Dal Popolo degli Ulivi le richieste per uscire dal baratro dell’ “affare Xylella” !
Al Commissario dal Popolo degli Ulivi
queste le richieste civiche della ragionevolezza e del buon senso per uscire dal
baratro dell’ “affare Xylella” e salvare il Salento e il buon nome delle
istituzioni scivolate in questo assurdo scandalo internazionale!
Il Popolo degli Ulivi incontrato dal Commissario
Silletti in contrada Frascata in feudo di Oria (Br) si dimostra preparato e
determinato nel difendere il territorio
Il 18 maggio 2015 presso il
presidio permanente di Oria in difesa degli ulivi e del territorio, i cittadini
in mobilitazione hanno ricevuto la visita del commissario straordinario Giuseppe
Silletti, accompagnato dai militari del Corpo Forestale dello Stato. L’incontro,
svoltosi in un clima cordiale, ha fatto comunque emergere due posizioni
contrapposte. Da una parte la ferma volontà di preservare il territorio,
evitando danni irreversibili, mentre dall’altra una posizione istituzionale
quale “braccio esecutivo della legge”. I presidianti manifestano la necessità di
difendere gli ulivi dalle eradicazioni, e tutto il
complesso della flora territoriale, e l’ intero ecosistema dall’uso di veleni
che andrebbero ad incidere in una situazione ambientale e sanitaria già
precaria. Nell’occasione si sono aperte delle proposte che il commissario
Silletti si è dimostrato pronto ad accogliere ed a farsene portavoce presso il
ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina. Quali
sono le istanze?
1) Chiedere all’ Unione
Europea di rivedere con urgenza la normativa sui patogeni da Quarantena
(Direttiva 29/2000), escludendo dagli elenchi il nuovo ceppo di Xylella, ignoto
e nuovo per la scienza come han comunicato i ricercatori che lo avrebbero
individuato nel 2013 in Salento, date le sue prime osservate caratteristiche
che lo differenziano dalla Xylella fastidiosa dei ceppi che per antonomasia
colpiscono la vite in California; vite che a detta dei ricercatori non verrebbe
colpita dal ceppo di Xylella riscontrato in Salento. Per di più non è neppure
dimostrata la tanto sbandierata irresponsabilmente, da parte di alcuni
ricercatori, patogenicità di tale Xylella salentina per l’olivo. Anche per
questo chiediamo:
2) l’ apertura della
ricerca a 360°, aspetto fondamentale nella seria ricerca scientifica scevra da
interessi terzi, (che è stata impedita, addirittura per legge in questa
vicenda dall’ assurdo art 6 comma 3 del D. M. 26/09/2014) ed
evitando che il Servizio fitosanitario regionale competente possa di fatto
ostacolare, come ad oggi nei fatti avvenuto, la ricerca scientifica e la
diffusione degli eventuali dati ottenuti. È impensabile che gli istituti di
ricerca, soprattutto se pubblici e dunque al diretto servizio dei cittadini,
siano bloccati nello svolgere le azioni che gli competono in autonomia. Ricerca
però che non deve trasformarsi in una corsa alle più disparate assurde
speculazioni; che deve tarpare le ali già da subito ad ogni subdolo interesse,
già nell’aria, di chi vorrebbe diffondere varietà brevettare dichiarate
resistenti, e magari persino con apertura, nella creata strumentale “emergenza”,
per varietà transgeniche. Motivo per cui la ricerca, negli approcci
fito-terapeutici, deve essere assolutamente di tipo agro-ecologico!
3) Esperienze pregresse
hanno dimostrato che l’espianto è inutile nel contenimento/eliminazione del
batterio Xylella f., una volta insediatosi, (esso potrebbe essere ospitato da
circa 180 specie di vegetali, sempre in riferimento ai ceppi californiani su cui
più è ricca la letteratura scientifica). Ad oggi, nessuna evidenza scientifica
ha dimostrato che il CO.DI.RO., (la sintomatologia degli ulivi con alcuni
rami disseccati osservati in Salento), è dovuto al ceppo salentino di Xylella
fastidiosa;
4) Il prossimo annunciato
“piano” del Commissario Silletti pertanto, dovrebbe a rigor di logica, non
concentrarsi più sulla inutile e dispendiosa lotta al batterio, ma sulla cura
degli alberi d’olivo e del nostro intero ecosistema salentino, e prevedere
l’applicazione di vere buone pratiche (considerando la particolare longevità
e resistenza della pianta tacciata oggi di essere ospite di Xylella, l’ulivo),
ed eliminando le estirpazioni di olivi e di qualsiasi altra specie di flora,
buone pratiche che devono essere agro-ecologiche e riprendere le antiche
tecniche olivicole il cui abbandono, accompagnato ad un uso abnorme di
agro-chimica, ha comportato la diffusione del CODIRO, legato, come gli stessi
ricercatori pugliesi di Xylella hanno scritto già nel 2013, ad un complesso di
funghi e insetti (Zeuzera pyrina), configurando la Xylella nei loro
scritti al più come un cofattore nell’eziologia del CODIRO, non a caso definito
“COmplesso” del DIsseccamento Rapido di alcuni rami degli Olivi;
5) in mancanza di
qualsivoglia certezza scientifica e di una diagnosi completa, considerando,
anche e non solo per questo, che lo stress chimico potrebbe influire
negativamente sul disseccamento, chiediamo di non utilizzare veleni, Stop
all’agrochimica con moratorie diffuse sull’uso di pesticidi e diserbanti, ma di
incentivare le pratiche biologiche adottando delle strategie volte a garantire la conservazione
e l'utilizzazione sostenibile della biodiversità
come previsto dall’orientamento comunitario dopo la Convenzione di
Rio De Janeiro del 1992. Buone pratiche che devono passare da un arricchimento
del contenuto organico dei suoli, quasi desertificati dalle cattive pratiche
agronomiche degli ultimi anni, e dall’ incremento della biodiversità autoctona,
dalle bonifiche di aree inquinate e da interventi diffusi di rinaturalizzazione
e rimboschimento per un rinforzo dell’ intero agro-sistema indebolito da una
cattiva antropizzazione.
No ad
ipotesi assurde e deleterie di incappucciamento con reti anti-insetto dei nostri
ulivi di cui si è letto in questi giorni, deleterie forse persino ancor
più per il CODIRO perché con i conseguenti ristagni di umidità potrebbero
favorire proprio l’azione dei funghi, ed inoltre sarebbero uno scempio
paesaggistico, offesa su offesa per i nostri ulivi e alberi in generale, e per
tutto il nostro paesaggio storico-naturale cui è legata anche la nostra florida
economia turistica, messa oggi in ginocchio dalle follie dell’ “affare
Xylella”;
6) ritiro totale
degli intollerabili inammissibili divieti dei reimpianti di piante di
flora spontanea italica euro-mediterranea e domestica, come delle antiche
cultivar tradizionali locali, ed altre piante in territorio salentino.
Salvare e
fare vendere nel territorio salentino le piante presenti nei vivai salentini,
che devono poter continuare a vendere ed eventualmente importare piante da
diffondere nel Salento;
7) Stop totale ad
ogni assurdo biocidio di flora autoctona e non, a partire dalla massima
preservazione degli oleandri, come di ogni altra specie. Sgradevole,
pertanto, continuare a leggere, persino in documenti ufficiali su Xylella, il
termine di “erbe infestanti”, quando nelle filosofie del biologico, e non solo,
vi si riconosce alle erbe persino un’ importante funzione agricola negli
inerbimenti;
8) Non devono
essere assolutamente eradicati neppure gli alberi di Oria tagliati
irresponsabilmente, tra le lacrime dei tanti presenti in loro difesa! Dai
loro monconi relitti e vivi emergeranno germogli e polloni da cui potranno
tornare a verdeggiare simbolici nuovi e forti alberi d’olivo.
9) i fondi indirizzati
assurdamente all’ indennizzo per le eradicazioni, destinazione che condanniamo e
stigmatizziamo senza mezzi termini, siano invece ridestinati alla ricerca
finalizzata alla cura agroecologica degli alberi, attraverso un’analisi
approfondita della problematica, che tenga conto anche della non novità
agronomica, contrariamente a quanto taluni “ricercatori” hanno tentato di fare
credere, delle pandemie a carico degli ulivi del Salento, già colpiti nei secoli
trascorsi dalla cosiddetta “Brusca”, dai sintomi molto simili al neobattezzato
CODIRO, e che pure pare fosse dovuta a dei funghi. Epidemie pandemie ed
endemiche in Salento superate e curate nei secoli in Salento senza grossi
problematici strascichi e con sopravvivenza degli olivi non a caso oggi
plurisecolari.
Qualora il
Commissario governativo dovesse riscontrare una ostinazione ministeriale invece
nell’ulteriore non ascolto di queste minime basilari richieste civiche di
ragionevolezza e buon senso, lo invitiamo a valutare l’opportunità di
rassegnare le sue dimissioni in regime anche di autotutela, e per
lanciare un segnale internazionale forte sull’inammissibilità di procedere ad
interventi di eradicazione, avvelenamento di territori dove vivono tantissime
persone, e praticamente di desertificazione artificiale come si configura in
certe nuove derive verso cui è stata orientate l’ UE in tema di Xylella, a causa
dell’assurdo allarmismo sospetto e dell’ approssimazione scientifica che da
certi uffici e istituti italiani è stato fatta.
Il Commissario
in più occasioni, convegni e interviste sulle reti TV nazionali, ha evidenziato
il suo ruolo di esecutore, pur nella non condivisione personale delle pratiche
drastiche da fare eseguire, e questo dovrebbe essere elemento di ulteriori
profonde riflessioni in coscienza!
Le ombre fitte
che sono addensate sull’anomalo caso Xylella in Puglia, che si configura sempre
più come un immenso affare costruito e architettato tra mille forzature anche
scientifiche, per non parlare di quelle politiche, ombre che lasciano spazio
ormai a certezze sempre più incontrovertibili e documentate dalle inchieste
giornalistiche che si stanno addensando sui tanti aspetti scandalosi di queste
vicenda, devono portare il Commissario a chiedere a Bruxelles, che anche la
polizia europea, Europol, valuti con sue inchieste parallele, a quelle che le
procure nazionali italiane stanno conducendo a ritmo sempre maggiore, quelli
interessi agro-mafiosi e di lobby-corollario che aleggiano intorno al cavallo di
troia della fantomatica Xylella. Non è un caso che il giudice antimafia Gian
Carlo Caselli abbia dedicato un grande approfondimento allo strano caso
pugliese della Xylella, nel recente rapporto sulle agromafie curato per
Eurispes.
Pertanto
chiediamo al Commissario nei prossimi eventuali incontri nelle Prefetture
salentine di Lecce, Brindisi e Taranto, di indirizzare l’attenzione dei prefetti
e delle forze dell’ ordine tutte, dai cittadini, di cui ha potuto toccare con
mano preparazione e dignitosa garbatezza, e che stanno con fermezza, onore e
responsabilità civica, in questo momento di deficienza istituzionale, difendendo
olivi, ecosistema e salute pubblica, e con questi quindi lo Stato stesso,
insieme di cittadini e sue ricchezze culturali e materiali, ad indirizzare
l’operato di indagine e vigilanza al fianco della procure che stanno indagando
sugli eccessi forsennati dei piani anti-xylella, sui flussi anomali di denaro,
sui provvedimenti draconiani assurdi assunti, ad esempio contro i vivaisti,
sugli interessi veri celati, sulle modalità con cui il caso Xylella è stato
messo in piedi, con tantissimo dannosissimo ed infondato procurato allarme, ecc.
ecc.
Il
Commissario, preso atto della realtà locale e del caso Xylella in queste
settimane, deve chiedere al Governo di ritirare lo stato di emergenza su
Xylella, e su Xylella il ritiro di alcuno stato di calamità naturale, e invitare
l’ Unione Europea a forti accertamenti per quindi ritirare la assurda bollatura
della Provincia di Lecce e del Salento tutto come “area infetta”, operando ad
ogni suo livello per risanare il gravissimo danno di immagine che
l’irresponsabilità di pochi ha causato ad un territorio e ad una popolazione
intera.
Il commissario
ha incontrato, nelle campagne che hanno subìto il taglio degli ulivi -anche
plurisecolari- il 13 aprile 2015, i cittadini tra i quali saggi anziani
agricoltori, con cui, è scontato dirlo, non occorre certo l’ esecrabile uso
della forza pubblica, ma quello della ragione.
L’esperienza
verificatasi in Italia, potrebbe fornire elementi importanti sulla conoscenza
del batterio ed utili indicazioni sulla convivenza con lo stesso una volta
insediatosi o una volta comunque riscontrata una sua diffusa presenza, qualora
sempre si dovesse appurare la sua patogenicità e la diretta relazione con il
fenomeno pugliese.
(Ci riserviamo
pertanto di fornire nei prossimi giorni tutte le indicazioni a nostro avviso
auspicabili, esprimendo il diritto dei territori di essere partecipi nelle
decisioni che li riguardano direttamente.)









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