T.N.Y - Solo Noi” insieme ad Awa Fall e Ivan Stray
Scegliere la musica prima dei numeri: uno dei producer degli Articolo 31, Tiziano Ferro e Spagna, T.N.Y. torna con “Solo Noi” insieme ad Awa Fall e Ivan Stray
Un producer platinum certified, una delle voci più
autorevoli del reggae italiano e un giovane rapper in ascesa insieme per
rimettere la canzone prima della prestazione: “Solo Noi” trasforma l’incontro
tra mondi diversi in un obiettivo artistico comune
Cosa succede quando anche chi conosce benissimo l’industria
musicale sente il bisogno di sottrarsi alla dittatura della misurabilità?
Una possibile risposta arriva con “Solo Noi”, il
nuovo singolo del producer platinum certified T.N.Y. feat. Awa
Fall & Ivan Stray, disponibile da venerdì 10 luglio.
Antonio Colangelo, in arte T.N.Y., questo mercato lo conosce
da oltre trent’anni. Dal 1993 lavora come dj, musicista, produttore e ingegnere
del suono; ha firmato produzioni, mix e arrangiamenti per artisti come Articolo
31, J-Ax, Tiziano Ferro e Spagna, e ha visto i propri lavori uscire per realtà
discografiche internazionali. Nel suo percorso ci sono anche numerose
certificazioni: il disco d’oro per la produzione di “Un Bel Viaggio”, con cui
gli Articolo 31 sono tornati al Festival di Sanremo nel 2023,
il disco d’oro per quattro brani dell’album “Protomaranza” e il disco di
platino per “Fiesta” di J-Ax.
“Solo Noi” nasce quindi da un produttore che non parla dei
numeri come se non li avesse mai incontrati. Li conosce, li ha visti crescere e
diventare parte naturale del lavoro, ma, proprio per questo, ha scelto di
pubblicare un brano nato in studio quasi per caso, senza partire da
un’idea già orientata al rendimento. E questa decisione non arriva come un
rifiuto del mercato, né come presa di distanza da un sistema di cui fanno parte
artisti, produttori, etichette, piattaforme, media, uffici stampa e pubblico.
È, piuttosto, il tentativo di riportare, almeno per una canzone, la
musica prima della prestazione, la creatività prima del business, il brano
prima della sua possibile resa. Il tutto, in un momento storico e in una
stagione – l’estate - in cui la musica sembra dover dimostrare il proprio
valore prima ancora di essere ascoltata.
Il brano nasce durante una sessione con Awa Fall,
tra le voci reggae italiane più riconosciute anche fuori dai confini nazionali.
L’artista era arrivata in studio per registrare un altro pezzo; T.N.Y. le fa
ascoltare una base, l’intuizione prende forma e da quel momento “Solo Noi”
comincia a diventare qualcosa di diverso da una collaborazione creata a
tavolino.
Awa Fall non è una voce chiamata semplicemente ad arricchire
una produzione. Nata a Bergamo da padre senegalese e madre italiana, attiva fin
da giovanissima tra reggae, soul, r’n’b, blues e rap, ha portato la propria
cifra su palchi e festival internazionali, consolidando negli anni un percorso
fortemente legato al roots reggae e a una dimensione live che l’ha resa una
delle interpreti più autorevoli della scena reggae italiana.
Proprio per questo, la sua presenza in “Solo Noi” diventa uno
degli elementi più interessanti: abituata a cantare prevalentemente in lingua
inglese e a muoversi all’interno della scena reggae, qui Awa Fall sceglie
l’italiano, entra in una scrittura sentimentale e si confronta con una
produzione che unisce elettronica e urban-pop. Un cambio d’abito che non
cancella la sua identità, ma la porta in un contesto meno atteso, dove la voce
resta caratterizzante e, allo stesso tempo, mostra una sfumatura diversa del
suo modo di interpretare.
Ivan Stray, giovane rapper di Luino, cresciuto
artisticamente tra il Nord Italia e il Molise, arriva nel pezzo spostandolo
fuori dalla sola storia d’amore. Nelle sue barre il rapporto tra due persone
diventa anche il ricordo di ciò che hanno attraversato: ferite, buio - «Siamo
il risultato di ferite, sangue, lacrime» - e la sensazione di esserci stati
davvero, anche quando chi avevano intorno preferiva non farlo - «Quando
tutto va bene chiamano in tanti, ma eravamo solo noi quando il buio era davanti».
Da lì, il brano smette di raccontare soltanto un legame e
comincia a descriverne gli effetti fisici, sul modo stesso di restare
aggrappati a qualcuno. Arterie svuotate, male compresso nella voce, gardenie
ridotte in cenere, pupille di benzina, supernove che esplodono nel corpo,
pensieri in cui si affoga in metro. E il deserto del Gobi, richiamato più
volte, che diventa il luogo simbolico di una fame affettiva estrema: desiderare
qualcuno «come una goccia d’acqua nel deserto del Gobi» significa
portare il sentimento in una zona di pura necessità, in cui l’amore non è
soltanto scelta, ma sete e ostinazione.
La produzione di T.N.Y. avvolge perfettamente la vocalità
magnetica di Awa Fall e l’intervento street di Ivan Stray, coniugando la mano
di un produttore abituato a trattare il suono come materia tecnica e una
sensibilità interpretativa che mette ogni elemento al posto giusto. Non è
casuale che Colangelo arrivi anche da una formazione in architettura, oltre che
da un diploma in sound engineering e mastering: nel brano si percepisce una
cura dello spazio sonoro, dei pieni e dei vuoti, delle entrate vocali e delle
aperture dinamiche.
In un mercato che spesso chiede ai brani di essere già contenuto, già formato breve, già numeri potenziali prima ancora di essere musica, “Solo Noi” prova a ridare centralità alla canzone e al bisogno di tornare alla musica come luogo di rischio, incontro e libertà creativa.

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