Italia sott'acqua e il governo rinvia azioni contro crisi climatica
La disattenzione del governo sulla crisi climatica, che ancora una volta sta devastando il nostro Paese, aumenta l’insicurezza dei cittadini
Proprio mentre è in corso la COP30 in Brasile, il principale appuntamento internazionale per la lotta al cambiamento climatico, gli eventi estremi di questo fine settimana e quelli in corso, ci ricordano come in Italia non sia più rinviabile affrontare seriamente la crisi climatica, sia in termini di mitigazione (abbattimento delle emissioni di CO2 e metano), sia in termini di adattamento.
Il governo invece continua a ritardare e perfino contrastare le
azioni contro l’emergenza climatica: così aumenta lo stato di insicurezza della
popolazione e il rischio di danni sempre più gravi davanti ai quali i cittadini
si sentono sempre più soli.
Le alluvioni affondano il centro-nord
Negli ultimi giorni alluvioni si sono abbattute su diverse
regioni del Centro-Nord. Dalla Toscana al Friuli-Venezia Giulia, dalla Liguria
al Veneto, questi eventi estremi hanno causato allagamenti, crolli e disagi.
Purtroppo, anche la sicurezza delle persone è stata messa a repentaglio: in
Friuli-Venezia Giulia, a seguito di una frana di fango che ha travolto
un’abitazione risultano al momento disperse due persone, mentre un’altra è
stata ferita. I danni sono anche economici: un esempio eclatante arriva purtroppo
da Brazzano di Cormons (Gorizia). Tra i tanti cittadini che in queste ore
stanno affrontando gravi danni a causa delle piogge torrenziali e delle
alluvioni c’è anche la chef stellata Antonia Klugmann, che ha subito
l’allagamento dei locali del suo ristorante “L’Argine a Vencò”: a lei e a tutte
le persone che si trovano in grave difficoltà va la solidarietà della comunità
WWF.
Questi eventi ci ricordano quanto sia importante intervenire per contrastare la crisi climatica. Per farlo serve però che tutti siano costantemente e correttamente informati, anche dal punto di visto scientifico, e che si dia voce ai cittadini rispetto alle conseguenze di eventi estremi una volta rarissimi e che oggi si ripetono anche più volte l’anno negli stessi luoghi.
Il ruolo dei media in questo campo è cruciale.
Non a caso la scorsa settimana, nel corso della COP30, è stato siglato il primo documento internazionale volto a contrastare la disinformazione e il negazionismo sul cambiamento climatico e a promuovere la diffusione di dati accurati e basati su evidenze scientifiche. Dieci Paesi, tra cui Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Spagna, Svezia e Uruguay, hanno firmato alla COP30 una Dichiarazione sull'integrità dell'informazione climatica.
La dichiarazione, sostenuta dalle Nazioni Unite e dall'Unesco, stabilisce una serie di impegni comuni per garantire la qualità delle informazioni ambientali, finanziando ricerche e programmi di formazione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Secondo il segretario generale dell'Onu, António Guterres, la nuova iniziativa globale rappresenta "un passo decisivo per garantire che scienziati e ricercatori non debbano temere di dire la verità".
Il WWF si chiede e chiede come mai l’Italia non abbia sottoscritto la dichiarazione.
L’azione del governo sul contrasto alla crisi climatica è insoddisfacente.
A maggio la Commissione europea ha evidenziato
come il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) dell’Italia
abbia al suo interno gravi carenze rispetto agli obiettivi climatici europei e
alle raccomandazioni già formulate nel 2023. La valutazione conferma come
l’Italia si mostri inadempiente, recependo solo parzialmente le indicazioni di
Bruxelles e mancando l’occasione di colmare davvero le profonde lacune già
emerse nella versione preliminare del piano. Anche sull’adattamento l’Italia è
al palo: non solo non ha nemmeno avviato l’attuazione del Piano nazionale di
Adattamento ai Cambiamenti Climatici approvato alla fine del 2023, ma nella
legge di Bilancio in discussione in Parlamento risultano ulteriormente tagliati
i fondi per affrontare il dissesto idrogeologico.
Tutto questo mentre invece l’azione dell’esecutivo si
concentra su progetti inutili, dannosi e costosi come il Ponte sullo Stretto di
Messina, non a caso recentemente bocciato dalla Corte dei conti.
Più in generale il WWF denuncia come il governo sembri deciso a ritardare il più possibile le azioni contro la crisi climatica in nome di un falso pragmatismo che rischia di danneggiare non solo il contrasto alla crisi climatica, ma la stessa competitività economica del Paese. Da quando il governo si è insediato abbiamo visto molte barriere e un forte rallentamento dello sviluppo delle energie rinnovabili, la soluzione per sostituire la causa del problema, cioè i combustibili fossili. Non agire ora e velocemente contro la crisi climatica, avendo a disposizione le soluzioni, è ingiustificabile e significa ignorare un problema del presente che rischia di aggravarsi ulteriormente in futuro.

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