che ha visto nascere la civiltà stessa, dove Fenici e Greci camminarono sulle stesse pietre che ora si sgretolano sotto le bombe. Tremila anni di storia ridotti in polvere.  Tremila anni di memoria cancellati in un istante. E mentre il fuoco divora le case, le moschee, le chiese, i templi di un popolo che ha resistito a tutto — ai Persiani, ai Romani, ai Crociati, il mondo guarda altrove. Perché? Perché il male, quando è organizzato, quando è finanziato, quando è potente, non ha bisogno di nascondersi. Si pavoneggia. Si nutre della nostra indifferenza.  Israele non sta combattendo una guerra. Sta compiendo un genocidio.   E lo fa con la stessa metodicità con cui un macellaio sgozza il bestiame: prima li avverte di scappare, poi li bombarda mentre fuggono, poi spiana ciò che rimane con i bulldozer, e infine pianta la sua bandiera su terra rubata. È la stess...

Pornografia geopolitica

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Conferenza internazionale convocata nel luglio 1938 per affrontare la crisi dei rifugiati ebrei in fuga dalla Germania nazista. (Foto di Wikimedia Commons) Come l’accordo USA-Iran è diventato l’ennesimo racconto seriale mentre la guerra continua a Gaza, in Libano e in Cisgiordania La firma è imminente. La firma è saltata. La firma è rinviata. La firma è vicina. Anzi, no, la firma è sospesa. E la Svizzera può attendere. Da giorni il racconto dell’accordo tra Stati Uniti e Iran procede come una serie televisiva costruita attorno all’attesa del prossimo episodio. Nel frattempo, Gaza continua a contare i morti, il Libano continua a essere bombardato e la Cisgiordania continua a essere smantellata pezzo dopo pezzo. È la pornografia geopolitica del nostro tempo: la trasformazione dell’incertezza in spettacolo e della crisi in prodotto di consumo mediatico. Così, mentre analisti e commentatori cercavano di interpretare ogni segnale come decisivo, la realtà sul terreno ha continuato a seguire ...