Sull'Ex Ilva "siamo ai titoli di coda"

Ex Ilva foto di Roberto De Giorgi elaborata

La “guerra “sulla ex Ilva di Taranto continua riservando come in un giallo anche colpi di scena.

di Erasmo Venosi 

Intanto il Tribunale Amministrativo di Lecce dovrà valutare l’AIA impugnata da sette associazioni, sulla base di sei presunti motivi di illegittimità. 

I sindacati hanno lasciato l’incontro a Palazzo Chigi dopo aver appreso, che per la rimodulazione delle attività da adesso e fino a dicembre ci sarà un ulteriore ricorso alla cassa integrazione, per un numero di lavoratori variabile tra 4500 e 5700. 

Aumenta la cassa integrazione

Da gennaio a causa del fermo delle cokerie la cassa integrazione riguarderà 6000 lavoratori. Sindacati che hanno lanciato una gravissima accusa al governo: “usano i lavoratori per fare cassa “. Dura la FIOM che ha contestato il governo affermando, che ha: “«presentato di fatto un piano per la chiusura con migliaia di lavoratori che vanno in cassa integrazione, e che non c’è un sostegno finanziario né per il rilancio né per la decarbonizzazione”.

Il Governo "si rammarica"

 Replica del governo con una nota stampa:” il governo esprime rammarico per il fatto che la proposta di proseguire il confronto sull’ex Ilva, anche relativamente agli aspetti tecnici emersi nel corso della discussione, non sia stata accettata dalle organizzazioni sindacali. 

L’esecutivo conferma in ogni caso la disponibilità a proseguire l’approfondimento di tutti gli aspetti e anche dei rilievi più controversi, sollevati dalle stesse organizzazioni sindacali alle proposte avanzate dal governo per la gestione operativa dell’azienda in questa fase transizione”. 

La transizione in atto

Sul piano operativo sembra che dopo i due fondi USA Bedrock e Flacks sia entrato nella trattativa, un terzo potenziale acquirente. Indiscrezioni riportano di un accordo di riservatezza sottoscritto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy e questo terzo acquirente, per l’acquisto dell’intero gruppo Acciaierie d’Italia

Fonti che appaiono bene informate affermano, che a questo terzo acquirente sia stata data la possibilità di accedere a dati riservati ai fini di una valutazione del gruppo, oltre a visionare un nuovo piano strategico. Componente centrale di questo piano strategico sarebbe l’impianto di produzione del preridotto (DRI   Direct Reduced Iron), per alimentare i forni elettrici. 

Siamo ai titoli di coda

Il preridotto è un bene intermedio utilizzato per la carica dei forni elettrici per ridurre la produzione di acciaio, a ciclo integrato con il carbon-coke. Sempre queste fonti affermano, che il piano strategico del Ministro prevede che l’impianto DRI Taranto sia realizzato entro quattro anni e, che il governo garantirebbe la fornitura di gas attraverso metanodotti e a prezzi competitivi, per l’impianto e la centrale termoelettrica. 

A un osservatore disinteressato esterno questo piano, con queste condizioni appare utopistico considerati i costi, la cui ripartizione con il governo diventa rilevante. Per il presidente di Federacciai Gozzi sulla ex Ilva siamo ai titoli di coda.


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