La Casa dei Ricordi di Taranto: una comunità che abbraccia la fragilità
Riflessioni sull’incontro con i caregiver e sul ruolo dei caffè Alzheimer
Ieri sera, mentre ascoltavo le parole e i racconti dei
caregiver durante l’incontro bisettimanale della Casa dei Ricordi di Taranto —
il primo caffè Alzheimer della città — non ho potuto fare a meno di riflettere
sul difficile cammino intrapreso dalla Regione Puglia nel campo della demenza.
Si parla tanto, si narra molto, ma la strada operativa sembra ancora in salita.
La linea 5 ripreso dal sito della Regione Puglia, che a sua volta riprende fedelmente il Piano Nazionale delle Demenze, elenca una serie di attività fondamentali per sensibilizzare e informare le comunità sulla condizione di vita delle persone con demenza
https://www.regione.puglia.it/web/salute-sport-e-buona-vita/linea-5
Si parla di formazione, di istituzione di Comunità Amiche della Demenza, di screening della memoria, di sportelli Alzheimer e, non da ultimo, dei caffè Alzheimer. Sono iniziative preziose, ma spesso rimangono sulla carta, prive di un vero approccio operativo e senza un coinvolgimento concreto dei Comuni e dei servizi di Welfare. Manca l’intervento diretto sul campo, mancano le infrastrutture e, soprattutto, manca quel senso di comunità che trasforma la teoria in pratica.
La forza delle storie quotidiane
Durante l’incontro, mi sono trovato davanti ai racconti
autentici della vita di ogni giorno. Una giovane donna ha condiviso la storia
della madre, crollata dopo la perdita del marito con cui aveva vissuto in
simbiosi. Le tre figlie si sono strette attorno a lei, ma la più piccola,
incapace di accettare la situazione, manifesta rabbia e rifiuto. La rabbia,
come hanno raccontato altre mogli nel “salotto delle confessioni”, spesso si
trasforma in pianto, ma mai davanti al malato. Sono emozioni profonde che segnano
il vissuto delle famiglie e che ci ricordano quanto sia importante il supporto
reciproco.
Costruire comunità attorno alle famiglie
Qui nasce l’esigenza di veri e propri “paesi amici della
demenza”, dove tutti — dal fornaio al fruttivendolo, dal barista al vicino di
casa — siano consapevoli della malattia e trattino le persone fragili con
rispetto e gentilezza. Alzheimer, la malattia dei ricordi, non è una patologia
mentale qualsiasi: non è pericolosa, non va respinta. Non esiste cura, se non
quella dell’amore e della fratellanza. “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il
mare”, recita un vecchio proverbio; ma qui serve davvero che il mare si
trasformi in un ponte di solidarietà.
La Casa dei Ricordi: un esempio concreto
La Casa dei Ricordi di Taranto, in piazza Tedesco 15 Paolo
VI, è l’emblema di questa comunità. Mentre scendevo dal primo piano, lasciando
i caregiver ai loro racconti, ho visto gli ospiti cantare e disegnare, intenti
a preparare quadretti natalizi e addobbare l’albero di Natale realizzato da
Amedeo e Alfredo. Si respirava un’atmosfera familiare, calda, dove la fragilità
è accolta con tenerezza e rispetto.
Conclusioni: il valore della fratellanza
Per affrontare la demenza non bastano le linee guida e le
buone intenzioni: serve una comunità che si stringa attorno alle famiglie, che
le sostenga con gesti concreti, che condivida la fatica e la speranza. È
nell’amore della fratellanza che si cela la vera cura, quella che non si
somministra con una pillola, ma che si trasmette con uno sguardo, una parola
gentile, una mano tesa.
La Casa dei Ricordi è tutto questo: una casa, una famiglia,
una comunità che non dimentica la dignità dei suoi membri più fragili. E forse,
proprio da qui, può nascere una nuova narrazione: quella della speranza
operativa, che un giorno diventerà realtà per tutta la Puglia. Speriamo,
intanto noi andiamo avanti, Dio volendo.
Roberto De Giorgi



Commenti
Posta un commento
Commenti non moderati comportarsi civilmente