Solleva la natura, Dio è sotto

 

Di recente abbiamo ricevuto su Facebook il video di un intenso discorso del compianto Presidente Sandro Pertini. 

Con il suo consueto fervore, invitava a non smettere mai di trasmettere, ai giovani e agli adulti, i grandi valori della democrazia e della libertà, fin dai primi anni di scuola. 

Sono principi inalienabili e insostituibili, diceva, che richiedono vigilanza costante e un impegno continuo nell’insegnarli fin dall’infanzia. Lo stesso, credo, dovrebbe valere per i fondamenti dell’ecologia, o “biologia degli ambienti”: occorre ricordare che il genere umano è solo una parte della natura, forse la più complessa ma anche la più fragile. È stato un grave errore considerare l’uomo come l’unico vivente “al comando”. 

Grazie alla guida di ecologi illuminati, oggi cominciamo a capire che la capacità e la volontà dell’uomo di modificare l’ambiente a proprio piacimento — fenomeno sempre più evidente negli ultimi decenni — sono cresciute più rapidamente della nostra comprensione dei principi che lo regolano. 

Eugene P. Odum, il mio ecologo preferito, scrive con la stessa enfasi di Pertini che i bambini, prima o poi, manifestano curiosità per gli esseri viventi e rivolgono molte domande a genitori e insegnanti. Spesso, però, questi ultimi non dispongono ancora di risposte capaci di alimentare e mantenere viva questa naturale inclinazione. 

In assenza di un’informazione adeguata — e i media, di norma, non aiutano — con il passare degli anni tende a prevalere una visione dell’ambiente centrata sull’uomo: un frammento della natura, immenso e fecondo quanto il Pianeta stesso, che però percepiamo come “costruito” per noi, e soltanto per noi. 

Per questo, lamenta Odum, ancora oggi, nel 2026, non si investe abbastanza nella divulgazione dei fondamenti dell’ecologia e dei “livelli di organizzazione” — popolazioni, comunità, ecosistemi e biosfera — che vanno oltre il singolo individuo. Il risultato è che l’uomo conosce il proprio corpo più di quanto conosca l’ambiente in cui vive. 

Non è un aspetto secondario: troppo spesso si è dato risalto quasi esclusivamente alla descrizione esteriore della natura — quante volte, parlando di natura, ci si limita al “paesaggio”? — soffermandosi sugli organismi e sulle condizioni presenti in un determinato momento. 

Da un punto di vista puramente descrittivo, anche quando è accurato e documentato, organismi tanto diversi come alberi, uccelli e batteri sembrano avere ben poco in comune. 

Bisogna invece spiegare che, nella vita reale, tutti questi organismi sono strettamente collegati dal punto di vista funzionale all’interno dei sistemi ecologici, secondo leggi precise che l’uomo moderno e urbanizzato non conosce ancora pienamente, non solo per mancanza di informazione. Allo stesso modo, una foresta, un fiume — pensiamo al nostro Tara — e un oceano possono apparire molto diversi, ma i loro ecosistemi operano, per la nostra vita e sopravvivenza, in modo sorprendentemente simile. È questo il vero miracolo da raccontare al più presto agli esseri umani, con tutto il rispetto per quelli compiuti da Gesù Cristo e da Padre Pio

Oggi il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai, gli incendi sempre più violenti e distruttivi, la perdita di biodiversità e l’innalzamento del livello dei mari impongono all’umanità, passata da specie adattata all’ambiente a specie “dominante”, di diventare soprattutto garante della sopravvivenza degli ambienti naturali, della biodiversità e delle generazioni future. 

Sono problemi globali che hanno spinto l’ONU, attraverso il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), a puntare al ripristino del 20% delle aree terrestri e marine entro il 2030 e di gran parte degli ecosistemi entro il 2050. 

È un compito e una responsabilità di tutti: ciascuno, nel proprio piccolo, deve fare ciò che può e ciò che deve — come si dice — Dio permettendo, naturalmente. 

Un Dio della Pace e della Vita che, come scriveva Victor Hugo, sarebbe vano cercare nel profondo dei cieli, poiché è integrato nell’essenza stessa della natura e di tutto ciò che vive e prospera nei nostri preziosi ambienti naturali. 

Valentino Valentini

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