Taranto - Hermes Academy e le attività del terzo mese della differenza
Nell’ambito delle attività del Centro
di Ascolto LGBTQI di Taranto e provincia, patrocinato da Ufficio Provinciale
della Consigliera di Parità, Comune di Taranto e Comune di Grottaglie (TA),
parte la terza edizione de Il Mese
della Cultura delle Differenze: 30 giorni di iniziative a Taranto e
provincia, promosse dal 18 aprile al 17 maggio dall’Associazione
Culturale Hermes Academy Onlus – Arcigay Taranto, in collaborazione con le
realtà coinvolte nel Progetto IsolArcobaleno, con l’obiettivo di diffondere la
cultura delle differenze, educare le nuove generazioni (e non solo) alla
bellezza, alla diversità e allo sviluppo sostenibile, sensibilizzare
giovani e meno giovani alla prevenzione e al contrasto a malattie sessualmente
trasmissibili, a fenomeni di omo-trans-bifobia, bullismo, razzismo, violenza di
genere.
La rassegna coinvolge numerosi istituti
scolastici del territorio ionico e si concluderà il 17 maggio, con le
manifestazioni legate alla Giornata Internazionale contro l’Omo-trans-bifobia.
Per visionare il programma del terzo Mese della Cultura delle Differenze, per
proposte di collaborazione e condivisioni di idee, vision, mission e obiettivi,
consultare il sito www.hermesacademy.blogspot.it
Musica e diversità
Il primo appuntamento con la terza
edizione de Il Mese della Cultura delle
Differenze è presso la Biblioteca
Popolare ospitata nella sede dell’Associazione Hermes Academy Onlus e di
Arcigay Taranto, in Via Pupino #90,
dove, a partire dalle ore 21.00 di lunedì 18 aprile, per il ciclo “Cineforum”, verrà
proposto “La famiglia Bélier”, film francese del 2014 diretto da éric Lartigau, vincitore del Premio
Salamandre d’or al Sarlat Film Festival nel novembre 2014. La pellicola incanta
per il modo in cui riesce ad affrontare con leggerezza, ironia e delicatezza il
tema della diversità, inserendolo in un racconto di formazione e in una storia
in cui tutti in qualche modo possono riconoscersi.
I Bélier sono tutti sordi. I genitori,
gli attori francesi Karin Viard e François Damiens, e il figlio più piccolo. Ma
non Paula, la giovane protagonista sedicenne Louane Emera, scoperta dal regista
tra i concorrenti del talent show “The Voice” Francia. È proprio lei a reggere
le fila di tutto e ad aiutare nella fattoria di famiglia, indispensabile
interprete in ogni occasione in cui, nonostante la sordità non sia
rappresentata come un handicap e un impedimento, è comunque necessario parlare.
Nonostante le situazioni di imbarazzo in cui la mettono spesso i genitori,
Paula è molto legata a loro e quando il suo insegnante di canto le fa scoprire
di avere un talento vocale, le si pone una scelta difficile. Lui le propone di
partecipare a un prestigioso concorso canoro che la porterà a Parigi, dove
potrà diventare una brillante cantante.
La
partecipazione è libera e gratuita; è necessario, però, prenotare al +39 388
874 6670.
A seguire, la recensione di Marzia
Gandolfi.
Paula Bélier ha sedici anni e da
altrettanti è interprete e voce della sua famiglia. Perché i Bélier,
agricoltori della Normandia, sono sordi. Paula, che intende e parla, è il loro
ponte col mondo: il medico, il veterinario, il sindaco e i clienti che al
mercato acquistano i formaggi prodotti dalla loro azienda. Paula, divisa tra
lavoro e liceo, scopre a scuola di avere una voce per andare lontano.
Incoraggiata dal suo professore di musica, si iscrive al concorso canoro
indetto da Radio France a Parigi. Indecisa sul da farsi, restare con la sua
famiglia o seguire la sua vocazione, Paula cerca in segreto un compromesso
impossibile. Ma con un talento esagerato e una famiglia (ir)ragionevole, niente
è davvero perduto.
Campione di incassi in Francia, La famiglia Bélier è una commedia
popolare che aggiorna con note e sorrisi il vecchio tema dell’adolescente alla
ricerca di un’identità stabile. Sospeso tra focolare e autonomia, il nuovo film
di Éric Lartigau riorganizza una famiglia esuberante intorno ad un’età per sua
natura fragile e scostante. A incarnarla è il volto pieno e acerbo di Louane
Emera, ex concorrente dell’edizione francese di The Voice, che presta voce e immediatezza a un personaggio in cerca
di un posto nel mondo. Se comicità e crisi si accomodano tra la rappresentazione
genitoriale del futuro filiale e la tensione allo svincolo della prole, i
personaggi vivono situazioni esilaranti, annullano lo scarto con l’amore e
spiccano il salto verso una condizione nuova. Appoggiato su una sceneggiatura
solida, che mescola con perfetta misura umorismo, lacrime, disfunzioni,
pregiudizi e canzoni, La famiglia Bélier
svolge una storia ben ordita in cui ciascun personaggio gioca la sua parte con
effetto e sincerità, senza mai sconfinare nel pathos. Precipitando lo
spettatore nel mondo smorzato dei malentendants, Lartigau elude lo sguardo
(fastidioso) dei “normali” sui disabili, mettendo in scena una famiglia che
quella difficoltà ha imparato a gestirla, intorno a quella difficoltà è
cresciuta e su quella difficoltà si è impratichita, sentendo ogni movimento
della vita. La famiglia Bélier non emoziona perché è differente ma al contrario
perché è universale, si agita, si rimprovera e fa pace come tutte le famiglie
del mondo. Chiusi nella sordità e in una bolla di sicurezza familiare, i Bélier
si fanno sentire forte e chiaro attraverso la voce limpida di Paula e
attraverso il linguaggio marcato dei segni. Linguaggio che regista e attori
dimostrano di saper adottare con sensibilità dentro un film good movie alla
francese, che canta Michel Sardou. Celebre chanteur parigino, ammirato dal
professore appassionato e coinvolto di Éric Elmosnino, Sardou è il tappeto
musicale che accompagna il ritratto di una famiglia in un interno domestico e
in un esterno bucolico, lontano dalle città e dentro una Francia atemporale e
irriducibile, che alla techno preferisce la chanson française, al formaggio di
soia quello a latte crudo, alle hall degli aeroporti le piazze di paese. Per
preservare quella Francia, i Bélier sono addirittura disposti a scendere
politicamente in campo e a battersi a gran voce. In tempi di crisi, la commedia
di Lartigau ripara nei valori di cui Paula è in fondo portatrice sana. Perché
il suo distacco dalle origini è solo fisico, mai totale e lirico come le parole
segnate di Sardou (“Je vole”). Parafrasando la canzone, Paula “non fugge, lei
vola” verso spazi e tempi di prova in cui prepararsi alla vita. Dentro una
moltitudine di diversità Éric Lartigau pesca quella irresoluta dell’adolescenza
e di un’adolescente che deve apprendere un linguaggio nuovo ed evidentemente
altro e incoerente rispetto a quello familiare. Ispirato al libro di Véronique
Poulain (“Les Mots qu’on ne me dit pas”), La
famiglia Bélier è abitato da un cast irresistibile, condotto da François
Damiens e Karin Viard, genitori affatto “sordi” a la maladie d’amour e a quel
fiume di note impetuose che cercano una melodia. Una melodia che Paula
legittima adesso con la sua voce (e le sue mani).



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