Il nuovo volto del consenso
Il Leader-Ologramma e la Politica dello Spot: Il nuovo volto del consenso
Dall'illusione del consenso digitale alla tecnocrazia
della realtà
All’indomani dell’ultima campagna referendaria, come è
cambiato il bacino elettorale in Italia?
Sembra finito il tempo dei blocchi ideologici compatti e si
delinea sempre più un segmento fluido di giovani tra i 18 e i 34 anni, spesso
studenti fuorisede, precari o “nuovi italiani” che numericamente sono circa 1,4
– 2, 5 milioni di potenziali elettori, i quali non si soffermano più
sull’appartenenza storica o culturale, ma si riconoscono in una rappresentanza
identitaria, mutevole in base al momento e che di volta in volta si concentra
su diritti civili, cittadinanza, ambiente ecc.
Per comunicare con questo settore la politica ha “aggiornato
il suo software” comunicativo utilizzando tutte le tecnologie digitali oggi a
disposizione per rincorrere e intercettare il consenso di questo mondo molto
fluido, instabile, con capacità di attenzione molto superficiale, abituato
com’è ai tempi velocissimi dei social.
La mutazione del linguaggio inizia da qui. Poche parole,
molte immagini, e la figura del leader che deve assomigliare o meglio,
diventare, un “manager dei diritti” (reali o presunti che siano) ma anche un
“frontman/woman” pubblicitario.
È ciò che si definisce la TikTokizzazione della politica: Il
passaggio dal discorso complesso allo spot ripetitivo (Salario Minimo, Clima,
Sanità).
Bisogna “bucare l’algoritmo” per trasformare la politica in
un merchandising di valori, raggruppando sotto un unico ombrello comunicativo
argomenti diversi e lotte diverse: clima, diritti LGBTQ+, giustizia sociale.
Ma se la tecnologia digitale, soprattutto con l’avvento
dell’Intelligenza Artificiale offre il “mezzo”, il pericolo, profondo e
terribile è l’assenza di una sottostruttura di competenze: un leader vuoto di
contenuti tecnici è fisiologicamente più esposto alla "cattura" da
parte di poteri profondi, lobby e burocrazie ministeriali, che scrivono le
norme reali mentre il leader scatta selfie nelle piazze.
Di esempi possiamo già contarne diversi: dal PNRR alla
Brandizzazione del partito politico.
Quando i leader mancano di visione strategica a lungo
termine, anche i mezzi a disposizione per quanto abbondanti, rischiano di
perdersi in rivoli sterili. Il PNRR è l’esempio concreto di questo
cortocircuito. Mentre la politica annunciava il "bancomat della
rinascita" (lo spot), l'Europa imponeva regole rigide basate sulla
performance (il rigo di bilancio), così ci si ritrova a piegarsi a regole e
obiettivi decisi a Bruxelles rischiando di costruire infrastrutture (es. asili
nido) senza una politica demografica o gestionale che le renda sostenibili nel
tempo.
Ma perché l’Europa ha scelto regole di performance per la
spesa del Pnrr? per una ragione precisa: il PNRR non è un classico fondo
perduto, ma un contratto di prestazione tra lo Stato e
Bruxelles. E anche se il Frontman politico continua a inaugurare cantieri
per i social, i poteri tecnici e finanziari (BCE, Commissione
UE) dettano l'agenda economica reale del Paese per i prossimi 20 anni
attraverso le "condizionalità" legate ai prestiti. Questa è la verità
sottostante, celata dagli slogan. La
manipolazione comunicativa nasce da qui: I tecnici dei ministeri e della
Commissione Europea hanno scritto migliaia di pagine di "milestone" e
"target" (obiettivi quantitativi).
I tecnici si sono concentrati sulla capacità di
spesa (entro quando dobbiamo spendere i soldi?) e non sulla qualità
strategica dell'investimento, che spetta alla politica, la quale
tuttavia senza la visione strategica a lungo termine è incapace di elaborare le
conseguenze.
Il caso Schlein invece fa emergere il cortocircuito tra
Immagine e Sostanza politica.
Con un target verso i giovani, studenti fuori sede, nuovi
italiani in cerca di cittadinanza, nuove paure, il bacino a cui si rivolge è
molto interessante: un potenziale di 1,4 - 2,5 milioni di
elettori solo quelli legati alla riforma della cittadinanza. In questo caso si
inserisce il leader Ologramma, cioè che proietta un'immagine che rassicura
l'elettorato, mentre dietro lo schermo altri attori prendono decisioni
irreversibili. Lo spot pubblicitario
promette che tutti saranno felici. Con tre parole ripetute, incessantemente,
tutti crederanno prima o poi che “quel “detersivo “lava così bianco che più
bianco non si può. Ma nulla si sa dei costi e delle conseguenze per quel
“bianco”.
È così che il Partito
Democratico di Elly Schlein si è trasformato in un "brand" che
intercetta istanze estemporanee attraverso una narrazione frammentata e
cosmopolita, ma vuota di contenuti.
Elly Schlein incarna perfettamente il paradosso della leadership
contemporanea. Nonostante un background d'élite (figlia di accademici, triplo
passaporto e formazione nelle campagne elettorali americane di Obama) la
segretaria ha adottato un’estetica "popolare" e un linguaggio tipico
del marketing digitale. Si tratta della "TikTokizzazione" della
politica, dove il discorso complesso è sostituito da spot ripetitivi (Salario
Minimo, Sanità Pubblica, Clima) ed Elly Schlein risulta tra i leader con
il più alto tasso di "engagement" su temi a singolo obiettivo (single-issue).
E qui si torna al vuoto di competenze. Un leader che è solo
un manifesto è estremamente vulnerabile. Se non capisce i meccanismi profondi
della finanza, dell'energia o della geopolitica, finirà per firmare ciò
che gli viene sottoposto dai grandi apparati (sia nazionali che
sovranazionali), convinto che basti mantenere il consenso sui "diritti
civili" per aver fatto il proprio dovere.
In questo scenario, il potere reale si sposta nelle seconde
e terze linee, quelle che non si vedono mai in TV, che scrivono le regole
mentre il leader scatta il selfie.
La domanda che bisogna porsi è: esiste ancora spazio per
una classe dirigente che unisca cultura tecnica e visione
politica, o siamo destinati a scegliere tra "ragionieri" e
"influencer"?
È una domanda che necessita di una risposta urgente, perché
occorrerà una classe dirigente politica che dovrà affrontare il mondo dopo Trump
Putin e Netanyahu. E affidarsi
all’algoritmo, senza controllo e senza saper considerare le conseguenze non è
tranquillizzante. L’algoritmo si auto istruisce, evolve le sue strategie
tecniche, ma i contenuti, chi glieli fornirà?

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