il silenzio sui bambini uccisi nelle guerre



Foto di Nathan Smith da Pixabay


Giornata mondiale dei diritti dei bambiniil Report di YAKY denuncia il silenzio sui bambini uccisi nelle guerre

I giovani italiani chiedono un cambio di rotta immediato 

Il sondaggio su oltre 1.500 giovani rivela che i media parlano di morti e mutilazioni dei bambini come un dato di contorno, anziché inorridire e gridare allo scempio

Ieri è stata la Giornata Mondiale dei Dirittti dei Bambini e ieri sera si è concluso il sondaggio lanciato dai giovani del movimento YAKY – Youth Against Killing Youth, allo scopo di rilevare quale fosse il sentimento dei giovani in tema di uccisione e mutilazione di bambini e ragazzi nei vari teatri di guerra.

 

Il sondaggio, a cui hanno partecipato 1.696 giovani italiani, rivela una verità dura e non più ignorabile: i bambini continuano a essere uccisi nelle guerre e l’opinione pubblica non è adeguatamente informata.

 

Il report che raccoglie tutti i dati (in allegato) conferma che gli intervistati, pur essendo giovanissimi (59% sotto i 18 anni, 23% tra 18 e 24, 18% over 24), possiedono una consapevolezza emotiva e morale molto più lucida di quella mostrata dal dibattito pubblico. Le emozioni prevalenti sono rabbia, tristezza, disgusto e senso di ingiustizia, un segnale evidente del livello di sensibilità e allarme che il tema suscita.

 

Una generazione che chiede la verità sui bambini uccisi nelle guerre

Il dato più critico emerge proprio dal rapporto tra giovani e informazione: la larga maggioranza ritiene che i media italiani non parlino abbastanza delle vittime infantili dei conflitti, solo il 26,4% ritiene di essere opportunamente informato e il 92% ritiene che i media debbano parlarne di più. Il risultato è che molti ragazzi e ragazze non conoscono nemmeno alcuni dati fondamentali, come il fatto che, in media, oltre 20 bambini al giorno vengono uccisi o mutilati nei teatri di guerra. È un silenzio che pesa.

 

Disponibilità all’azione: un potenziale di mobilitazione senza precedenti

Alla domanda sulla partecipazione a future iniziative di YAKY – manifestazioni, campagne o attività online – quasi nove giovani su dieci si dichiarano disponibili o potenzialmente disponibili. Si tratta di un dato straordinario. Una disponibilità che non va dispersa, ma raccolta, 

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organizzata e ascoltata. Quando si chiede quale sia l’azione più efficace, la risposta prevalente è chiara: diffondere informazioni. I giovani chiedono di rompere il muro di silenzio intorno alle guerre e di restituire centralità alle vittime più piccole.

 

Un dato altrettanto scandaloso è che il 7,5% degli intervistati si dichiara indifferente innanzi all’uccisione di bambini in guerra.

 

La responsabilità è collettiva

Il report rileva anche una forte sensibilità sul tema delle responsabilità: i partecipanti indicano istituzioni internazionali, governi, organizzazioni umanitarie e cittadini come attori che devono, insieme, difendere i minori nei conflitti armati. Non esistono alibi: secondo i giovani, nessuno può tirarsi fuori.

 

YAKY: un movimento che cresce, una richiesta che non può essere ignorata

Il sondaggio evidenzia che molti giovani non conoscevano ancora il movimento YAKY, ma questo dato rappresenta un’opportunità: l’emergere di una rete giovanile globale capace di dare voce a una richiesta sempre più urgente.

 

YAKY è nato nei mesi scorsi ad opera di due giovani salentiniLuigi Carratta e Francesco Pio Manca, allo scopo di affermare che bombardare i bambini non è autodifesa, che la morte dei bambini non è un dettaglio laterale dei conflitti, e che la società civile – in particolare la sua parte più giovane – non è più disposta ad accettarlo.

 

Questo report non è un semplice documento statistico. È un’accusa. Un invito diretto alle istituzioni, ai media e alla società civile: smettere di ignorare i bambini uccisi nelle guerre e assumersi la responsabilità di proteggerli.




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