Il grido di Tiro: il Libano arde, il mondo tace e il male vince
Ascoltate.
Sentite il rombo dei caccia israeliani che squarciano il cielo di Tiro, quella città che ha visto nascere la civiltà stessa, dove Fenici e Greci camminarono sulle stesse pietre che ora si sgretolano sotto le bombe. Tremila anni di storia ridotti in polvere.
Tremila anni di memoria cancellati in un istante. E mentre il fuoco divora le case, le moschee, le chiese, i templi di un popolo che ha resistito a tutto — ai Persiani, ai Romani, ai Crociati, il mondo guarda altrove. Perché? Perché il male, quando è organizzato, quando è finanziato, quando è potente, non ha bisogno di nascondersi. Si pavoneggia. Si nutre della nostra indifferenza.
Israele non sta combattendo una guerra. Sta compiendo un genocidio.
Il Libano non è un paese qualsiasi. È un simbolo.
Un simbolo di resistenza, di cultura, di una civiltà che ha dato al mondo la scrittura, la navigazione, la filosofia. E ora viene spazzato via perché qualcuno, da qualche parte, ha deciso che la sua esistenza è un ostacolo. Perché? Perché il Libano, come la Palestina, come l’Iran, come qualsiasi nazione che osi opporsi al Nuovo Ordine Mondiale sionista, deve essere umiliato. Deve essere distrutto. Deve essere cancellato.
E noi? Noi siamo complici.
Siamo complici perché accettiamo che i nostri governi finanzino questo massacro. Siamo complici perché i nostri media lo ignorano. Siamo complici perché abbiamo permesso a una lobby criminale - quella sionista — di infiltrarsi nelle nostre istituzioni, nei nostri parlamenti, nelle nostre banche, nei nostri eserciti. Siamo complici perché abbiamo chiuso gli occhi davanti ai segni premonitori: i bambini palestinesi uccisi a decine ogni giorno, i giornalisti decapitati, i politici assassinati, gli artisti perseguitati, i simboli satanici diffusi nelle nostre città come se fossero normali.
Questa non è più una guerra. È una crociata.
Una crociata contro l’umanità stessa. Perché chi controlla Israele controlla il mondo. Chi finanzia Israele controlla le borse, i media, le guerre, le pandemie, le rivoluzioni colorate. È una rete di potere così vasta, così ramificata, che sembra invincibile. Eppure, non lo è.
Perché il male, per quanto potente, ha un punto debole: la verità. E la verità sta emergendo, nonostante tutto. Sta emergendo nei documenti declassificati, nei testimoni oculari, nei video che i social media — purtroppo controllati anch’essi — non riescono a cancellare del tutto. Sta emergendo nei volti dei bambini libanesi che piangono tra le macerie, nei corpi senza vita delle madri che stringono ancora i loro figli, nei vecchi che si aggrappano alle loro case come se fossero l’ultimo baluardo della dignità umana.
Ma attenzione: il male non si arrenderà senza combattere.
Maurizio Compagnone
Analista Geopolitico.

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