Ex Ilva stallo totale

 

Il fondo americano Flacks, potenziale "salvatore" della ex Ilva, a seguito del no delle banche al finanziamento di 5 miliardi, chiede i soldi allo Stato, da restituire al massimo in un anno.

di Erasmo Venosi

Tecnicamente trattasi di un "vendor loan" allo Stato. Il venditore diventa creditore della nuova società e questo credito viene iscritto in bilancio come tale.  

Nel mercato italiano questo strumento ricorre con frequenza nelle acquisizioni di PMI da parte di fondi o di imprenditori individuali.

Consente di chiudere operazioni che altrimenti resterebbero bloccate per difficoltà di accesso al credito o per un divario tra la valutazione del venditore e la liquidità dell’acquirente.

Inoltre, uno Stato che accetta di essere pagato a rate sta scommettendo sulla capacità della ex Ilva di generare cassa.

In buona sostanza lo Stato diventa la banca del fondo USA.

Resta sul tavolo anche l’offerta vincolante degli indiani di Jindal Steel. Il no delle banche rappresenta uno stop importante che allunga gli eventuali tempi programmati per l’acquisto.

Il nodo finanziario blocca tutto, soprattutto perché cade in un brutto momento in cui molte importanti banche d’affari internazionali prevedono o la stagflazione o, peggio, una recessione.

La richiesta del fondo USA rivela che esiste una grave questione di garanzie finanziarie e di certezza delle risorse che sostengono il piano di interventi di cinque miliardi di euro.

I commissari che gestiscono l’Ilva hanno chiesto al fondo USA garanzie bancarie o il finanziamento diretto degli investimenti. La risposta del fondo è stata radicale: richieste irricevibili.

Flacks ha giustificato la richiesta di finanziamento allo Stato affermando che nessuna banca è disposta al finanziamento a causa sia delle incertezze giudiziarie, sia dei crescenti costi dell’energia. 

La situazione non è delle migliori con Jindal su occupazione, interventi sugli impianti, rischio ambientale e situazione economica nazionale e internazionale. Stallo totale!

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