Dov’è l’impasse della guerra all’Iran?
Proprio in questo motivo: per anni, i governi degli Stati Uniti e dell’Occidente hanno sostenuto che, nonostante il regime iraniano fosse diventato sempre più impopolare all’interno del Paese, non è ancora emersa un’opposizione politica coerente e organizzata.
Non si è ancora formato alcun
gruppo di opposizione armata valido che possa rappresentare una seria minaccia
per il governo.
In queste condizioni la guerra è fortemente sbagliata. E Trump ci si è infilato come un ingenuo.
Se davvero oggi, l’amministrazione Trump sta discutendo - cosa
smentita dai fatti, nel senso che siamo nelle intenzioni - con i leader curdi
nel nord dell’Iraq e nel nord-ovest dell’Iran sulla possibilità di armare
gruppi che si oppongono al regime iraniano.
Cosa ci dice ciò?
Che prima di fare la guerra questo era il percorso da fare
prima, molto prima: usare i gruppi di opposizione curdi per contribuire a
rovesciare il regime iraniano, che finora ha resistito nonostante l’assassinio
dell’ayatollah Ali Khamenei.
Anche perché ora c’è il figlio Masoud Khamenei ancora più feroce e sanguinario.
L’azione di polizia internazionale non porta da nessuna
parte. L’uccisione di Gheddafi ha reso la Libia instabile da decenni; vent’anni
di presenza Occidentale in Afganistan non ha esportato la democrazia perché ora ci sono i
Talebani e le donne non possono uscire di casa. Cosa è accaduto in Iraq con l’uccisione di
Sadam Hussein, giustiziato mediante impiccagione. Il governo che è succeduto è
uno Stato islamico che accentra in sé tutte le leggi.
Tiziano Terzani e il paradosso della sicurezza del nostro primato che ci conduce a tradire i capisaldi dello stesso pensiero occidentale
Nella sua lettera contro la guerra rispondendo a Oriana Fallaci
il giornalista che ha girato l’Asia scriveva:
«il problema è che fino a quando penseremo di avere il
monopolio del bene, fino a che parleremo della nostra come dell’unica civiltà,
ignorando le altre, non saremo sulla buona strada, l’aver diviso il mondo in
maniera, mi pare, talebana fra quelli che stanno con noi e quelli contro di
noi, crea ovviamente presupposti per quel clima da caccia alle streghe di cui
l’America ha già sofferto negli anni ’50, col maccartismo … Il tuo attacco,
Oriana, anche a colpi di sputo, alle “cicale” e agli “intellettuali del dubbio”
va in quello stesso senso: dubitare è una funzione essenziale del pensiero, il
dubbio è il fondo della nostra cultura. Voler togliere il dubbio dalle nostre
teste è come voler togliere l’aria ai nostri polmoni. […] Penso sia utile che
mi si lasci dubitare delle risposte altrui, e mi si lasci porre delle oneste
domande: in questi tempi di guerra non deve essere un crimine parlare di pace,
niente nella storia umana è semplice da spiegare: tra un fatto e un altro c’è
raramente una correlazione diretta e precisa: ogni evento anche della nostra
vita è il risultato di migliaia di cause che producono insieme a quell’evento
altre migliaia di effetti che allora volta sono le cause di altre migliaia di
effetti»
E questi sono gli effetti che abbiamo visto negli ultimi decenni
un cambiamento fittizio. Anche dopo il crollo del muro di Berlino che sembrava
squarciare il monopolio dell’Urss cosa
ha determinato? Una Russia diventata espressione geografica sempre più
marginalizzata e offesa dallo strapotere e dall’arroganza dell’Occidente che ha
reagito malamente.
Terzani sapeva mettere in relazione la radice delle guerre e l’istinto di possesso e di dominio dell’ambiente: citando Gandhi, ripeteva che «finché l’uomo non si metterà di sua volontà all’ultimo posto fra le altre creature sulla terra non ci sarà per lui alcuna salvezza». Così come denunciava il veleno del patriottismo, che oggi torna a inquinare cuori e discorsi:
«ho pietà di coloro
che l’amore di sé lega alla patria.
La patria è soltanto un campo di tende in un deserto di sassi»
Dice un vecchio canto himalayano


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