Bonelli – Per Taranto Il modello Bilbao è la nostra “folle” idea, ora ne parlano tutti
Chiusura della campagna elettorale del Sole che ride. Piazza della Vittoria gremita perfino in modo inusuale per un movimento politico quasi di nicchia che ora pensa di fare un salto di qualità.
Piazza della
Vittoria, per chi non conosce Taranto, è la piazza che da ragazzi, studenti
dell’Archita, frequentavamo sin dalla mattina, quando si riempiva di quel mondo
giovanile che si avvertiva agente di trasformazione, quando quel monumentale
Palazzo era la city con il Tribunale, l’emeroteca, quattro istituti scolastici
e tanto altro. Il cuore pulsante della città, che aveva intorno la Sem
prestigioso bar stile ottocento con i tavolini sotto un palazzo di pari epoca,
con annesso il Cinema Fusco, di fronte in un palazzo dal cosiddetto stile
“novecento” l’unica cosa passabile del periodo fascista, c’era il Banco di
Napoli, mentre il frontale della piazza era occupato dalla parte laterale della chiesa del Carmine che sfocia nella sua piazza omonima,
sempre dominato dal Palazzone rosso pompeiano.
Ieri durante
il comizio conclusivo dei Verdi, per questa campagna elettorale osservavo
quella piazza morta, il palazzone avvolto dei grigi teli di un perenne restauro
bloccato per mafia, la Sem che non c’è più, il cinema teatro Fusco chiuso in un
perenne stato progettuale di recupero, il Banco di Napoli chiuso…Se confrontassimo
le due immagini del passato e del presente, forse capiremmo come a Taranto sia davvero
accaduto qualcosa, quel tumore che si è innervato, per inefficienza, per
incuria, nel cuore del Borgo, è il simbolo di una città ferita anche nei
singoli cittadini perché basta fare + sullo zoom e appare la spettrale area
industriale che ingoia l’intera la città.
Questa
digressione per parlare della manifestazione elettorale. Io credo che il merito
dei Verdi sia quello di aver portato una manciata di aria fresca, giovane in
questa campagna elettorale. Si sa che, lo ha detto con forza anche Bonelli, l’obiettivo, stavolta, non è battere il quorum, quel ‘8% per cento punitivo per
chi corre da solo, ma compiere davvero un atto d’amore per la Puglia, come
sottolinea anche il candidato presidente, quel manduriano Mariggiò che non
smette di usare il nick Greg Cricoriu che caratterizza nome d’origine protetto.
Un metterci la faccia per mostrare l’esistenza di una forza, una energia
positiva, che guarda fisso alla città di Taranto. L’impressione quindi è che
queste elezioni siano una sorta di prova per le prossime amministrative
tarantine, che arriveranno nel 2017. Un biennio che vedrà tanti nodi che
andranno a sciogliersi, passando dal maxi processo sull’ambiente svenduto, la
gestione commissariale governativa dell’Ilva, le questioni energetiche
che vanno da Tempa Rossa alle trivellazioni, discariche e scarichi a
mare, e inceneritori. C’è
tutto questo e altro negli interventi, ma c’è un ragionamento di Angelo Bonelli
che mi interessa. Quando parla del futuro della città, e usa la parola
alleanza. Guardando all'esperienza spagnola.
Mi permetto
in questa mia personale divagazione, nel mio blog, ricordando l’errore del 2012.
Esisteva un area alternativa al sindaco uscente. Era impegnata nelle primarie.
Ci fu un contatto con Bonelli per accettare le primarie. L’ing De Marzo, in una
conversazione mi ha riferito che tale prospettiva fu deviata. Non voglio ora
insistere sull'artefice della cosa. Ma se ci fosse stato un coinvolgimento
delle forze, probabilmente quest’area sarebbe andata al ballottaggio. Allora lo
scontro sarebbe stato tra chi pensa davvero al futuro della città e chi difende
il presente con i suoi 12 mila malati di tumore.
Bonelli
insiste sul modello Bilbao: “quando ne parlavamo noi ci davano come folli
visionari” ora ne parlano tutti.
Bilbao è una
cittadina di 349 mila abitanti. Importante porto marittimo
e centro industriale, sorge sul fiume Nervión.
La storia è simile a Taranto. Nel 1850 come il centro jonico, era un piccolo nucleo
dedito principalmente al commercio
marittimo. Qui potremmo aggiungere la pesca, il mar piccolo, il nucleo
abitativo nella città antica. A partire da questa data venne la grande espansione
dell’insediamento abitativo fino a farla diventare una grande città
dedita alla cantieristica navale e siderurgico. Questa è Bilbao, ma sembra proprio Taranto. Qui poi bisogna aggiungere Eni, Cementir,ecc. come una sorta di accanimento maniacale.
La mancanza di diversificazione nelle attività fu poi la causa che provocò gravissime
conseguenze per Bilbao, quando ci fu la crisi industriale nella metà degli anni settanta. Anche
Taranto è soffocata dalla mancanza di diversificazione e fu attraversata dalla stessa crisi.
Alla fine degli anni 80 qui si parlava, nel
sindacato dell’agro-industria, di riconversione industriale di Taranto. Andando
oltre l’Ilva. Proprio perché c’era la crisi. Qui poi si pensò di svendere al
privato l’industria statale. Mentre a Bilbao, in quegli stessi anni pensarono
ad altro. Qui trovate
tutta la storia.
Tornando alla manifestazione elettorale dei Verdi di ieri, colpisce l’entusiasmo giovanile, di
nuove esperienze, giovani che vogliono restare perché credono al cambiamento. Credere
in un modello vuol dire darsi un obiettivo di medio e lungo periodo, per questo
è fondamentale che siano giovani a farlo, spinti dal sapere critico collettivo.
Come a Bilbao qui occorre mettersi insieme e non dividersi, l’alternativa è
restare a guardare un totem del passato, mentre tutto intorno passa il
cambiamento. Scrive Edward Glaeser sulla rivista scientifica Scienze "
perché
alcune città sono destinate al declino, mentre molte altre stanno
esplodendo?" Il declino di alcune città dipende da alcuni fattori chiave,
insistere, ad esempio, su vecchi schemi economici può essere deleterio. Ciò che
aveva una funzione nel passato non è detto che l'abbia ancora oggi”. Appunto.

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