Esce Ambulatorio 62: il libro che racconta la vita, recensione



di Francesca Romana Micera

Edito da "Marotta&Cafiero editori", arriva “AMBULATORIO 62- L’inchiostro che parla di cancro”, libro basato sulla testimonianza diretta dell'esperienza vissuta dall'autore stesso, Ivan Caldarese. Parte del ricavato delle vendite andrà in beneficienza all'Associazione "CentroInsieme Onlus-Progetto Vela: Rendere Consapevoli", che si occupa di studiare ed offrire reali alternative e possibilità per gli adolescenti che risiedono nel quartiere Scampia di Napoli.
Ci sono storie la cui bellezza risiede dentro, ai margini e anche oltre di quanto dicono. Sono quei libri che raccontano una storia nella quale è facile, quasi naturale, oserei direi, potersi specchiare. Parlano col linguaggio universale dei sentimenti. Conducono sui sentieri delle emozioni, intrecciandosi al vissuto del lettore, per poi portarlo fino allo sbocco di un'empatia che non si limita ad avere il retrogusto del dolore, ma che si compone di infinite sfumature.
Ci sono pagine scritte non dalle mani, mero strumento, che passano dal cuore al foglio, attraverso la corsia preferenziale delle verità che tratteggiano. Righe che di arzigogolati tecnicismi, affettati sofismi e sottigliezze dialettiche, non hanno pressoché nulla. Di contro, dalla loro hanno la pienezza dei contenuti. E hanno il pregio di lasciare memoria di sé, oltre l'ultimo pensiero, l'ultimo punto che ne segna la fine. In fondo,pur nella propria semplicità, una storia  diventa importante quando si arroga il diritto, il merito ed il privilegio di entrare nelle esistenze altrui, smuovendone il substrato sabbioso delle emozioni più profonde ed intense, scandagliando nell'intimo e poi lasciando che riaffiorino, che trovino un punto da cui ritagliarsi una via di fuga, per trovare, infine, la luce della consapevolezza.  
Non scriverò un riassunto di ciò che con questo libro s'è cercato di raccontare, dato che finirei per sottrargli intensità. Perché più che i fatti narrati, "Ambulatorio 62" è un inno alla vita. È la celebrazione autentica di coscienza e cognizione dell'acquisizione, forzata dall'esperienza tragica del dolore, della grandezza dell'inestimabile dono di essere e restare al mondo.
L'esperienza del cancro accumuna chi lo ha vissuto, al punto che ogni pensiero sembra scippato ai propri ricordi, e non importa se il male del secolo abbia colpito in un punto o in un altro. Non importa di cosa abbia privato chi v'è passato, se le cure siano iniziate e finite in un modo o in un altro. Contano solo la lotta per la sopravvivenza, la voglia di farcela, le paure provate. Contano il bisogno folle della più banale e più preziosa quotidianità, ormai perduta;  i sogni spezzati e poi ricomposti, pezzo dopo pezzo, nel mosaico forse un po' ammaccato, ma dall'accecante splendore, di chi con le unghie, con i denti e controvento, ha scelto di aggrapparsi alla speranza.
Questo libro è la storia di una, dieci, cento, mille e più esistenze. Quasi che il filo rosso della sofferenza leghi per sempre le anime di chi la propria vita e il proprio tempo li ama più forte, proprio perché, in punta di piedi e non per sua volontà, sfidando l'asfissia dirompente di giorni segnati per sempre nella propria storia, è passato dal vicolo stretto dell'eventualità della negazione stessa della vita, e alla fine ha vinto.
E, allora, l'inchiostro che ha scritto e riempito questo libro parla, sì, del cancro, ma tratteggia pure, e a colori, nuove certezze e, ancora e prima di tutto, la gioia smodata, incontenibile, inconfutabile, della vittoria.



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