Che ruolo per donne e uomini con le stellette nel nuovo strumento militare italiano?
Mentre il personale militare italiano nelle basi in Kuwait e
in Iraq vive nei bunker minacciato da missili iraniani, e mentre gli equipaggi
delle unità militari in navigazione nel Mediterraneo, in Mar Rosso e nel Mar
Arabico, vigilano per intercettare missili e droni, a Roma la Commissione
Difesa approva un Disegno di Legge sulla revisione dello strumento militare che
non riconosce adeguatamente il ruolo delle donne e degli uomini in divisa!
È la dura denuncia del Siulm interforze (Sindacato Unitario
Lavoratori Militari che comprende Siulm Marina e Siulm Aeronautica) per il
quale il Disegno di Legge, che dovrebbe rappresentare una riforma strutturale
del sistema difesa, nella sua formulazione attuale appare ancora distante dalle
reali esigenze del personale militare.
Il Siulm Interforze auspica che nell’iter parlamentare ci
sia un “ravvedimento operoso” del legislatore che, anche “ascoltando” i
sindacati militari, ponga finalmente il personale al centro del processo di
ammodernamento e rafforzamento dello strumento operativo.
Secondo il Siulm Interforze, invece, il testo approvato in
Commissione Difesa si limita a una riorganizzazione prevalentemente formale
dell’apparato militare, senza affrontare in maniera strutturale le criticità
che da anni gravano sulle Forze Armate.
Tra queste il grave deficit di organico che continua a
pesare sui reparti operativi, causato anche dalla progressiva perdita di
attrattività del servizio militare presso le nuove generazioni, e il crescente
divario tra l’impegno operativo richiesto e il riconoscimento economico e
professionale garantito al personale, soprattutto quello chiamato a svolgere
mansioni ad alta specializzazione.
Chi ogni giorno indossa una divisa, prosegue nella sua
riflessione il Siulm Interforze, sa perfettamente che le Forze Armate non
possono essere considerate un semplice schema organizzativo da rimodulare su
base teorica.
Rappresentano invece un sistema complesso fondato sulle
competenze, sulla dedizione e sul sacrificio di migliaia di donne e uomini che
quotidianamente garantiscono la sicurezza del Paese, spesso operando in
condizioni di forte pressione operativa.
Una riforma dello strumento militare che non metta al centro il personale rischia di produrre effetti limitati e di non rispondere alle sfide strategiche che attendono il Paese nei prossimi anni.
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