Italia e Francia trattano con Iran per liberare Hormuz?

 

Il Governo ha smentito, ma la notizia è riportata dall’autorevole Financial Times. 

di Erasmo Venosi

Italia e Francia avrebbero iniziato a parlare con l’Iran per firmare un accordo che consenta alle navi petroliere e gasiere di passare senza incidenti lo Stretto di Hormuz e proseguire per l’Italia e la Francia.

 Nell’ipotesi che quanto scritto dal giornale finanziario fosse vero, darebbe uno schiaffo sonoro a Trump e Netanyahu. Un barile a cento dollari e gas aumentato di molto e nello stesso tempo carente. Il Qatar ha sospeso la produzione. 

Forse l’accordo è stato innescato dalla garanzia data dall’Iran al passaggio delle navi dirette in Cina, India e Bangladesh. 

Il governo francese e quello italiano hanno comunque inviato, i primi la portaerei Charles de Gaulle verso lo Stretto di Hormuz, mentre gli italiani sono presenti a Cipro e nel Kurdistan, non escludendo in prospettiva di presidiare anche il Golfo. Una coincidenza che la notizia sia uscita sul giornale della City il giorno in cui a Roma si riuniva il Consiglio Supremo di Difesa? Un ripensamento di Meloni, Trump e sembra anche di Merz rispetto all’intervento degli USA e di Israele? Leader convinti a un ripensamento indotto dall’aumento di gas, petrolio, fertilizzanti e alluminio? 

La guerra che doveva durare una settimana continua sempre più violenta. La Premier smentisce il Financial Times, ma Crosetto poco tempo fa in un’intervista a un giornale italiano disse che l’Italia chiedeva di “consentire il passaggio attraverso Hormuz alle navi provenienti da Paesi non in guerra”. Intanto Trump ha dato ordine di attaccare l’isola di Kharg, uno degli avamposti energetici più strategici e cruciali dell'Iran, situata nell'estremo nord del Golfo Persico, a circa 30 chilometri dalla costa continentale. Circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane transita attraverso Kharg. 

Trump ha dichiarato sui social media che l'esercito statunitense ha condotto venerdì un massiccio bombardamento sull'isola di Kharg, un porto strategico e polo di esportazione petrolifera iraniano. Trump ha affermato che il raid ha "annientato completamente" le forze militari presenti sull'isola, ma di aver dato istruzioni al Pentagono di non danneggiare le infrastrutture petrolifere "per ragioni di decenza". Il prezzo globale del petrolio è aumentato del 40% da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato la guerra contro l'Iran il mese scorso. 

L’attacco alle infrastrutture petrolifere e del gas dell'isola di Kharg blocca immediatamente una parte consistente delle esportazioni di petrolio iraniane, con gravi conseguenze economiche e infrastrutturali. L'isola di Kharg ospita tre importanti infrastrutture energetiche appartenenti al Ministero del Petrolio iraniano, tra cui la Falat Iran Oil Company, che produce 500.000 barili di petrolio greggio al giorno ed è considerata la più grande delle quattro principali raffinerie del Paese. 

L'isola ospita anche la Kharg Petrochemical Company, nonché un importante impianto per lo stoccaggio e la spedizione di petrolio e gas naturale liquefatto. Kharg riveste un ruolo fondamentale nell'economia e nelle entrate petrolifere dell'Iran. Qualsiasi interruzione delle infrastrutture dell'isola genera ripercussioni anche sul mercato energetico globale. 

In un'intervista a Fox News Radio andata in onda venerdì mattina, Trump ha dichiarato che l'isola era "una delle tante cose diverse, e posso cambiare idea in pochi secondi". 

Il mondo civile e realmente democratico guarda con crescente terrore alle guerre di Donald Trump e di Benjamin Netanyahu, con conseguenze devastanti sull’economia globale e sui cittadini. 

Intanto Putin ha guadagnato 150 milioni di dollari in più al giorno, secondo il Financial Times, per un totale variabile tra 1,6 e 1,9 miliardi di dollari. 

Infine, la Commissione europea ha deliberato di chiudere “ entrambi gli occhi” per petrolio e gas russi venduti attraverso un paese terzo extra UE.

 

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