Papa Francesco nella sua enciclica, parla di decrescita e invita gli ecologisti ad essere più coraggiosi
L’enciclica del Papa si rifà al Cantico delle Creature di San
Francesco, dopo 800 anni ecco che il testo del poverello di Assisi, passando
dal pontefice, viene propagandato dai laicissimi Verdi ecologisti. Sarà anche
questo un segno dei tempi. La nostra casa comune è anche come una
sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, dice il testo iniziale e fa
pensare a quello che ha detto Samantha Cristoforetti, che da lassù la Terra
appare come una grande nave spaziale nella sua unicità.
La parola di Papa
Francesco, forse per il suo carisma più forte, avrà più successo delle altre
encicliche che pure vengono richiamate nel cappello introduttivo, pensiamo a
quel forte richiamo di San Giovanni Paolo II che introdusse il tema della
Riconversione Ecologica, che portava ad una conclusione forte: “il vero
peccato originale è il disastro ambientale”. Mica poco. Eppure questo tema, su
cui Guido Viale ci ha fatto un libro, non citando il Papa, almeno nella
sinossi, è stato poco dibattuto nel mondo ecologista. Siamo passati dai temi
della guerra e della fame, temi più rispondenti ad una Chiesa universale, a
questa summa ecologica che affronta temi molto interessanti, non solo la difesa
del creato, l’acqua, il suolo, la vita, ma anche temi molto dibattuti come la
rapida evoluzione dei comportamenti della società che contrastano con la
lentezza della natura.
L’altro aspetto è la irrazionale fiducia nel progresso, per la quale abbiamo fatto morire centri storici, per esempio, o nella capacità umana, senza contare che l’uomo non è più fragile spettatore della natura, ma ha subito una mutazione etica terribile, in quanto ne è diventato distruttore. Per quanto riguarda i rifiuti, emerge il discorso di "un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare".
Come non riconoscere in questo un ragionamento di Paul Connett che utilizzava contro il modello lineare che è invece quello che ci propone la società consumistica?
L’altro aspetto è la irrazionale fiducia nel progresso, per la quale abbiamo fatto morire centri storici, per esempio, o nella capacità umana, senza contare che l’uomo non è più fragile spettatore della natura, ma ha subito una mutazione etica terribile, in quanto ne è diventato distruttore. Per quanto riguarda i rifiuti, emerge il discorso di "un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare".
Come non riconoscere in questo un ragionamento di Paul Connett che utilizzava contro il modello lineare che è invece quello che ci propone la società consumistica?
Il documento
papale stavolta è esaustivo per quanto riguarda il clima, la perdita di
biodiversità, i drammi che possono rappresentare quella che Giorgio Nebbia ha
definito la “natura che si vendica”. Il
punto di riferimento è sempre lo sguardo ai Paesi in via di sviluppo, sui quali
oltre guerre e carestie, ora i cambiamenti climatici creeranno nuovi esodi
inimmaginabili, come per l’acqua.
Che fa il mondo di
coloro che detengono più risorse e potere economico o politico? Secondo la Chiesa "cercano di mascherare i problemi o nasconderne i sintomi, cercando solo di
ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici", cosi come dell’inquinamento.
Tutti temi che sono dentro il patrimonio ecologico di decenni di discussioni fra i movimenti ecologisti. Come il degrado delle città, l’iniquità sociale, il disequilibrio Nord Sud, con la contraddizione del debito dei Paesi poveri che è conteggiato dai ricchi, mentre quest'ultimi ignorano il debito ecologico inferto ai “.. popoli in via di sviluppo, dove si trovano le riserve più importanti della biosfera, continuano ad alimentare lo sviluppo dei Paesi più ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro”.
Di fronte a tutto
questo non serve “un ecologia superficiale o apparente che consolida un certo
intorpidimento e una spensierata irresponsabilità. Come spesso accade in
epoche di profonde crisi, che richiedono decisioni coraggiose, siamo tentati
di pensare che quanto sta succedendo non è certo”. Papa Francesco invita al coraggio.
Un ultimo aspetto
che collego al dibattito generale è quello che riguarda il determinismo della
crescita, che drena risorse e impoverisce il pianeta, tutti temi che portano al
concetto di decrescita felice, come spesso abbiamo raccontato.
L’enciclica di
Papa Francesco è moderna e allo stesso patrimonio della Chiesa, difficile da
sintetizzare, ho colto i punti a mio avviso più chiari anche rispetto all’esperienza
personale. Ma è da leggere e soprattutto da gestire nel mondo ecologista e
religioso, come monito, come corredo culturale di una ecologia della vita.

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