Taranto Ilva - C'è chi chiede applicazione VIIAS in Consiglio Comunale, mentre i Verdi dicono che solo con la Via arriva la morte

In allegato la proposta depositata oggi in CONSIGLIO COMUNALE a Taranto, dai consiglieri Dante Capriulo - Gianni Liviano - Ciccio Venere per una prossima discussione e votazione , in cui essi chiedono come gruppo consiliare NOI DEMOCRATICI-PER LE CITTA' CHE VOGLIAMO, di riaprire l'AIA rilasciata all'ILVA nel 2012 ed applicare l'innovativo modello della VIIAS (Valutazione Integrata di Impatto Ambientale Sanitario, che consentirebbe di valutare tutti gli interventi da realizzare in ILVA con la massima tutela sanitaria per i lavoratori ed i i cittadini, utilizzando gli avanzamenti scientifici redatti da ISPRA ed ARPA nazionali sul punto. Gli estensori nel comunicato ringraziano le sollecitazioni ricevute ed in particolare quelle dell'Ing. Biagio De Marzo.


Ecco il testo 


PREMESSO che:
-                      le problematiche dello stabilimento ILVA di Taranto rappresentano un caso nazionale, considerata la sua strategicità, che ha portato il Governo ed il Palrlamento a ben 7 interventi legislativi nell’ultimo triennio.
-                      è necessario dare risposte adeguate alle forti preoccupazioni sanitarie dei cittadini tarantini e di quelli dei comuni limitrofi, in uno con la tutela lavorativa, così come sancito recentemente anche dalla Corte Costituzionale;
-                      secondo le perizie della Magistratura l’inquinamento industriale a Taranto ha prodotto, e produce fino a quando non si innova la produzione, malattie e morti;
-                      gli interventi normativi sinora posti in essere, in parte anche monchi, non potranno in tempi immediati risolvere i problemi sanitari legati all’inquinamento industriale;
-                      l’attuale AIA rilasciata allTLVA il 16 ottobre del 2012, appare inadeguata e sicuramente incompleta. Per esempio, non esiste ancora l’AIA per l’acqua e per suolo e sottosuolo; molte prescrizioni “tecniche” sono state imposte prive di dati realistici su risorse e tempi di realizzazione industriali. Va quindi necessariamente rivista, nei contenuti e nei tempi, per scongiurare di sprecare risorse senza risolvere il problema del danno sanitario.
CONSIDERATO che:
-                      Dal “sequestro degli impianti dell’area a caldo” di luglio 2012 in poi ha regnato una grande incertezza; pochi soldi sono stati spesi veramente per risanare lo stabilimento del quale, peraltro, risulta anche incerta la conduzione manageriale e tecnica, con cambi anche non motivati.
-                      nella gestione recente dell’impresa, nei tre anni dall’incidente probatorio della Magistratura in poi (con sequestri, arresti, decreti legge, commissariamenti, nuovi manager ed altro), lo stabilimento di Taranto è passato da una gestione economicamente sostenibile ad una situazione pre-fallimentare: sono state accumulate forti perdite e debiti senza che si siano fatti passi avanti significativi sulla strada del risanamento ambientale e della innovazione industriale; l’assioma del risanamento ambientale con la produzione di utili appare ad oggi un difficile obiettivo;
-                      Resta il grande obiettivo iniziale: salvaguardare il lavoro nel pieno rispetto della tutela sanitaria dei lavoratori e dei cittadini, da tutti voluto, ratificato dalla Corte Costituzionale, ma impossibile da realizzare senza adeguati ed efficaci interventi.
-                      Servono pertanto strategie nuove, innovative, sfidanti,reperendo le risorse necessarie.
VERIFICATO CHE:
-        recentemente, sulla base degli avanzamenti scientifici, è emerso un nuovo strumento di valutazione definito VTIAS- Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario, che
potrebbe essere in grado di valutare preventivamente le possibilità produttive della fabbrica in uno con la totale garanzia sanitaria nelle esposizioni di lavoratori e cittadini.
-        ad Aprile scorso sono state approvate le “Linee guida per la Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario (VIIAS) nelle procedure di autorizzazione ambientale (VAS, VIA, AIA)”. Il documento, elaborato dal Gruppo di lavoro coordinato dal Prof. Giorgio Assennato, D.G. di ARPA Puglia, è stato approvato dal Consiglio Federale costituito da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e dalle ARPA/APPA (agenzie delle regioni e delle province autonome per la protezione ambientale).
-        si introducono così, applicati in Italia, “i metodi dellTntegrated Environmental and Health Impact Assessment” (e cioè stima integrata dell’impatto ambientale e sanitario). Essi mettono insieme la modellistica della dispersione degli inquinanti atmosferici e i risultati di studi epidemiologici consolidati così da “determinare gli impatti dell’inquinamento atmosferico sulla mortalità e morbosità sul territorio italiano”. In breve, la VIIAS può affrontare nello specifico:
a)          la valutazione dell’impatto sanitario del PM (materia particolata, cioè in piccole particelle), deil’N02 (biossido di azoto) e dell’03 (ozono);
b)          lo sviluppo di scenari previsionali;
c)          lo sviluppo di modelli di dispersione su base locale.
-        Le linee guida per la VIIAS sono un passo importante per evitare che impianti industriali provochino danni ambientali e sanitarie delle popolazioni e dei lavoratori esposti;
tenuto da conto che tale innovativo strumento di valutazione non ha ancora forza normativa, necessita che ad ARPA Puglia ed ISPRA debba essere chiesto, con apposito provvedimento, di effettuare la simulazione di VIIAS con diverse ipotesi di assetti produttivi, senza aspettare che venga completato l’iter formale autorizzativo della VIIAS.
-        in tal modo si avrebbe la garanzia che le risorse necessarie al risanamento non vengno sprecate, anche alla luce dell’auspicato utilizzo di quelle rese disponibili dalla Magistratura;
-        potrebbero essere effettuate diverse simulazioni, basata sulle misurazioni attuali dell’inquinamento e con i diversi assetti produttivi, anche innovativi, per trovare quello che risponde meglio a tutte le necessità e vincoli;
-        In altre parole si potrebbe:
a.      Rifare il piano ambientale, se del caso su una nuova “taglia” di stabilimento, anche con eventuali ardite innovazioni tecnologiche;
b.     Rivedere parecchie prescrizioni “tecniche” dell’AIA attuale, imposte senza il necessario corredo di dati realistici su risorse e tempi di realizzazione industriali;
c.      Fare ex novo il piano industriale.
L’applicazione del modello di valutazione preventivo della VTIAS, in uno con un nuovo ed innovativo modello produttivo, potrebbe servire alla sfida ardua di far continuare a produrre acciaio senza far ammalare i tarantini”.
Il Consiglio comunale di Taranto, tutto ciò PREMESSO, CONSIDERATO e VERIFICATO
IMPEGNA
-                      il Sindaco a rivolgere specifico appello alle istituzioni governative nazionali, regionali e provinciali per richiedere la riapertura dell’AIA del 2012 rilasciata alTILVA di Taranto e l’applicazione dell’innovativo modello della VIIAS, sul modello delle linee guida approvato dal Consiglio Federale costituito da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e dalle ARPA/APPA (agenzie delle regioni e delle province autonome per la protezione ambientale).
-                      la commissione consiliare comunale competente ad attivare appositi incontri per sostenere la richiesta in oggetto.
Taranto, 12 maggio 2015.

MARIGGIO’, VERDI: ILVA, ANCHE CON L’AIA SONO A RISCHIO MORTE 12.500 PERSONE. 1,2 MILIARDI ANDAVANO DESTINATI ALLA CONVERSIONE ECONOMICA, ALLE BONIFICHE DEI TERRENI E AI RISARCIMENTI DELLE VITTIME DELL’INQUINAMENTO.


Con i soldi dei cittadini  -1,2 miliardi euro sequestrati ai Riva per evasione fiscale, soldi che appartengono allo stato- verranno finanziati i lavori parzialissimi di ristrutturazione dell’acciaieria Ilva.
La novella è buona solo per i proclami degli “ambientalizzatori” di terra jonica, come il duo Emiliano-Pelillo. In ILVA si rifanno le finestre mentre dal tetto piove a dirotto sul tappeto contaminato.

I consulenti della procura hanno quantificato in 8,1 miliardi di euro i mancati investimenti da parte dei Riva in merito all’adeguamento tecnico degli impianti. Si useranno i soldi sequestrati ai Riva per mettere le toppe ad una fabbrica vecchia che andrebbe rasa al suolo e certamente non più realizzata a Taranto, come hanno fatto a Duisburg in Germania.
Le bonifiche, quelle vere, non si vogliono fare. Lo Stato ha deciso che i terreni e le falde rimarranno  contaminati dalla diossina e dai metalli pesanti, come anche i fondali del mare. Si è deciso che, a prescrizioni AIA ultimate, il rischio accettabile per lo sviluppo economico del paese sarà di 12.500 morti a Taranto. La valutazione del danno sanitario di Arpa Puglia  dice che se tutte le prescrizioni AIA su Ilva saranno attuate, a Taranto ci saranno 12.500 persone a rischio morte per l’inquinamento. Se non saranno attuate il rischio coinvolgerà 25.000 persone. Quei soldi andrebbero destinati alle bonifiche dei suoli e delle falde, alla conversione economica dell’area modello Bilbao. Invece si vuole condannare la popolazione di Taranto ad un futuro di veleni. Altro aspetto immorale è che nessuno risarcirà  la città di Taranto dei danni subiti, come non verranno risarcite le vittime. Con la decisione dell’amministrazione straordinaria e con il decreto Renzi i risarcimenti delle vittime dell’inquinamento non potranno essere chiesti nel processo a Taranto ma nella procedura fallimentare in corso presso il tribunale di Milano. Le famiglie delle vittime si metteranno in coda con i creditori Ilva: la vita è messa sullo stesso livello dei crediti dei fornitori Ilva. Una Vergogna.

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