Tirana: trentotto giorni di dignità
Il trentottesimo giorno di protesta spuntò fuori il viso di Ernesto Che Guevara, giusto per chiarire che questa è una rivoluzione vera e che per costruire la Nuova Albania tutto dovrà cambiare.
Intanto stiamo allo stallo: Edi Rama, eletto nel 2025, non
ha nessuna intenzione di dimettersi e il Parlamento difficilmente orchestrerà
una congiura di Palazzo per sfiduciarlo. D’altronde reprimere le proteste sotto
gli occhi di una ventina di telecamere di altrettante televisioni albanesi e
internazionali sarebbe una decisione suicida.
Peraltro, a differenza di quello che accade in Italia, gli
agenti hanno un codice identificativo che li scoraggia dall’eseguire ordini
palesemente illegali.
Ma che aspettano i popoli d’Europa a fare un nuovo quarantotto?
Tag: Albania, Rivoluzione
dei Fenicotteri
Mauro Carlo Zanella
residente a Roma da oltre trent'anni, maestro elementare al Trullo, storica
borgata di Roma e ora uno dei quartieri più multietnici della capitale. Faccio
parte della sezione Anpi "Franco Bartolini" e del coro e gruppo
teatrale ad essa collegata. Iscritto al Partito della Rifondazione Comunista da
sempre e prima a Democrazia Proletaria. Obiettore di coscienza con Pax Chisti
nei primi anni Ottanta ho partecipato alle lotte contro l'installazione degli
euromissili a Comiso e alle proteste contro i vertici della globalizzazione
capitalista, da Genova 2001 a Fasano 2024. Sono impegnato a favorire una
cultura di Pace e la piena integrazione degli alunni con genitori provenienti
da altri Paesi e/o Rom. Faccio parte da sei anni del gruppo Mani Rosse
Antirazziste promosso da Enrico Calamai, ex viceconsole a Santiago del Cile e a
Buenos Aires, che denuncia dal luglio 2018 le complicità italiane e dei Paesi
Occidentali nel migranticidio dei Nuovi Desaparecidos sfilando ogni giovedì
pomeriggio davanti al Viminale.

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