Taranto -L`Auchan licenzia... ma non doveva raddoppiare?
Scritto da Roberto De Giorgi
Una domanda quasi d`obbligo, visto che siamo a Taranto - anche se ora stiamo andando a Roma - ma non c`era il progetto del raddoppio dell`iper dell`azienda francese, quello che suscitava polemiche da parte di chi, come lo scrivente, contestava lo sviluppo urbano irrefrenabile, in perfetta contraddizione con la rigenerazione urbana tanto sbandierata in convegni e passerelle dei politici del Palazzo? Allora che sta accadendo? E`, come affermano taluni, che è colpa del Jobs act di Renzi, licenziamento per poi riassumere con i nuovi contratti con i contributi? Se così fosse sarebbe uno scacco matto per il Governo, e meno male che è una multinazionale francese, e non un iper della Coop, da dove viene il ministro del lavoro, altrimenti immaginate che figura...
Il comune di Taranto, per quel che ricordiamo, si era defilato non decidendo; qualcuno aveva malignato che dopo il Tar, bocciando il silenzio dell`istituzione comunale, avrebbe spianata la strada ai francesi. Ma questa è storia o cronaca? Perché 50 licenziamenti?
La storia potrebbe essere in realtà una crisi di sistema o di modello iper che non regge alla crisi economica.
Del resto anche Carrefour a Venezia annuncia 50 licenziamenti, anzi le due aziende sono scese in piazza, recentemente, con manifestazioni contro la crisi, e c'è anche qualche titolo di stampa che parla proprio di "crisi della Grande Distribuzione".
Un malessere che viene da lontano, forse proprio da quel mondo oltreoceano dal quale abbiamo copiato un modello delle città degli acquisti, dove l`uomo ha perso la sua identità di persona per diventare consumatore.
Allora, un`inchiesta di Repubblica, del gennaio scorso, fotografava la realtà americana, dove negli ultimi tempi 1200 ipermercati sono stati chiusi e rasi al suolo. Da quel mondo il messaggio che ora arriva è discount. Eppure gli USA non sono in crisi, ora c'è la ripresa, ma il corrispondente del giornale richiamato, parla proprio di un modello di consumo che punta più al risparmio, cambiando lo status del consumatore medio americano non più iper consumatore.
Il cambiamento di mentalità, se dovesse essere questa, si allinerebbe al concetto della decrescita felice. Lo scrivente preferisce il negozio di vicinato che arricchisce la città, fa rinascere quartieri storici, evita di consumare chilometri inquinando aria per gli iper situati in periferia. La sostenibilità arriva dalla crisi? Ben venga e non me ne vogliano i lavoratori, questo è solo un ragionamento di uno scribacchimo!
Ma sarebbe utile un dibattito su questo.
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Il comune di Taranto, per quel che ricordiamo, si era defilato non decidendo; qualcuno aveva malignato che dopo il Tar, bocciando il silenzio dell`istituzione comunale, avrebbe spianata la strada ai francesi. Ma questa è storia o cronaca? Perché 50 licenziamenti?
La storia potrebbe essere in realtà una crisi di sistema o di modello iper che non regge alla crisi economica.
Del resto anche Carrefour a Venezia annuncia 50 licenziamenti, anzi le due aziende sono scese in piazza, recentemente, con manifestazioni contro la crisi, e c'è anche qualche titolo di stampa che parla proprio di "crisi della Grande Distribuzione".
Un malessere che viene da lontano, forse proprio da quel mondo oltreoceano dal quale abbiamo copiato un modello delle città degli acquisti, dove l`uomo ha perso la sua identità di persona per diventare consumatore.
Allora, un`inchiesta di Repubblica, del gennaio scorso, fotografava la realtà americana, dove negli ultimi tempi 1200 ipermercati sono stati chiusi e rasi al suolo. Da quel mondo il messaggio che ora arriva è discount. Eppure gli USA non sono in crisi, ora c'è la ripresa, ma il corrispondente del giornale richiamato, parla proprio di un modello di consumo che punta più al risparmio, cambiando lo status del consumatore medio americano non più iper consumatore.
Il cambiamento di mentalità, se dovesse essere questa, si allinerebbe al concetto della decrescita felice. Lo scrivente preferisce il negozio di vicinato che arricchisce la città, fa rinascere quartieri storici, evita di consumare chilometri inquinando aria per gli iper situati in periferia. La sostenibilità arriva dalla crisi? Ben venga e non me ne vogliano i lavoratori, questo è solo un ragionamento di uno scribacchimo!
Ma sarebbe utile un dibattito su questo.

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