Vito Vetrano, da Palagianello alla Regione per portare un bracciante a rappresentare il mondo del lavoro

Incontriamo Vito Vetrano, palagianellese doc, proveniente da quella buona scuola politica che è la terra, quella terra della zona occidentale di Taranto sempre presente nelle vertenze bracciantili e in quelle padronali, perché ora la crisi coinvolge tutti. L’immagine che campeggia sulla sua pagina di facebook è un campo di papaveri rossi. Rossi come l’anima dei compagni di una volta, o di quelli che in questa campagna elettorale seguono Emiliano nella formazione erede degli amici di Vendola. Quel ex ragazzo di Terlizzi che ora fa prevalentemente battaglie civili con il suo giovane compagno. Cosa resta della primavera pugliese, lo chiediamo proprio a Vito.



Cosa resta della Primavera Pugliese, in queste elezioni regionali ai più pare una corazzata di Emiliano con tutti dentro, e Noi a Sinistra che vuole essere, un dopo Vendola?

  
La Primavera Pugliese è stata una bellissima esperienza ed ha rappresentato una speranza di cambiamento per la Puglia ma a dir la verità di quell'esperienza è rimasto ben poco. Noi a Sinistra si candida ad essere in continuità con i 10 anni di buon governo Vendola ovviamente portando avanti le tante cose positive realizzate e cercando di migliorare gli errori commessi, partendo dal presupposto che c'è bisogno di creare una forza alternativa al Pd che stia alla sua Sinistra.

Parlami di te, il tuo approccio alla politica, cos'è che ti spinge?

- Io ho 31 anni, sono diplomato in economia aziendale e sono un bracciante agricolo. Ho deciso di candidarmi perché credo sia indispensabile che la politica torni a rappresentare gli ultimi, gli interessi delle collettività, dei cittadini e non gli interessi personali e di bottega. Per fare questo credo sia necessario far entrare nei palazzi dove si prendono le decisioni, i RAPPRESENTANTI DEI MONDI DEL LAVORO, che siano manuali e/o intellettuali, dipendenti o autonomi. Non vediamo più nelle istituzioni braccianti, operai, disoccupati, impiegati, insegnanti ma vediamo tanti mestieranti della politica.

Palagianello, lo ricordo come un paese dove si mangiava pane e politica a colazione, oggi dopo dieci anni di gestione di centro destra, la sinistra esprime un’alternativa?

- Palagianello come tutti gli altri paesi vive un momento di grave disaffezione alla politica, la gente percepisce i politici come coloro che si candidano per sistemare i loro interessi. Noi abbiamo candidato a sindaco un Operaio Ilva ed ora è toccato a me, un bracciante. Quindi credo che i presupposti per costruire una valida alternativa ci sono, perché miriamo a rappresentare il 90% dei cittadini che sono coloro che pur facendo sacrifici non arrivano al 15 del mese.


In queste elezioni regionali, lo scontro più che politico è territoriale, nel senso che occorre far pesare i territori rispetto alla egemonia barese che, anche per la spending review, si prenderà tutto prima poi (Banca d'Italia, porto, Camera di Commercio, ecc). Che ne pensi?


- Diciamoci la verità è vero che la regione è ad alta vocazione Baricentrica, ma è altrettanto vero che la nostra provincia soffre di una grave carenza di rappresentanza politica, molte volte si ha la sensazione che chi era li, era solo rappresentante di se stesso. Ecco perché bisogna RAPPRESENTARE i territori e non i partiti e gli interessi dei potenti di turno.  Sulla Gazzetta del mezzogiorno di qualche tempo fa c'era un articolo di uno dei maggiori esperti di finanziamenti europei. Il Sud ha a disposizione 20 miliardi di euro da spendere altrimenti tornano indietro. Noi abbiamo da Taranto a Ginosa Marina 1600 ettari di pineta che fanno da contorno alla costa e che hanno bisogno di essere potati, ripuliti e salvaguardati e che creerebbero migliaia di giornate i lavoro per i braccianti.

L'area che esprimi è quella agricola dell'area occidentale, qual è la vertenza più significativa che vorresti assumere nella Regione, comunque vada?


La vertenza che ho più a cuore è una, la legge finanziaria del 2008 inseriva una legge che dice alle aziende agricole che pagano i lavoratori a tariffa sindacale (dai 42 ai 65 euro giornalieri) che per loro i contributi costano 8 euro al giorno mentre per quelle aziende che non pagano a tariffa sindacale i contributi costeranno 24 euro giornalieri. Cosa è accaduto? Le aziende in busta paga dichiarano di pagare tutte come previsto dal contratto provinciale dei lavoratori agricoli ma in realtà i lavoratori percepiscono 28-35 euro giornalieri e sono poi chiamati a pagare tasse per somme mai percepite e molte volte perdono diritti acquisiti come esenzioni del ticket, mensa scolastica, libri di testo, ecc. questa legge va cancellata e mi impegnerò a farla prima conoscere e poi cancellare.


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