Riconoscimento danni ai familiari di esposti all’amianto



 


Emendamento bipartisan presentato al Senato della Repubblica da diversi parlamentari democratici e Avs Camusso Zampa Zambito Magni de Cristoforo Cucchi e Forza Italia con Ternullo e Silvestro.

La proposta intende modificare l’art 9 del DDL numero 1706 inserendo un articolo 9/bis misure a tutela delle vittime dell'amianto e dei tumori professionali e per la ricerca clinica nonché per la realizzazione di centri per la cura del mesotelioma.

A decorrere dal 1° gennaio 2026 i finanziamenti di cui all'articolo uno comma 359 della legge 30 dicembre 2020 numero 178 affluiscono al fondo per le vittime dell'amianto, di cui all'articolo uno, comma 241, della legge 24 dicembre 2007, numero 244 in un'unica voce di contribuzione sommando le due distinte finalità di finanziamento e assicurando il pieno utilizzo delle risorse stesse per le prestazioni di cui ai commi 356 e 357 dell'articolo uno della legge 30 dicembre 2020 numero 178.

All'articolo uno comma 3 58 della legge 30 dicembre 2020 numero 178 il primo e il secondo periodo sono soppressi.

Le disposizioni di cui al presente decreto del presidente della Repubblica 28 luglio 1999 numero 510 e successive modificazione si applicano altresì ai familiari del personale militare che abbiano contratto patologie oncologiche riconducibili in via diretta o indiretta all'esposizione ad amianto e ad altre sostanze nocive derivante al servizio prestato dal medesimo personale accertata come dipendente da causa di servizio ai soggetti di cui al comma uno sono riconosciuti i benefici identitari e previdenziali previste per le vittime del dovere e per i loro familiari ai sensi dell'articolo uno comma 356 e 564 della legge 20 dicembre 2005 numero 266 nonché del decreto del presidente della Repubblica 28 luglio 1999 510 agli oneri derivanti dal presente articolo valutati in euro due milioni annui a decorrere dell'anno 2020.

L’amianto rappresenta una delle problematiche più annose e controverse della storia industriale e sanitaria del Novecento. Il termine stesso, che deriva dal greco antico e significa “incorruttibile” o “inestinguibile”, racchiude in sé la natura ambigua di questa sostanza: da una parte le sue proprietà straordinarie, dall’altra la pericolosità che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, o purtroppo su quella di amici e conoscenti.

La consapevolezza dei rischi legati all’amianto non è sempre stata presente. È solo negli anni 20 del Novecento che si inizia a comprendere la gravità della situazione, con la coniazione del termine “asbestosi” per indicare una malattia polmonare causata dall’inalazione delle fibre di amianto. Da quel momento, la scienza medica ha iniziato a indagare sulle conseguenze dell’esposizione a questa sostanza, gettando le basi per una maggiore attenzione e prevenzione.

L’amianto è stato largamente utilizzato nell’edilizia e in numerosi settori industriali durante il XX secolo. Le sue caratteristiche peculiari, tra cui la flessibilità, la resistenza, l’eccellente protezione dal fuoco e l’isolamento termico e acustico, ne hanno fatto un materiale molto apprezzato. Un esempio emblematico è quello di un tecnico della facoltà di medicina dell’Università di Bari, che impiegava la polvere di amianto per raffreddare alambicchi bollenti durante le ricerche. Nonostante respirasse regolarmente la polvere di amianto, quando l’ho conosciuto aveva 74 anni ed era ancora in buona salute: un caso fortunato.

Purtroppo, la storia dell’amianto è segnata da numerose tragedie personali. Ricordo, ad esempio, il caso di Antonio Ricciato, un mio amico che aveva lavorato all’Italsider. Grazie all’abbuono previdenziale per l’amianto, era uscito dall’azienda, ma la malattia non gli ha dato tregua: l’esposizione alle fibre si è manifestata senza alcun periodo di incubazione e lo ha portato via.

A livello nazionale va premiato il protagonismo di Paola Santo Spirito che da Taranto insieme a Mattia Giorno, vice sindaco e candidato alle regionali, hanno prodotto per avere questo risultato.

La vicenda dell’amianto, tra sperimentazione diretta e testimonianze personali, ci mostra come la conoscenza dei rischi sia arrivata troppo tardi rispetto all’uso massiccio del materiale. Resta oggi la necessità di ricordare e riflettere su quanto accaduto, affinché errori simili non si ripetano in futuro.

Foto di Pasi Mämmelä da Pixabay

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