Dovremmo avere la capacità di scegliere un futuro diverso
per Taranto? Ho voluto introdurre nel mercato librario online, un instant book continuo che avrà continui aggiornamenti che ha per titolo proprio “Taranto
avrà un futuro?”. L'altro ieri, come annunciato, c’è stato il primo incontro
della Camera di Commercio
tarantina, sull’idea di un patto per Taranto.

La
Gazzetta del Mezzogiorno ha dedicato all’evento un’intera pagina, “Patto per Taranto intesa su quattro punti per poter partire” con la firma di Michele Montemurro,
che ricordo aveva previsto il duello tra Liviano e Spalluto, con il pezzo dell’articolo,
prima del voto, dal titolo “una poltrona per due”, anche se alle spalle di
Liviano, è finita la candidata Surico di Ginosa - allora il titolo avrebbe
dovuto avere il numero tre come moltiplicatore -. Ma se le previsioni
elettorali sono sempre azzardate, il futuro della città dovrà avere lo stesso
riguardo? Si può mettere sullo stesso piano industria pesante e agricoltura?
Quali siano le ricette di un simile connubio possiamo immaginare solo quanto siano
indigeste.

Scrivo mentre il territorio vive tragedie occupazionali, con
i lavoratori di Taranto IsolaVerde che sono tornati a salire sui cornicioni,
questa volta di Palazzo D'Ayala, e a occupare il ponte Girevole. Questa azienda
nata per assorbire i lavoratori socialmente utili con un progetto di società
mista con Italia Lavoro, è finita nelle secche paludose delle ridotte risorse
che la riforma delle province ha determinato.
Dal pubblico al privato, ecco che la multinazionale francese
Teleperformance che decide di vendere le aziende italiane, tra cui quella di
Taranto. E qui tremano duemila famiglie. Dieci volte di più di quella della
provincia.
Per tornare alla riunione camerale, va registrato che quello
che ha colto la palla per defilarsi è Cosimo Borraccino, di quella lista elettorale
“Noi di Sinistra” che fa riferimento a Sel, che nella sua bacheca di facebook
scrive: “ieri non ho partecipato a quella farsa messa in scena dalla Camera di
Commercio di Taranto. Penso che i problemi si affrontino nelle sedi
istituzionali preposti, in questo caso il consiglio regionale. Mi viene da
chiedere dov'era il presidente della Camera di Commercio un anno fa, tre anni
fa o dieci anni fa? Sono come al mio solito a disposizione per lavorare ai
problemi della nostra provincia ma detesto gli inutili falsi buonismi. Scusate
la franchezza...”
Insomma un rinvio all’assise regionale sovrana e buonanotte
suonatori, pare dire. Del resto l’incontro, a leggere il resoconto della
stampa, appare essere interlocutorio. Persino troppo superficiale
“Declinare le emergenze in opportunità, rendere l’industria
ecocompatibile e nominare tre tarantini in quota alla Regione sul tavolo
interistituzionale e rilanciare l’agricoltura e il turismo con una nuova
immagine diversa dal luglio 2012 (Caso Ilva)”
Questo il cappello riassunto nell’articolo
della Gazzetta. Leggendo il resto appare
davvero scontata la premessa di Mazzarano sul rendere l’Ilva ecocompatibile,
mentre Pentassuglia, che forse spera di riprendersi un assessorato, parla di chiamare
Emiliano a questo Tavolo, con buona pace di Borraccino. Scontate le adesioni di
Confindustria – sull’ecocompatibilità, piuttosto stonata quella del confindustriale
agricolo che dice che per l’inquinamento l’agricoltura soffre sui mercati.
Appare risibile l’intervento di Liviano – a mio avviso la
vera novità di queste elezioni per la città - che la Gazzetta richiama su due righe per aver fatto una
domanda iper interlocutoria volendo sapere come lui e i suoi colleghi possano essere utili in una fase di ascolto.
Che, secondo quello che registra sul suo blog
a firma dell’addetto stampa Pier Paolo D’Auria, pregiata penna del compianto
Corriere del Giorno, appare in realtà, essere conclusione di un assioma più complesso.
Vale a dire se "sono qui per ascoltare e, magari, poi per parlare ed….
è il momento – ha ribadito successivamente Liviano – di cominciare a parlare di
progetti e di prospettive serie. Il tempo delle parole è passato e non deve più
ritornare". Tutto questo premesso alla fine dobbiamo capire...come
possiamo essere utili. Come si nota il discorso è diverso. Papale papale si direbbe.
In conclusione posso
solo dire che va chiarito il senso del patto. Un patto per la città deve
affrontare il nodo del suo sviluppo e non della sua decadenza. I soggetti di un
patto, a mio modesto avviso, debbono essere tutti istituzionali e quindi avrebbe ragione
Borraccino, e che creano dopo i presupposti affinché stakeholder territoriali, i
più rappresentavi possibili, partecipino alla ri-progettazione della città.
Diversamente potrebbe essere il tentativo di darsi ruolo di
una Camera di Commercio a rischio eliminazione, secondo le volontà del premier
Renzi, oppure, nella migliore delle performance, una semplice elencazioni senza respiro di problemi e visioni che
di strategico hanno solo il nome.
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