Il ricordo e il presente nell’opera di Goffredo Palmerini “Intrecci di memoria” - Recensione
Il ricordo e il presente nell’opera di Goffredo
Palmerini“Intrecci di memoria”
TORINO - Il sedicesimo volume di Goffredo Palmerini è come un prezioso regalo che un caro amico ci
dona. Nel suo libro si ripropongono, intatte, le caratteristiche che fanno
dell’autore un acuto, attento, empatico osservatore della realtà. Palmerini è,
a tutti gli effetti, un penetrante scandagliatore, mai sguaiato e corretto
sempre, di episodi, personaggi, ambienti diversi e dal respiro amplissimo. La
sua nuova fatica mantiene intatta la freschezza e la virtuosa curiosità dei
precedenti volumi.
Siamo così proiettati da vicende strettamente legate
alla sua amata città d’origine, L’Aquila,
a episodi che s’inseriscono profondamente nel vissuto delle comunità italiane
all’estero. Il tutto in un turbine di riferimenti storici, economici, culturali
di una profonda ricchezza umana. Si leggano, a mo’ di esempio, le pagine
dedicate ad Amiternum, la città sabina e poi romana a pochi chilometri
dall’Aquila dove nacque il grande storico del I secolo a. C. Gaio Crispo Sallustio. Sono pagine che
vanno al di là della semplice presentazione della nuova guida e mirano a
restituire tutta la ricchezza storica, archeologica e culturale di una intera
regione che per molto tempo è stata, del tutto a torto, considerata periferica
e di secondario interesse nella grande Storia (con la S maiuscola) italiana.
Questa attenzione al dato locale non si rinchiude mai
nella provinciale rivendicazione di una presunta superiorità, bensì si coniuga
con un’altrettanta profonda attenzione all’aspetto universale dell’operare
umano. In Palmerini emerge sempre la
coscienza di un grande orgoglio per le proprie radici ma, al contempo, di un
grande rispetto e interesse per tutto ciò che, al di là della propria
appartenenza d’origine, si manifesta.
Se quindi sono interessanti le pagine dedicate ad Amiternum o alla riunione di trattori
d’epoca sul Gran Sasso, non devono stupire gli scritti dedicati alla nostra
emigrazione (si ricordi che l’autore è Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo) o i
molti articoli culturali su personaggi della più disparata provenienza. Ciò si
evidenzia non solo con la partecipazione e la premiazione nei numerosi concorsi
di cui viene riferito, ma anche, e forse soprattutto, con la riflessione e
l’esame delle opere (per citarne solo due) di poeti che, dall’India con Krishan Chand Sethi alle Filippine di Epitacio Tongohan, hanno tematizzato e
sviluppato la condizione umana.
Né ovviamente mancano gli importanti legami con gli
orizzonti nordamericani della nostra emigrazione, narrati nel periodico “La
Voce” di Arturo Tridico e le molte
figure di intellettuali di origine italiana (dagli Stati Uniti, all’Australia,
al Canada, all’Argentina, ecc.) che vengono evocati con partecipata e affettuosa
vicinanza. C’è in Palmerini il
gusto, tipico dell’intellettuale aperto al nuovo, per il marginale, il
secondario; il tentativo di rendere giustizia e grandezza a chi, nel turbine
della storia, appare emarginato: si leggano le potenti pagine dedicate alla
figura del compositore Rodolfo Zanni,
il Mozart dell’Argentina.
Questa vicinanza si esprime compiutamente nello spazio
dedicato al grande drammaturgo italoamericano Mario Fratti, di cui Palmerini ci ha già restituito una partecipata
riflessione in un suo precedente volume, e che ben rappresenta quel modo di
meditare dell’autore sempre sul crinale dell’evocazione del dato storico
coniugato col presente più attuale. Questo probabilmente è il carattere più
interessante dell’opera: il passato non è mai rappresentazione archivistica ed
antiquaria di ciò che non è più, ma innerva il presente, lo vivifica e continua
ad operare nella quotidianità attraverso una memoria che non è passiva
conservazione del ricordo, bensì un’attività vivace, rammemorante e che spinge
all’azione.
Significative le belle pagine dedicate alla scomparsa
del prof. Joseph D’Andrea; il
ricordo dell’uomo si lega indissolubilmente al ricordo di una tragedia della
nostra emigrazione di cui non si sente mai la eco: la morte di ben 171 nostri
connazionali avvenuta nell’esplosione di una miniera di carbone il 6 dicembre
1907 a Monongah in West Virginia.
Nel nostro mondo, in cui assistiamo quotidianamente a migrazioni di popoli
dalle dimensioni bibliche, il ricordo di ciò che è avvenuto diventa punto di
partenza per riflettere su ciò che ci aspetta nelle decisioni singole e
collettive.
Per questo motivo dalle belle pagine di Palmerini emergono figure poco
conosciute al grande pubblico ma di grande ricchezza professionale e culturale
che, nel breve spazio di una recensione, non è possibile citare completamente
ma che, dopo la lettura del testo, lasciano meditabondo il lettore tanta è la
poliedricità degli interessi dell’autore, tanta è la ricchezza di contenuti che
ne emerge e tanti sono gli spunti di riflessione offerti.
Nicola
F. Pomponio


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