Italia – Croazia nella partita per le risorse petrolifere offshore
Scritto da Maria Angela Amato
Gli studi condotti dalla compagnia norvegese
"Spectrum", che dal mese di settembre 2013 ha svolto per il Governo Croato
di Zagabria l'esplorazione delle risorse petrolifere offshore, hanno confermato
la presenza di grandi quantità di petrolio e di gas sotto i fondali marini del
mar Adriatico. Dal loro sito internet :
“Gli idrocarburi si trovano sotto le acque poco profonde
tra l'Italia e la Croazia sul margine settentrionale del Mar Mediterraneo in
Europa....”.
In Italia il decreto-legge "Sblocca Italia" ha qualificato le
attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e di stoccaggio
sotterraneo di gas naturale, come attività di interesse strategico, di pubblica
utilità, urgenti e indifferibili. Le competenze per le autorizzazioni,
relativamente alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), sono dello Stato e
sono stati semplificati gli iter e ridotti i tempi necessari per il
rilascio dei titoli autorizzativi, prevedendo un titolo concessorio unico,
accordato con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico MISE.
Riguardo al piano italiano delle aree in cui sono consentite le attività di
prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e stoccaggio di gas
naturali, in base alla Legge di stabilità 2015,doveva essere predisposto
dal Ministro dello sviluppo economico (MISE), sentito il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM), sentendo
il parere della conferenza unificata delle regioni, per le attività sulla terraferma.
In proposito rammentiamo il ricorso della Regione Puglia, il 20 febbraio 2015:
Denunciata previsione di una previa intesa con la
Conferenza unificata, anziché della necessaria
acquisizione dell'intesa con ciascuna
Regione territorialmente interessata ad ogni attività, anche
destinata a svolgersinel mare continentale.
Pertanto nelle more di tale piano si applica la normativa previgente.
La Croazia ha invece predisposto il Piano e il Programma Quadro per
la ricerca e la coltivazione di idrocarburi nelle acque croate del Mare
Adriatico, attualmente sottoposto dall'Italia a Valutazione Ambientale
Strategica (VAS) avviata il 25/8/2014 e tuttora in corso. La ricerca
croata prevede rilievi sismici 2D e 3D e la perforazione esplorativa per un
periodo massimo di 5 anni. La produzione di idrocarburi è prevista per un
periodo massimo di 25-30 anni. Le attività di ricerca e produzione si
svolgeranno all'interno di 29 blocchi (aree): 8 blocchi nell'Adriatico
settentrionale, 16 blocchi nell'Adriatico centrale e 5 blocchi nell'Adriatico
meridionale. La superficie di ciascun blocco varia dai 1000 ai 1600 km2.
Notiamo l’atteggiamento contradditorio del MATTM italiano che nella
VAS del Piano Croato si dimostra fortemente preoccupato per tali attività, ma
continua a concedere le autorizzazioni con procedure di VIA
favorevoli alle prospezioni nei mari italiani, la più estesa alla stessa
Spectrum per un’estensione di 14.128 km2 e 16.169 km2 (di cui all'articolo
precedente). Altre procedure di VIA non sono state ancora ultimate,
e rammentiamo quella per la Schlumberger Italiana S.p.a. (attualmente partner
della Spectrum nel Golfo del Messico) per 4030 km2 nel Golfo di Taranto, e
quella della TGS – NOPEC ben 6000 km2 nel mar di Sardegna zona E!
Tuttavia concordiamo con il Ministero dell'Ambiente
italiano che, nella Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Piano
Croato, “osserva” la carenza nel Rapporto Ambientale Croato dell'analisi degli
ulteriori impatti ambientali transfrontalieri, anche potenziali, rispetto a
quelli presentati . Il Ministro “osserva” l’importanza di porre
particolare attenzione alla Programmazione delle attività del Piano
Programma Croato per evitare impatti cumulativi derivanti dallo
svolgimento di attività simultanee in blocchi contigui.
Il Ministero è “preoccupato” per gli impatti ambientali cumulativi,
di tipo acustico, ma anche chimico per gli scarichi in mare derivanti dalla
fase di realizzazione, produzione e manutenzione delle piattaforme dei 29
blocchi con il correlato trasporto marittimo. Quindi la quantità di acque
reflue oleose rilasciate sarà molto variabile, e si suppone possa
aumentare con l’inizio delle attività dei blocchi.
Il Mare Adriatico è un mare chiuso e si ipotizza che l’attività croata
potrebbe produrre degli effetti negativi sui mari e sulle coste italiane nei 5
anni di perforazione e nei 25 di coltivazione, in particolare con danni cronici
agli organismi marini a causa dell’esposizione prolungata a basse
concentrazioni di inquinanti persistenti e attivi biologicamente. Pertanto
occorrerebbe anche una concertazione con le attività italiane contigue
già autorizzate! Il Mare Adriatico è un serbatoio unico ed indivisibile per le
attività del trasporto,della pesca, del turismo, dell’acquacoltura, e così via,
per tutti gli Stati costieri.
Inoltre il Ministero italiano rileva la mancanza della Valutazione di
Incidenza, pur essendo presenti, in numero elevato, siti italiani della Rete
Natura 2000 (composta da due tipi di aree: le Zone di Protezione Speciale ZPS
previste dalla Direttiva Uccelli, e i Siti di Importanza Comunitaria
proposti pSIC). Quindi viene richiesta un’integrazione della procedura di
VAS con tale Valutazione di Incidenza dei siti potenzialmente
interessati, almeno per prevenire e minimizzare gli impatti su questa
“Strategica componente del patrimonio naturalistico europeo”.
Anche il Servizio Ecologia della Regione Puglia osserva, nell'ambito di
tale VAS, che due blocchi del piano Croato distano solo 22 km dal SIC –
ZPS “Isole Tremiti” che è parte del Parco Nazionale del Gargano,
chiede che siano spostati di un km alcuni blocchi per proteggere i Siti
italiani della Rete Natura 2000 e che l’attività di esplorazione non si svolga
su più di tre blocchi contemporaneamente.
Il Codice ambientale (D.Lgs. 152/2006) vieta le attività di ricerca,
di prospezione e di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare
all'interno del perimetro delle aree marine e costiere, protette da leggi
nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell'Unione europea
e internazionali. Inoltre tale divieto è esteso alle zone di
mare entro dodici miglia dalle linee di costa, lungo l'intero perimetro
costiero nazionale e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere
protette, tranne il caso di procedimenti concessori in corso e i titoli
abilitativi già rilasciati. Infine la Commissione Europea afferma che, a
norma della direttiva sugli habitat, qualsiasi piano o progetto che possa avere
incidenze significative su un sito Natura 2000 deve essere sottoposto ad
un'opportuna valutazione tenendo conto degli obiettivi di conservazione del
sito.
Il nostro Ministero aggiunge anche la necessità di integrare il piano
croato con le informazioni mancanti relative a:
- l’ampia porzione del Mare Adriatico che è
stata individuata come EBSAs (Ecologically e Biologically Significant Marine
Areas) e come possibile area protetta di alto mare dalla convenzione di
Barcellona,
- la possibile presenza di
ordigni bellici sui fondali,
- la presenza di un
elevato traffico marittimo con un volume elevato di idrocarburi in transito!
Riguardo ai probabili incidenti? Rammentiamo che gli Stati membri devono
emanare e far entrare in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva sulla sicurezza delle
operazioni in mare entro il 19 luglio 2015.
Maria Angela Amato

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