Meetup Taras in Movimento sul Serial Killer” ILVA.
Ancora una morte, la quinta nel giro di tre anni, dopo quelle di Angelo
Iodice,
Claudio Marsella,Ciro Moccia e Francesco Zaccaria, ora anche Alessandro
Morricella è vittima del “Serial Killer” ILVA.
Questi però
sono solo gli ultimi di una sanguinosa lista di operai “caduti” sul proprio
posto di lavoro, mancata vigilanza e controlli sull’applicazione delle norme antinfortunistiche
che non garantiscono assolutamente l’incolumità dello stesso
lavoratore.
In 50 anni
di vita l’azienda siderurgica tarantina non e’ mai riuscita a porre un freno alla
sanguinosa lista mortuaria che oramai la contraddistingue. Tutto ciò non è
solamente frutto del caso o di una strana avversione del fato, ma di una
semplicissima conseguenza alle scandalose direttive per la NON salvaguardia del
lavoratore che contraddistinguono questo vetusto impianto sin dalla sua
nascita.
Le cronache dell’ultimo incidente
avvenuto in fabbrica tuttavia hanno dell’assurdo, è stata sicuramente fra le più
terribili disgrazie mai verificatesi all’interno dello stabilimento.
L’8 Giugno l’operaio (padre
di due figli) Alessandro Morricella durante una delle tantissime operazioni
pericolose e’ stato investito, a quanto pare, da una colata di ghisa
incandescente.
Se la dinamica dell'incidente
fosse realmente questa, l’atrocità del fatto avrebbe sicuramente qualcosa di
inimmaginabile.
Per tale episodio la Procura
di Taranto ha disposto il sequestro senza facoltà d’uso dell’Altoforno 2,
mettendo in moto una serie di problematiche che pongono a duro rischio la
produzione e quindi il normale procedimento a regime dell’intero stabilimento.
La chiusura di quest’altro
impianto obbliga ILVA ad accelerare i lavori di rifacimento dell’altoforno 1
(che paiono però ancora in alto mare), in quanto con un solo altoforno in
marcia (Afo4) l’acciaieria non avrebbe l’energia sufficiente per garantire la
produzione per l’intero fabbisogno energetico aziendale. Due settimane e’ il
tempo necessario ad Ilva per spegnere Afo2, nel frattempo l’azienda mette in
fermata per manutenzione (notizia di questi giorni) AFO4 per 36 ore, lavori che
comportano paradossalmente a far restare in vita l’Ilva grazie proprio ad Afo
2(impianto sotto sequestro senza facoltà d’uso) e mentre i legali Ilva preparano il ricorso per non
spegnere il forno omicida, l’azienda
attende la conclusione dei lavori di Afo1 prevista presubibilmente per Agosto.
Cosi come già annunciato
dall’eurodeputata del Movimento 5 stelle Rosa D’Amato, anche il nostro meetup Taras
in Movimento, all’unisono con tutti gli attivisti del M5S della zona ionica,
ritiene che destinare ancora risorse economiche all’azienda privata ILVA non
sia dare una mano al territorio, bensì portare aspirina ad un cadavere in
avanzato stato di putrefazione.
Se il governo ha davvero
intenzione di salvare Taranto e la sua provincia da una crisi irreversibile,
crediamo sia necessario abbattere definitivamente il cancro della città, quel disastro
ecologico di nome ILVA , che ha distrutto in qualche decennio un territorio
ricolmo di storia millenaria e con esso un intera popolazione.
Il meetup Taras in Movimento continuerà
la sua attività di controllo sul territorio e seguirà da vicino le dinamiche
aziendali denunciando agli organi competenti tutti i casi che riterrà poco
trasparenti che mettono in pericolo la
salute del cittadino e del lavoratore.

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