Liviano - Lo sforzo comune sulle idee vincenti o sulle idee di chi fa perdere la città?

Mica è semplice resistere, la politica non è più del politico, è il titolo di un capitolo del libro "Ecologia e politica"  scritto nel 1974 da Andrè Gorz,  che è stato un maestro di tutti coloro che, da sinistra, guardavano alla sostenibilità ambientale. 

Non è facile resistere all'omologazione stando nell’alveo dei partiti politici. La doppiezza dello stile è evidente; leggo che esponenti del Partito democratico, lo stesso che a Taranto appoggia la giunta Stefàno, verso la quale il consigliere Liviano è all’opposizione, quindi all’opposizione del Pd, ora che c’è stata questa elezione rivoluzionaria, si fanno avanti proponendo il Patto per Taranto. Appare come una rete per accalappiare il pesce singolo, come lanciare la sfida su un tema condivisibile.

Ma la risposta appare davvero semplice, scegliamo le idee vincenti, entrate nel mio campo, dove queste idee sono maturate da tempo.  Il cambiamento non è semplice se le idee sono diverse e si deve trovare la convergenza, si perde solo tempo.  Pensiamo al cambiamento avvenuto in Spagna a Bilbao, ex città siderurgica.  

Nel 1991 il sindaco della città basca, promuove l' associazione Bilbao Metropoli, insieme a Provincia e al Governo regionale con 30 soci tutti impegnati a rilanciare la città. 

Ecco allora un cambiamento che veda le istituzioni in primo luogo convergere sull’idea del cambiamento e poi attrarre centri produttivi, università, organizzazioni no-profit, enti pubblici locali, banche e fondazioni, camere di commercio e diventare immediatamente il pensatoio su come progettare il recupero, di come sviluppare piani, ricerche, forme promozionali finalizzate al recupero e alla rivitalizzazione dell’area urbana della città. Questo è il patto.

Alcuni frammenti, legati alla personale esperienza.  Lo scrivente da due anni si batte per portare avanti il progetto di energia sociale, trarre risorsa dai rifiuti e riversare l’intero profitto nel sociale. Ora, già questo, legato ad un vero piano sociale territoriale che è parte integrante del progetto tecnico, potrebbe essere, per esempio, il ripopolamento della città vecchia. Questo potrebbe essere uno dei piani da sviluppare che darebbe anche un senso alla raccolta differenziata e alla gestione dei rifiuti attualmente pietosa.

Poi c’è il turismo e la valorizzazione della costa, gravine, dell’arte, del patrimonio dei beni culturali oltreché ambientali. E’ pensabile far uscire il museo dal Marta? Si con le forme di artigianato che riproducono maschere, statue e gioielli. E magari con piccoli negozi nella città antica recuperata. Poi riportare in città l’agricoltura che è sempre stato il primo settore in provincia, con imprese agro-alimentari.

Insomma idee vincenti allora, non c’è dubbio. Se la proposta fosse mettere sul piano del confronto il mantenimento degli stand produttivi del siderurgico o dell’Eni o Cementir, legando magari questi al patto per Taranto, sarebbe un patto perdente, perché la novità vera porta a immaginare e perseguire, con atti concreti, un superamento della città industriale, modello che è servito per cinquant’anni e che non ha più futuro.

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