Il ritorno indietro di Trump sugli accordi sul nucleare
Uno dei più bizzarri e lampanti esempi d’ipocrisia nucleare è la sottoscrizione dell’accordo sul nucleare “civile” da parte di Trump con l’Arabia Saudita.
L'accordo
trentennale, del valore di diversi miliardi di dollari, garantirà alle aziende
statunitensi, in particolare alla Westinghouse, l’esclusiva per lo sviluppo di
centrali nucleari in Arabia.
L'accordo di cooperazione nucleare, noto anche come "accordo 123" dal riferimento alla Sezione 123 dell'Atomic Energy Act statunitense del 1954, regola il trasferimento di materiale o tecnologia nucleare dagli Stati Uniti per usi pacifici.
L'Arabia Saudita non è certo l'unico Paese ad aver firmato
un accordo di questo tipo con gli Stati Uniti, che ne hanno attualmente 26 in
vigore. Tuttavia, le precedenti amministrazioni statunitensi si erano opposte
alla conclusione di un accordo con l'Arabia Saudita perché il regno insisteva
sullo sviluppo dell'arricchimento dell'uranio a livello nazionale.
Come ragionevolmente non credere che questo accordo aprirà
la strada per l’arricchimento dell’uranio da parte dell’Arabia Saudita e senza
il controllo dell’Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA)? Questo accordo dimostra che l’amministrazione
Trump non si preoccupa assolutamente di alimentare la proliferazione.
Non si preoccupa della diffusione dell'arricchimento
dell'uranio e del riprocessamento del combustibile esaurito. A maggio dello
scorso anno Trump firmò un ordine esecutivo che dava mandato ai funzionari USA
di “perseguire con determinazione almeno 20 nuovi accordi 123" entro la
fine del 2028 e di "rinegoziare con determinazione" quelli in
scadenza.
Clamoroso il sostegno dato alla Corea del Sud per
l’arricchimento e il riprocessamento dell’uranio. Trump con questa impostazione
sul nucleare ribalta mezzo secolo di impegno globale USA per la non
proliferazione. È molto probabile che dopo l’accordo con l’Arabia Saudita per
l'arricchimento dell’uranio altri paesi mediorientali con cui Washington ha
stipulato accordi, come gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia e l’Egitto,
avanzeranno richieste simili dando la stura alla proliferazione nucleare nella
regione.
L’AIEA ha firmato
accordi solo con gli Emirati Arabi, che consentono di ottenere materiale
nucleare statunitense e vietano in modo permanente gli impianti di
arricchimento e riprocessamento all'interno dei confini nazionali di questi
paesi, una condizione così rigorosa in materia di non proliferazione nucleare
da essere spesso definita "standard aureo".
Turchia ed Egitto non hanno limitazioni. In base all'accordo
123, la Turchia non può utilizzare materiale o tecnologia nucleare statunitense
per effettuare l'arricchimento dell'uranio a livello nazionale senza
l'esplicita autorizzazione di Washington; tuttavia, Ankara non ha legalmente
perso il diritto di arricchire l'uranio a tempo indeterminato. L'accordo tra
Egitto e Stati Uniti è scaduto nel 2021 e il Cairo si sta ora rivolgendo alla
Russia per l'approvvigionamento di materiale e tecnologia nucleare.
L'accordo "aumenta il rischio che altri Paesi
perseguano l'arricchimento e il riprocessamento nell'ambito della costruzione
di una capacità latente di armi nucleari", ha affermato Countryman, che ha
guidato i negoziati dei precedenti 123 accordi.
Molti osservatori hanno sottolineato la divergenza nella
politica statunitense nei confronti dell'Iran e dell'Arabia Saudita. Gli Stati
Uniti non hanno mai permesso all'Iran di fare questo.
Il Protocollo aggiuntivo dell'AIEA è diventato il punto di riferimento per la trasparenza nucleare. Esso integra gli Accordi di salvaguardia globali, ampliando i diritti di ispezione e di informazione dell'agenzia, anche verso impianti non direttamente collegati ad attività nucleari dichiarate. Sebbene la firma del Protocollo aggiuntivo sia volontaria, l'Iran lo ha sottoscritto nel 2015 nell'ambito dell'accordo sul nucleare iraniano. L'Arabia Saudita non lo ha fatto.
Un ex funzionario della Casa Bianca ha osservato che l'accordo di cooperazione tra Stati Uniti e Arabia Saudita "sembra molto diverso dal classico accordo 123" e ha ulteriormente spiegato:
"Questo solleva preoccupazioni sul fatto che l'Arabia Saudita
stia usando i suoi stretti legami finanziari con la famiglia Trump per
manipolare la cooperazione statunitense al fine di perseguire l'opzione delle
armi nucleari, soprattutto se l'Iran continuerà a essere uno stato in grado di
dotarsi di armi nucleari".

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