Una relazione tossica, un coro di complici, una club-track che chiude una storia riscritta dagli altri
“About Me” di Takao Wazowsky: la rabbia in cassa dritta tra eredità rock e futuro electro-pop
«Get out of my head, you and all of your friends» («Fuori
dalla mia testa, tu e tutti i tuoi amici»). In “About Me” basta
questa frase per capire che non siamo nel territorio delle canzoni che chiedono
permesso o comprensione: qui si esce, si chiude, si taglia netto. Takao
Wazowsky — quel Marco D'Atanasio che dalle colline umbre ha saputo
reinventarsi più volte, passando dal metallo rovente dei Burn It Down alle
vibrazioni sincopate dell’elettronica— torna con un brano che non ha la
pazienza dei chiarimenti, e infatti non li concede: prende una relazione
tossica, il suo teatro di scuse e comparse, e la trascina in mezzo ai sub e
alle luci.
Ascolta su Spotify.
Dopo la malinconia di "Missing You", stutter house intima, nervosa, capace di
far ballare anche il vuoto, l’artista ha attraversato un passaggio chiave con
"It’s Raining", una traccia che, in pochissime
settimane, ha iniziato a circolare fuori dall’Italia, ottenendo consistenti
passaggi radio su emittenti estere e allargando il raggio d’ascolto in Brasile,
Portogallo, Stati Uniti, Nord Europa e Regno Unito. Un segnale chiaro di un
linguaggio che funziona anche lontano dal contesto d’origine e che ha permesso
a Wazowsky di alzare il passo e cambiare tono: "About Me" è infatti
una traccia che non domanda “perché”, ma registra quanto l’importanza che
crediamo di avere, in certe storie, sia solo un ruolo assegnato finché
conviene.
Un fenomeno che non rimane circoscritto a un’impressione
isolata: Save the Children, alla vigilia di San Valentino, ha
fotografato relazioni tra adolescenti dove aggressività e controllo vengono
spesso normalizzati: un adolescente su quattro dichiara di essere stato almeno
una volta spaventato da atteggiamenti violenti, e più di uno su tre (36%)
racconta grida e insulti nella relazione.
“About Me” si muove dentro questa zona grigia, esaminando il
disprezzo, la pazienza spesa invano, la rabbia che nasce quando capisci che
l’altro arriva “adesso” e pretende un posto che non si è mai guadagnato. Un
veleno che si insinua nell’abitudine a sentirsi sminuiti, controllati,
“gestiti” un messaggio alla volta, e che diventa energia da club non per
alleggerirsi, ma per prendere una forma che non si può più ignorare.
Dentro quel «you and all of your friends», infatti,
c’è il coro di chi copre, giustifica, riscrive, applaude. La relazione come
sistema. E la fine come uscita di sicurezza.
«Questa canzone rappresenta un momento evolutivo rispetto
alle mie precedenti produzioni – dichiara Takao -, perché mi ha
aiutato a intraprendere un percorso più personale che comincia a distaccarsi da
alcuni personaggi a cui precedentemente avevo fatto riferimento. Il mio
messaggio è uno sfogo verso tutte queste situazioni in cui ci si sente
importanti per qualcuno, si sente di contare qualcosa ma è tutto falso, e lo
racconto tramite la musica.»
L’artista non si ferma alla lamentela, non costruisce
un’autoassoluzione, non cerca la frase furba. Fa una cosa ben più
complessa: mette un confine e lo rende suono. La delusione non
viene addolcita, viene “messa a tempo”: ritmi elettronici da club, asciutti,
compatti, capaci di farsi ascoltare anche quando la sala è piena.
Le influenze restano riconoscibili — Fred again.., BUNT. —
ma qui si sente una mano più autonoma, meno appoggiata, più decisa nel
dire: questa volta non sto interpretando nessuno.
La copertina lavora nello stesso senso: niente glamour da
release, ma un’immagine che chiede solo di essere tenuta addosso.
Dalle origini rock-metal — i Burn It Down, fondati nel 2010
a Spoleto — al debutto elettronico nel 2023 con "T.M.W.", passando
per collaborazioni come "Feel The Ocean" con Valentina Aleo, Takao
Wazowsky ha attraversato linguaggi differenti senza perdere l’aspetto più
importante: la necessità di farli parlare davvero.
Ora, con "About Me", mette un punto fermo nella
sua traiettoria: un suono intimo ma deciso, in grado di muoversi con
naturalezza tra mainstream e underground senza diventare neutro, e soprattutto
in grado di prendere una posizione, come fa chi smette di essere disponibile.
La cassa corre, il ritornello torna a bussare con la stessa frase, e ogni
ripetizione è un passo indietro in meno, perché non c’è più spazio da
concedere, solo distanza da mantenere.
E quando la distanza è l’unica forma di rispetto rimasta,
anche ballare diventa un modo per affermarlo.
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