Un dialogo tra sordi per l’ex Ilva

Foto di grunzibaer da Pixabay

Oggi ennesimo incontro tra governo e sindacati, per l’ex Ilva.

di Erasmo Venosi

È un dialogo tra sordi, che rinuncia a valutare un nuovo modello produttivo attraverso nuovi progetti di pubblico dominio.

 Si continua a proporre condizioni irrealizzabili come la nazionalizzazione di Ilva o garanzie dello stato sui costi della energia oltre, a esborsi rilevanti per il progetto di decarbonizzazione fasulla, considerato che verrebbe fatta con il gas (GNL o da condotta).

I malpensanti potrebbero facilmente ipotizzare che, l’incontro di oggi ha più finalità elettoralistiche che dare reali risposte al problema dell’ex Ilva. Tema dell’incontro il Piano del governo già respinto dalle organizzazioni sindacali qualche settimana fa e la cassa integrazione, per 6 mila lavoratori.

Sulla nazionalizzazione il governo ha vincoli derivanti dal piano strutturale di bilancio concordato con Bruxelles, in attuazione del nuovo Patto di Stabilità e Crescita. Piano strutturale che prevede riduzioni di spesa di 14 miliardi l’anno fino al 2032 e altri interventi che, riguardano la riduzione del debito pubblico rispetto al PIL.

 Figurarsi poi se pur con il poderoso investimento del PNRR, la crescita è sempre asfittica. Oggi la UE ha ulteriormente tagliato la crescita per i prossimi tre anni! Inoltre, lo stesso ministro Urso ne ha dichiarato la impraticabilità per motivazioni costituzionali alle quali si potrebbe eccepire con i vari esempi in deroga, ma oggi con questo governo e maggioranza l’obiettivo dello Stato minimo è un vincolo ideologico inderogabile.

Il ministro Urso tempo fa dichiarò: “La nostra Carta costituzionale non consente la nazionalizzazione di un impianto siderurgico. I padri costituenti decisero che questo fosse possibile solo a tre condizioni, nella Carta è espressamente prescritto che si possa nazionalizzare un'impresa di produzione energetica, come poi realmente avvenne negli anni successivi, un'impresa che agisce in un regime di monopolio, e non è il caso degli impianti siderurgici di Taranto, e che sia un servizio pubblico essenziale".

 Dichiarazione fatta a Bari all’inaugurazione della Casa del Made in Italy e ancora Urso ha dichiarato:

Peraltro, era quello che tentarono di fare nella precedente gara quando vi furono due cordate, una delle quali vedeva come parte significativa essenziale proprio Cassa Depositi e Prestiti anche se l’impianto fu assegnato all'altra cordata guidata da Mittal “. 

Forze facilmente identificabili bloccano un nuovo modello produttivo finalizzato alla rinascita sociale, economica e ambientale di Taranto.

È vero o non è vero che ci sono 15 progetti industriali?

Progetti che riguardano cantieristica, nautica, meccanica, eolico offshore e logistica avanzata, sistema portuale e aggiungiamo noi agroalimentare. In dettaglio interventi realizzativi in cantieristica, aerospazio, nautica da diporto e crocieristica, carpenteria, ferrovie, eolico, meccanica e logistica, i data center e l’intelligenza artificiale.

 Le aziende interessate e che hanno manifestato interesse?  Fincantieri, Toto Holding-Renexia, Webuild Group, Mermec, Igenius, Cantieri di Puglia, Confapi e Confagricoltura.

Dichiarazioni sindacali come: “Servono cambiamenti, investimenti e un’azienda pubblica per rilanciare; altrimenti i 9 stabilimenti chiuderanno” evidenziano le difficoltà attuali dovute agli ostacoli già citati.

 

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