Tra Mazara e la Tunisia, la ballata di un sognatore che ha smesso di nascondersi
Un fallimento trasformato in volo: dallo stop di Amici 2009 al battesimo di Mimmo Paganelli, Mouez torna con “Le Tue Ali” e rompe l'apnea tra le due sponde del Mediterraneo
Il rischio, quando si parla di pop melodico, è di scivolare nell'ovvio. Ma la storia di Mouez, all’anagrafe Mouez Frejani, ha un sottotesto anomalo: è la storia di un'identità bifronte, tesa tra le due sponde del Mediterraneo, Mazara del Vallo e la Tunisia, e di un sogno tenuto sotto chiave per quindici anni. Un’ambizione confinata in un cassetto che, in questo caso, è rimasto serrato oltre ogni ipotesi di transitorietà.
Un’interruzione iniziata nel 2009, quando il suo percorso ad Amici si
arresta bruscamente, relegando testi e scrittura a una lunga invisibilità.
Quindici anni passati a osservare la discografia accelerare, mentre la propria
voce restava in apnea, in quel limbo transfrontaliero che appartiene a chi
cresce nello specchio d'acqua che divide e unisce due mondi.
Oggi quel cassetto si apre per una convergenza inattesa, che
colloca il ritorno di Mouez sotto l’egida di Mimmo Paganelli,
figura centrale della canzone d’autore italiana (Rino Gaetano, Mia Martini,
Vasco Rossi, Mina, Guccini, Tiziano Ferro, Roberto Vecchioni e molti altri),
che sceglie di accompagnare un autore di 34 anni rimasto fuori dal mercato per
oltre un decennio. Una decisione che va in controtendenza rispetto alle
dinamiche dell’industria contemporanea, sempre più spesso fondate sull’urgenza,
sulla precocità e sulla visibilità immediata.
“Le Tue Ali”, il suo nuovo singolo, non ha nulla a
che vedere con un’operazione di rilancio né rappresenta un riscatto tardivo.
Nasce da una telefonata notturna, da una conversazione protratta per ore, e
dall’esigenza di scrivere una canzone che potesse sostenere qualcuno nel
momento in cui stava cedendo.
Ascolta su Spotify.
Il brano prende forma in poche ore, assumendo fin
dall’origine una funzione precisa. Il centro narrativo è infatti un girasole,
fiore tatuato sul braccio della persona a cui la canzone è dedicata. Attorno a
quell’immagine Mouez sviluppa una scrittura essenziale, che affida il proprio
senso a microscopie riconoscibili, fotogrammi quotidiani. Il sorriso, nel
testo, è una legittima difesa, uno strumento di sopravvivenza che non fa sconti
al passato.
«Ho parlato con lei per ore al telefono –
racconta Mouez -. Volevo regalarle un motivo per restare a galla. Mi ha
raccontato di un girasole che ha tatuato sul braccio, un segno di rinascita che
si è portata sulla pelle nei momenti più difficili. Da lì è nato lo special del
brano. È una canzone che ho scritto per lei, ma che spero possa essere utile
anche a chi ascolta.»
Nel pezzo, Mouez canta: «Ogni sorriso che doni è un seme
che fiorirà nel giardino di girasoli che mai svanirà»; una frase frutto di
una constatazione sviluppata nell’esperienza di chi ha imparato a coltivare il
valore del ritorno proprio quando tutto sembrava destinato a scomparire.
La scelta di Paganelli di sostenere questo progetto, in un
settore che tende a escludere chi non risponde ai tempi dell’algoritmo,
sottolinea che investire su un autore con un percorso irregolare significa
rimettere al centro un’idea diversa di maturazione artistica: non la velocità,
ma la durata; non l’esposizione precoce, ma la responsabilità della scrittura.
Culturalmente, il brano dimostra che esiste ancora spazio
per una canzone che nasce per accompagnare, non per intercettare una finestra
di attenzione.
“Le Tue Ali” rimette infatti in circolo una possibilità
dimenticata, quella che la musica possa tornare a essere una guida, una bussola
per chi ha smarrito l’orientamento, senza bisogno di dichiararlo e di erigersi
a messaggio.
Non ci troviamo di fronte alla classica d'amore; piuttosto,
a un "intervento d'urgenza" per le persone che amiamo, nato da una
telefonata notturna e cristallizzato attorno a un simbolo tatuato sulla pelle.
Nel tempo in cui il pop sembra aver smarrito la sua funzione
sociale, Mouez recupera quella dimensione di "abbraccio virtuale",
portando con sé il peso di provini interrotti e ripartenze faticose, con
l’approvazione di un veterano della Canzone Italiana come Mimmo Paganelli.
Un fallimento trasformato in volo, mediante la pazienza, la
determinazione e la capacità di attraversare i momenti bui senza lasciarsi
consumare. È qui che l’artista, dopo aver protetto un archivio di parole
rimaste silenti dal 2009, decide che è il momento di regalare un paio d'ali ai
propri demoni e a quelli di chi lo ascolta.
Anziché cantare per occupare una posizione in classifica, Mouez canta per occupare uno spazio nel giardino di chi, come la protagonista del brano, ha bisogno di ricordarsi che le nuvole passano, ma noi restiamo qui.
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