Taranto - La festa del candidato...eletto
Eh sì c'è festa e festa, non c'è alcun dubbio. C'è la festa che i
candidati fanno prima delle elezioni, dove chi va è sempre da acciuffare, per
il voto si fanno patti. Penso che sia una cosa squallida questo cocktail di ipocrisia, non
ci sono mai andato. Ieri, la festa di Liviano, in quella Villa Vetusta di nome
e di fatto, all'estremo di Lama, periferia della periferia di Taranto-
spazio aperto, qualche albero, briciolina nel viale e un po'di verde
quanto basta - è qualcosa di più di una festa, sembra una rigenerazione, la
gente arriva, all'inizio un po'a rilento - l'appuntamento è alle 20 - poi
più massiccia, fino a riempire quel vasto spazio all'aperto del B&B – ha il viso disteso in un sorriso.
Sono volti affatto
noti, sono amici e elettori, sono tanti. Liviano con 3.524 voti è stato
l'ultimo eletto della Lista Emiliano, ma ha superato di 700 voti il candidato
del Sindaco di Taranto, che era sicuro di essere eletto, che, prima delle elezioni, nello
stile dei candidati stefaniani, con il suo manifesto 3x6 spiccava nella città.
Titola un giornale locale "i trombati di Stefàno". Non ci soffermiamo
su questo.
Ci piace invece parlare di ieri. Il tramonto spegne la luce del giorno sulla facciata
bianca della ex masseria a torre, tipica costruzione salentina, oramai c’è tanta
gente da contendersi anche un posto su uno strapuntino di pietra, le sedie sono
tutte occupate. Il complesso "Le Corde" confessa di suonare, con una corda seria,
una civile ed un’altra pazza.
Liviano alto come un nocchiere di bordo ondeggia nel dare i
saluti, sono baci e abbracci per tutti. Senza cerimonie, senza lacchè al suo
fianco, si mette da parte ospitando le persone, come nobiluomo d’altri tempi,
un po’ alieno tra i marpioni della politica.
Pochi noti della politica, più ex che attuali, tanta gente comune,
che, mentre il cielo diventa scuro e sorge Venere come stella che rassicura,
quella folla si assiepa a sentire musica.
Io vado via adesso, la festa diventa rumorosa per la persona che
accompagno, mi allontano e vedo che arriva alle 21,30 Dante Capriulo, scherzo
chiamandolo sindaco, “see” mi risponde “mancato semmai” . Gli ricordo che un altro, otto anni fa mi
rispose cosi. “Non sono un pediatra” mi risponde il consigliere che con Liviano e
Veneri fa gruppo al Comune sotto la sigla i Democratici della Città che
vogliamo.
Parliamo di questa candidatura, di questa elezione. “ Sbagliato
caricarla di troppe aspettative” dice Capriulo.
Eh sì, in effetti un consigliere pur animato di buona volontà poco può
incidere in una Regione così complessa come la Puglia. Ma adesso a noi piace
vederlo così come un nocchiero che salpa con tutta la gente a bordo, e apre le
sue vele al vento di ponente, come mission impossible forse, ma con tanta buona
volontà. Dice un suo fans che il tempo ha sbiancato i capelli: “abbiamo
insistito sull'onestà e sulla pulizia. Doti preziose in questi tempi”. Certo,
davvero rare, come la coerenza che manco a dirlo cozza con l’opportunismo. Ma
sono ultimi saldi di riflessioni, intanto la nave di Liviano è partita, vele
spiegate, per la città e per la provincia, ora una voce in più c’è. E che voce!





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