Ilva - Quel pasticciaccio brutto della morte di Alessandro, la magistratura chiude altoforno
Impianto vetusto di oltre mezzo secolo, messo sul tavolo
ipocrita di un impossibile rinnovamento.
Questa morte orribile di un figlio della nostra terra, deve costituire un
monito per tutti, dalla Regione in su e giù. Ieri qualcuno mi descriveva il
posto dove è avvenuto l’incidente.
Davanti ad una porta di inferno, gli addetti
alla temperatura della ghisa, prendono il dato, prima che il liquido infuocato
rompa la membrana e si riversi nel fiume di fuoco. Il lavoratore assiste alla
colata ad una distanza di 20 metri. Il
liquido è pesante, cade separandosi dalla loppa ancora più pesante che prende
un’altra strada. Un’operazione fatta chissà quante volte, di routine.
L’altro giorno qualcosa di imprevisto è accaduto, il liquido
infuocato non è caduto di botto, come al solito come un “piscio di un prostatico” dice un
lavoratore, ma è schizzato in alto investendo Alessandro. E qui sorge un altro
aspetto che riguarda il sistema di sicurezza.
Alessandro aveva la tuta e scafandro previsto per quel luogo? Se così
non fosse sarebbe davvero un brutto pasticcio che riguarda anche altre
responsabilità organizzative di reparto.
Il terreno è davvero complesso e articolato, di questa
morte i responsabili sono davvero molti, troppi. Un ‘intera provincia deve
domandarsi il senso di questa drammatica storia

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