Vissani, la cozza è tarantina vieni qua a cucinarla!

Sarà per il gusto della partigianeria, sarà per la tradizione, ma se vogliamo essere rigorosamente seri, sentire Vissani lo chef della televisione di Stato, che parla della cozza del Golfo di Napoli con l’enfasi della Cozza DOP e poi si reca a Rovigo nel Polesine a fare un'altra trasmissione sulla Cozza di Scardovari DOP, arrivata qui appena nel 1960, dobbiamo riportare le giuste notizie sulla cozza italiana che parla l'idioma tarantino. 


La questione dell'inquinamento ha, sicuramente, determinato un danno, ma questo è un problema che occorre riposizionare. Secondo gli addetti la cozza Tarantina è la più sicura d'Italia. E stiamo parlando di un prodotto della natura che è molto pericoloso per la salute.  Taranto è nella storia della cozza, per il fatto di essere stato il maggior produttore di cozze e ostriche al mondo. Tanto da meritarsi una battuta di Totò, in film degli anni 40, quando per denigrare un ristoratore che si vantava di avere ostriche di Taranto,rispondeva. " Queste ostriche puzzano. Dite che sono venute da Taranto? Allora sono venute a piedi, facendo una puntatina a Gorgonzola".

Secondo Wikipedia sin dal 1800 i pescatori tarantini emigrarono in altre parti d'Italia radicandovi la loro cultura come un trasferimento di know how della mitilicultura. 

Che vi sia in atto un tentativo di screditare questa storia millenaria è certo, c’è chi sberleffa quest’accanimento storico, chi pensa che Taranto sia polo industriale italiano e basta, chi vuole condannare all’immobilismo e all’emigrazione delle intelligenze. E non diciamo altro. 

Tornando alla cozza tarantina, proprio per le vicissitudini dell’inquinamento, i controlli sono aumentati i prelievi e la classificazione delle acque vengono effettuati per ogni singolo produttore, quindi si analizza più volte lo stesso specchio d’acqua proprio per poter sfatare la negativa denominazione di “cozze alla diossina”.

Maggior garanzia della bontà delle cozze anche gli ambientalisti hanno proposto l’utilizzo di un particolare cemento che non rilascia sostanze inquinanti per fare il corpo morto (base di sostegno dei pali). Se il divieto di prelievo e vendita ha interessato solo i prodotti cresciuti nel primo seno del Mar Piccolo, è pur vero che la restante produzione è di indubbia qualità. 

Riportiamo le caratteristiche del territorio DOP : i motivi che rendono le cozze allevate nel Mar Piccolo particolarmente gustose, piene e profumate sono essenzialmente due. Nel Mar Grande e nel Mar Piccolo, a 60 metri di profondità, vi sono 34 sorgenti di acqua dolce di origine carsica chiamate “citri” che immettono in continuazione acqua dolce.

Se vogliamo, non per essere cattivi, ma per essere obiettivi, rispetto alla trasmissione di Vissani sulla cozza pregiata napoletana, la cronaca ci riporta il caso di circa 10 tonnellate di cozze abusive, organizzate in filari, su un fondale profondo circa 10 metri a largo del molo Sovraflutto dal lato della Viglienza, sono state sequestrate dai Carabinieri. La scoperta è stata fatta dalle unità subacquee dei Vigili del Fuoco in collaborazione con gli ispettori dell’Asl Na1 e del Nucleo Navale dei Carabinieri di Napoli. In seguito al rilevamento del batterio dell’epatite A nei golfi di Napoli e Pozzuoli era stato proibito l’allevamento di mitili, proprio per scongiurare il diffondersi di questa tremenda malattia infettiva.I mitili sono stati trainati in acque più profonde e nei prossimi giorni saranno analizzati per individuare eventuali tracce del virus dell’epatite. Le cozze sarebbero finite sulle tavole di ignari consumatori.

Concludendo possiamo dire che non si tratta di retaggio del passato, la cozza fa parte della nostra cultura e va salvaguardata l'immagine di un prodotto che rappresenta il riscatto della città, e come ogni prodotto agro-alimentare deve interessare non solo per gli addetti alla raccolta, ma per la filiera produttiva, commerciale, la ristorazione e per il turismo. 

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