Rinnovabili, energie per la pace


In un pianeta afflitto da guerre e crisi climatica sono le rinnovabili l’energia per la pace report WWF in occasione dell’ora della terra

Sia i combustibili sia la crisi climatica, da essi stessi generata, sono molto spesso all’origine dei conflitti

Sabato 28 marzo torna in tutto il mondo Earth Hour, la più grande mobilitazione globale per il clima e la natura, nata 20 anni fa grazie al WWF. Un’ora al buio per il futuro del Pianeta. Un futuro sempre più in bilico, stretto tra la crisi climatica e i conflitti che insanguinano il Pianeta. 

Ma le due crisi sono strettamente collegate. La seconda edizione del report WWF “Rinnovabili, energia per la pace”, lanciato oggi a pochi giorni da Earth Hour, conferma quanto le fonti energetiche fossili siano esse stesse causa o concausa in conflitti o vere e proprie guerre. 

È accaduto tra gli anni ’80 e ’90, con la guerra tra Iraq e Iran e le successive Guerre del Golfo, è accaduto con la Guerra civile che ha insanguinato il Sudan per quasi vent’anni a partire dagli anni 80. Anche il conflitto russo-ucraino non ne è esente: la Russia è uno dei maggiori produttori di gas naturale, e buona parte di esso viene o veniva convogliato proprio attraverso l’Ucraina verso l’Europa. Oggi, la crisi energetica è amplificata dalla guerra in Iran e in altre aree cruciali per petrolio e gas, e il blocco dello Stretto di Hormuz è sufficiente per compromettere oltre un quarto dell’approvvigionamento petrolifero mondiale.


Le energie rinnovabilisottolinea il WWF nella nuova edizione del report, rappresentano al contrario una doppia arma di pace, per la loro natura intrinsecamente più diffusa, oltre a costituire concrete alternative in uno scenario di aumento vertiginoso dei prezzi dei carburanti come quello attuale. 

E sono l’antidoto alla crisi climatica, generata dai fossili. Il report sfata una serie di luoghi comuni inclusi quelli sulle rinnovabili. Non è vero che costino troppo, al contrario il loro costo è drasticamente calato negli ultimi 15 anni. Secondo l’analisi della IRENA (International Renewable Energy Agency), i costi dell’elettricità dal solare fotovoltaico su scala industriale sono scesi tra il 2010 e il 2024 quasi di un fattore 10 passando da 0,417 a 0,043 dollari a kWh.

L’Italia, il Paese a maggiore dipendenza energetica in Europa


Pari al 74,8%, deve sganciarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili, con: un piano progressivo di rapido abbandono di gas e petrolio; la conferma dell’abbandono del carbone; la rinuncia  a nuovi rigassificatori e infrastrutture per i fossili; un reale sostegno alle energie rinnovabili e all’elettrificazione, usando appieno i fondi derivanti dall’ETS (Emission Trading Scheme) e dal reinvestimento nella decarbonizzazione; la spinta dell’acceleratore sul risparmio e l’efficienza energetica.

“Le guerre in atto – sottolinea Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia WWF Italia - dovrebbero ricordare che la dipendenza da combustibili fossili, disponibili in quantità solo in alcune parti del mondo, estratti con enormi costi sociali e ambientali e bruciati a spese del clima, è una strategia energetica alla corda che produce solo conflitti e rallenta l’innovazione. 

Anche la crisi climatica aumenta esponenzialmente la possibilità di conflitti, a partire da quelli dovuti alla scarsità d’acqua e di derrate alimentari, quindi i combustibili fossili sono doppiamente responsabili. Oggi dobbiamo rifondare una economia della pace e della cooperazione a partire da risorse energetiche che sono a disposizione di tutti, quali vento e sole. È nell’interesse comune, persino dei Paesi che hanno ingenti riserve di carbone, petrolio e gas: figuriamoci poi di coloro che per i combustibili fossili dipendono da altri. Come dice lo slogan del WWF, insieme possiamo (together possibile), uno slogan che peraltro ben si lega a una iniziativa come Earth Hour”. 

Il 2025, come certifica l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, è stato il terzo anno più caldo mai registrato, con una temperatura media globale che ha quasi toccato la soglia di 1,5°C sopra i livelli preindustriali, il limite fissato per evitare gli effetti più disastrosi della crisi climatica. Mobilitarsi per il clima diventa un imperativo non più rinviabile.

Sabato 28 marzo 2026 alle 20:30 torna Earth Hour – L’Ora della Terra, la più grande mobilitazione globale per il clima e la natura promossa dal WWF, quest’anno alla sua ventesima ricorrenza. Un momento simbolico che unisce persone, città, istituzioni e imprese in ogni parte del mondo in un gesto semplice ma potentissimo: spegnere le luci per un’ora per accendere l’attenzione sulla crisi climatica e il futuro del Pianeta. 

A Roma l’appuntamento centrale sarà alla Fontana dell’acqua Paola, al Gianicolo, ma si spegneranno le luci anche del Colosseo e di San Piero, mentre un'ora di buio interesserà anche la Torre del Filarete (Castello Sforzesco) a Milano, il Maschio Angioino a Napoli, Mole Antonelliana a Torino, Piazza San Marco a Venezia

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