Da Orione a ’o rione: “Gravità Zero” di Eric Mormile è una crociera d’esosfera in puro stile MTV Po
Tra citazioni dei Police e l’uso del Rockman di Tom Scholz, l’artista inaugura il capitolo notturno del suo nuovo concept album
Basta un’assonanza per spostare tutto: Orione, detto in
napoletano, diventa ’o rione. Una costellazione che si comporta come un
quartiere, e la lingua che fa da cerniera tra l’astronomia e la strada, con la
naturalezza di chi sa trasformare un dettaglio fonetico in un varco tra sogno e
realtà.
“Gravità Zero”, il nuovo singolo di Eric Mormile, apre il capitolo notturno di “ÆSTHETICA pt. II”: bpm più alti, synth e arpeggiator al posto del piano elettrico, una drum machine più spinta. Il piacere del viaggio, tema già ricorrente nella scrittura del cantautore e musicista partenopeo, si sposta dove la geografia incontra l’astronomia e la città resta visibile solo in lontananza, come un punto fermo.
Non è più
strada, ma esosfera: la rotta è scritta in napoletano, con un lessico che
alterna strada e cielo, quartiere e costellazioni in controluce, e un
ritornello che sembra un invito a salire a bordo – «Na crociera pe
ll’esosfera, vizio ’e piacere a gravità zero» («Una crociera
nell’esosfera, un vizio di piacere a gravità zero»).
Se “ÆSTHETICA pt. I” era pensata per un tempo diurno, più
rilassato e legato ai piaceri della vita, la parte II nasce per il dopo, per il
notturno, per una scrittura più incalzante e una spinta sonora più marcata.
Il testo di questo primo estratto è una piccola galassia a sé stante, tra riferimenti pop e ambiguità “aliena”, che vive su due piani: da una parte l’idea, volutamente fantasiosa, di muoversi nello spazio con facilità; dall’altra, la ricerca di una vita ideale “là fuori”, lontana dalla società terrestre. Mormile cita stelle e costellazioni e fa del napoletano la chiave che porta l’immaginario spaziale dentro una grammatica cittadina, quotidiana, lasciando affiorare, qua e là, allusioni a una natura non del tutto “umana”.
«Dint’ ’o scuro Polaris indica ’a via» («Nel buio,
Polaris indica la strada»)
«Ncoppe Sirio nun se sente ’a pucundria, ma ’a llà se
vede bbuono ’a casa mia» («Su Sirio non si sente la malinconia, ma da lì
si vede bene casa mia»)
«Ccà ncoppo sto quieto, nun turnaraggio areto» («Qui
sopra sto tranquillo, non tornerò indietro»)
La seconda strofa, invece, è un piccolo campo da gioco
dichiarato: la citazione dei Police arriva letterale («passiggianno ncopp’
’a luna comme ’a polizia», richiamo diretto a “Walking on the Moon”).
Il brano prende forma lo scorso anno: a maggio nasce
l’introduzione, inizialmente lasciata in attesa; poi, tra fine estate e inizio
autunno, l’idea si completa, testo e arrangiamento cominciano a fissarsi.
L’immaginario visivo si collega a un luogo reale, concreto,
campano. L’intro arriva dopo una visita all’esterno dell’antica Grotta di
Seiano, a Bagnoli (NA): da lì in poi la canzone prende direzione, e diventa la
traccia d’apertura pensata per “ÆSTHETICA pt. II”, con un piacere diverso
rispetto alla parte I: non più solo il benessere, ma l’impulso a spostare il
confine, mentale e fisico.
Sul fronte musicale, il cambio di passo è netto: per questo
nuovo capitolo, Eric si allontana dall’estetica Yacht Rock e si avvicina a un
pop “da classifica” che lui stesso definisce “MTV Pop”, quello che passava con
continuità nell’epoca d’oro del canale.
Le coordinate di riferimento, citate dall’artista, passano
da Rod Stewart, Pat Benatar e Michael Sembello fino a Go West, Kenny Loggins,
John Farnham e Phil Collins, con un’area sonora che guarda a Synth Pop,
Synthwave e Dance Rock. In pratica: drum machine più aggressiva, synth bass al
posto del basso reale e tutte le chitarre incise con un vero Rockman,
l’amplificatore ideato negli anni ’80 da Tom Scholz dei Boston, diventato
timbro-firma su dischi fondamentali come “Hysteria” dei Def Leppard.
Dentro la traccia compaiono anche piccoli elementi narrativi
di produzione: effetti sonori, e una voce pitchata su un conto alla rovescia
prima del solo, resa più grave e robotica.
La copertina del singolo insiste sul concetto di continuità
visiva tra i capitoli: stesso impianto grafico di “ÆSTHETICA pt. I”, con un
segno evidente di cambio fase: la luna al posto del sole.
Il lavoro grafico è firmato dall’artista, e nella cover
compaiono due foto originali scattate da Silvana Ferrandino (immagine di Eric)
e Sara Di Marzo (cielo stellato) e rielaborate dallo stesso Mormile.
Le copertine degli anticipi manterranno lo stesso layout,
variando di volta in volta i colori di sfondo.
“Gravità Zero” è accompagnato dal videoclip
ufficiale, in cui compare Daniel Martiniello, 10 anni, definito
dall’artista “talentuoso e già molto competente sul piano digitale”. La sua
presenza funziona come raccordo tra il bambino che sognava lo spazio e l’adulto
che, nella storia del brano, sembra diventare quasi una forma di vita
extraterrestre.
Eric appare “quadruplicato” all’inizio e scompare alla fine:
un espediente pensato per rafforzare l’ambiguità del testo e i riferimenti alla
propria natura “aliena”. Anche per questo video, fondamentale il ruolo di
Michele De Angelis di Midea Video, che ha realizzato la parte
tecnica più complessa e ha proposto l’idea del bambino come linea di continuità
temporale.
Guarda il video.
«“Gravità Zero” – dichiara Mormile - anticipa
il nuovo corso stilistico del prossimo album. Da tempo volevo scrivere qualcosa
di più energico, alzando anche la velocità dei bpm. Dietro l’argomento
fantasioso c’è il desiderio di immaginare - e magari vedere, un giorno - una
vita lontana dalla Terra, dove ci si possa spostare tra stelle e pianeti con
facilità, e forse ricominciare in modo diverso. Anche il video per me conta
moltissimo: l’idea del bambino come ponte tra il me di ieri e il me di oggi, e
quella “quadruplicazione” iniziale, servono ad enfatizzare il concetto ambiguo
testuale tra identità terrena e aliena.»
In questo viaggio interstellare a trazione partenopea, Eric
Mormile non ci chiede di staccare i piedi da terra, ma di guardare il mondo da
un’altezza tale da renderlo, finalmente, più leggero. “Gravità Zero” è
l’ossigeno sintetico per attraversare quella notte metropolitana che profuma di
futuro, dove il rione non è più un confine ma un punto di partenza, una rotta
verso l’ignoto; l’unica dimensione in cui la velocità dei bpm può davvero
accorciare la distanza tra i vicoli di Bagnoli e le luci di Sirio.
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