Un minestrone il piano per ex Ilva, i sindacati non ci stanno
I sindacati della vertenza ex Ilva ora Acciaierie d’Italia proprio non si fidano più del ministro del Made in Italy Urso.
Convocata per il prossimo venerdì 28 novembre un nuovo tavolo a Palazzo Piacentini sede del ministero del Made in Italy.
I sindacati hanno risposto in un comunicato che “la ripresa del confronto sull’ex Ilva dovrà avvenire esclusivamente a Palazzo Chigi alla presenza della Meloni e con il ritiro del piano presentato da parte del governo”.
Un piano in otto slides che conteneva solo esuberi e cassa integrazione.
Il ministro ha convocato due tavoli, prima i sindacati dei lavoratori degli stabilimenti del Nord Italia dell’ex Ilva ovvero Genova-Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi. Successivamente le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali dell’ex Ilva, con i rappresentanti delle Regioni Puglia, Liguria e Piemonte e gli Enti locali nei cui territori hanno sede gli stabilimenti del gruppo. Saranno inoltre presenti altri ministri a iniziare da quello del Lavoro Calderone.
Intanto è stato approvato dal Consiglio dei ministri il decreto-legge per sostenere la continuità produttiva di Acciaierie d’Italia. I residui del prestito ponte di 108 milioni fino a febbraio 2026 per evitare lo stop degli impianti.
Il decreto introduce misure urgenti per assicurare la prosecuzione delle attività produttive, tutelare i lavoratori e riconoscere compensazioni ambientali al territorio. A febbraio 2026 dovrebbe concludersi la trattiva di vendita degli stabilimenti ex Ilva.
Un “minestrone / contenitore”
I 92 milioni che restano sono destinati a interventi sugli altiforni e che riguardano manutenzione ordinaria e straordinaria più prescrizioni Aia (autorizzazione integrata ambientale) e Piano di Ripartenza.
Un “minestrone / contenitore” palesemente insufficiente come risorse per attuare quanto descritto. Le elezioni regionali sono alle porte. Ulteriori 20 milioni servono per 2025 e 2026 alla integrazione fino al 75% della cassa integrazione straordinaria fino adesso pagata dalla impresa.
Infine, interventi sul Fondo per gli indennizzi ai proprietari di immobili del quartiere Tamburi e un contributo “energia” essendo le acciaierie a forte consumo di energia.
Una novità di cui si parla poco è il progetto finanziato dalla Commissione europea denominato “H2Loop” del programma di innovazione del settore energetico conosciuto come “RfcsBig Ticket”. Il progetto dura quattro anni. Collaboreranno il centro Ricerca e Sviluppo della ex Ilva con il Politecnico di Torino, l’istituto di ricerca tedesco BFI e l’azienda austriaca Rouge H2 Engineering, specializzata in tecnologie per l’idrogeno.
Il progetto consiste nello sviluppo di soluzioni innovative per la produzione sostenibile di idrogeno e la decarbonizzazione del settore siderurgico. H2Loop ha l’obiettivo di valutare la fattibilità e l’efficienza del processo di chemical looping per la produzione di idrogeno dai gas d’altoforno: l’industria metallurgica utilizza gas come ossigeno, azoto e argon. Gli impianti pilota verranno installati nello stabilimento ex Ilva di Taranto.
L’idrogeno prodotto non è uguale all’idrogeno prodotto da
fonti rinnovabili, in quanto il processo prevede delle emissioni di CO2, per
quanto ridotte.
foto dal Manifesto

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