Il potere, i soldi e la morte

 

Tra il peso delle azioni e il valore delle opere buone una riflessione sulla vita e sullo scopo esistenziale


Il viatico è sempre uguale per ognuno.  Eppure, sembra che chi esercita il Potere di uccidere, di compiere genocidi o mandare soldati a morire a migliaia al giorno per un pezzetto di terra, non pensa, pur inchinandosi davanti alla Croce, a quello che gli aspetta.

Stiamo tirando sù generazioni di idioti che fanno la fila per delle scarpe o un cellulare di ultima generazione, ma che nn muovono paglia se tolgono soldi alla sanità o se aumentano le tasse... Che pena

Il tema del potere, del denaro e della morte accompagna da sempre il cammino dell’umanità. Questi elementi, spesso intrecciati nella storia personale e collettiva, portano inevitabilmente a interrogarsi sul senso della vita, sulle reali priorità e sul destino che attende ognuno di noi. Da questi interrogativi nasce una riflessione profonda che cerca di andare oltre la superficie dei fatti, per scavare nel significato ultimo delle nostre scelte e aspirazioni.

Il viaggio della vita ha per tutti lo stesso esito: “il viatico è sempre uguale per ognuno”. Questa semplice verità, troppo spesso dimenticata da chi detiene il potere di vita e di morte sugli altri, dovrebbe rappresentare un monito costante. I potenti, che decidono delle sorti di migliaia di persone, mandando soldati a morire per il controllo di un lembo di terra o perpetrando genocidi, sembrano agire come se fossero immuni al giudizio finale, come se la morte riguardasse solo gli altri. Eppure, anche loro, persino quando si inchinano davanti alla Croce, dovranno affrontare ciò che li attende dopo questa vita. Come si suol dire, “la morte è il grande livellatore”, davanti ad essa crollano tutte le differenze sociali e le illusioni di onnipotenza.

Un pensiero tramandato da un nonno o bisnonno paterno, forse un commerciante di umili origini, reca una saggezza senza tempo: “l’unica borsa che mi porto dietro è quella delle opere buone”.

Questa frase, incisiva e profonda, ricorda quanto sia effimero accumulare ricchezze materiali e quanto invece siano durevoli le azioni positive compiute nella vita. Il denaro, pur essendo uno strumento utile, non può essere portato con sé oltre la soglia della morte; solo le opere buone restano come testimonianza del nostro passaggio e possono dare senso all’esistenza. Un proverbio italiano recita: “Non è ricco chi possiede, ma chi dona”.

Nel Vangelo, Cristo afferma: “Beati i poveri di spirito”. Questo monito, che potrebbe essere frainteso come un invito alla mediocrità, racchiude invece un insegnamento rivoluzionario: la vera ricchezza non risiede nel potere, nella fama o nel denaro, ma nella capacità di vivere con umiltà, riconoscendo i propri limiti e accettando la propria umanità. “Essere poveri di spirito” significa avere il cuore sgombro dall’arroganza e dalla superbia, pronti ad accogliere il prossimo e a donarsi senza calcoli. Trovare lo scopo della propria vita, dunque, non coincide con la ricerca della notorietà, ma con il perseguimento di valori autentici e duraturi.

La notorietà: una nuova dipendenza

Nel mondo contemporaneo, la notorietà ha assunto il ruolo di una vera e propria droga. Essere conosciuti, ammirati, seguiti sembra divenuto il fine ultimo di molte esistenze. Tuttavia, “la fama è come l’ombra: ti segue finché c’è il sole, svanisce col buio”. Vedi la depressione di Sgarbi, o quella sottile del vecchio attore Gassman prima della morte.

 La corsa verso la notorietà rischia di svuotare la vita di significato, portando a trascurare ciò che davvero conta: l’amore, la solidarietà, la capacità di lasciare un segno positivo nel cuore degli altri. Le opere buone, e non i riflettori, sono ciò che davvero ci accompagna oltre il confine dell’esistenza terrena. Non il narcisismo dei social: «quanti follower e quanti clik!»

Alla fine del nostro viaggio, non porteremo con noi né potere né ricchezze, ma solo ciò che di buono avremo seminato nel mondo. Ricordare le parole degli avi e il messaggio delle Beatitudini ci aiuta a orientarci nella ricerca di uno scopo profondo, autentico e duraturo. Si  dice spesso  “siamo tutti uguali davanti alla morte”, e ciò che ci distingue è la borsa delle opere buone che avremo riempito giorno dopo giorno. Vero nonno?

 Foto di Mohamed Hassan da Pixabay


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