Tre donne per Daniela Baldassarra nella sua lectio magistralis
Se non fossimo certi di conoscere Daniela Baldassarra, ieri sera al Tatà di Taranto, saremmo caduti nel tranello della Lectio Magistralis in Donne Distorte, in realtà abbiamo capito subito che lo stile della formidabile attrice di Altamura avrebbe di nuovo fatto centro: brava, bravissima. Atro che formale accademia.
,L'occasione data dall'associazione Alzaia di Taranto, promotrice dell'evento, che in primis annuncia le iniziative per un 25 novembre tutto l'anno.
Le iniziative per la giornata nazionale contro la violenza sulle donne promosse dalla associazione Alzaia - che gestisce centri di ascolto antiviolenza a Taranto e provincia (Maruggio, Pulsano, Grottaglie) - si svolgeranno il 25 mattina a Grottaglie con un corteo che coinvolge le scuole, da Piazza Regina dalle Margherita o Piazza IV Novembre, per poi sfilare in corteo, mentre il pomeriggio a Taranto concentramento dalle 17,30 dal piazzale davanti Arsenale per un corteo che confluirà in Piazza Garibaldi.
Tre donne per Daniela Baldassarra
Un monologo che scardina stereotipi e dà voce alle donne
di ogni epoca
Un viaggio teatrale tra donne straordinarie
Attraversando i secoli da Cleopatra a Maria Montessori,
passando per la regina Elisabetta I, il monologo di Daniela si trasforma in un
vero e proprio viaggio nella storia al femminile, raccontato con una verve
scoppiettante e una comicità raffinata che conquista il pubblico dal primo
all’ultimo minuto. Daniela non si limita a narrare le vite di queste grandi
donne, ma scava nella loro intimità, mettendo a nudo le loro fragilità e le
loro forze, traendo ispirazione dai loro percorsi complessi per tessere un dialogo
vivo e attuale con lo spettatore.
Oltre gli stereotipi: il coraggio di essere sé stesse
Lungi dal cadere nei luoghi comuni o nelle semplificazioni banali che troppo spesso caratterizzano il dibattito – come dimostrano, purtroppo, le infelici esternazioni di alcuni ministri –, il monologo di Daniela si fa portavoce di una narrazione alternativa. Qui si mettono in luce le contraddizioni, i paradossi e la ricchezza della condizione femminile, molto più dei suoi aspetti di mera “differenza”. La comicità di Daniela diventa così strumento dissacrante per smascherare gli uomini da evitare e per offrire consigli preziosi alle donne di oggi, con una leggerezza che non sminuisce mai la profondità del messaggio.
Una performance unica: comicità, cultura e sentimento
Daniela incarna tutti i personaggi, dando vita a una
galleria di figure che si alternano sul palco: donne potenti e maliziose,
uomini impacciati, mugugni con inflessioni baresi e momenti di riflessione
seria. Il tutto senza alcun ausilio scenografico, musicale o di effetti
speciali: solo la sua presenza scenica, il suo talento e la sua capacità di
passare dalla risata all’empatia nel giro di un attimo. Il pubblico resta
incollato alle poltroncine, travolto da un’ora abbondante di puro teatro, tra
risate, applausi e momenti di profonda commozione.
Undici anni di teatro e un richiamo a Franca Rame
Sono già undici anni che seguiamo questo portento teatrale,
che per molti ricorda la grande Franca Rame per la sua capacità di fondere
comicità e impegno civile. In questi anni abbiamo visto sul palco principesse
da risvegliare e principi azzurri da cui diffidare, fino a trovarci davanti a
donne di ogni tipo, ognuna con la sua storia e il suo modo di affrontare il
mondo.
Il coraggio di parlare della violenza sulle donne
Colpisce in modo particolare la parte della narrazione in cui Daniela affronta il tema della violenza sulle donne, fino ai tragici esiti dei femminicidi. La sua voce si fa seria, intensa, quando racconta il devastante dolore collettivo per la morte di una giovane, come - ricordiamo noi - Martina, strappata alla vita ad Afragola dopo una lunga agonia vissuta nei suoi soli quattordici anni, lapidata per un abbraccio mancato. Un racconto che giustamente commuove e scuote, che ci obbliga a guardare in faccia la realtà, senza filtri. Perchè non meno toccante è la riflessione sulle diverse reazioni suscitate dai femminicidi: la morte di una ragazza giovane scuote le coscienze, mentre quella di una escort, come Denise che – “vendeva l’amore quasi per gioco, ma metteva l’amore sopra ogni cosa”, cantava De André – passa quasi come una notizia di routine sindacale. Anche lei uccisa, anche lei vittima di una violenza che non fa distinzione di classe o condizione, e che ci interroga sul nostro modo di giudicare, ascoltare, compatire.
Il monologo di Daniela è molto più di uno spettacolo teatrale: è un atto di coraggio, un inno alla complessità e alla bellezza dell’universo femminile, un invito a riflettere e a cambiare prospettiva. Un’ora di teatro che lascia il segno, tra risate e applausi che solo grandi artisti sanno fare. Chapeau!




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