Borraccino: sulla sanità il governo è in ritardo
Borraccino: Schillaci rincorre i fondi per la sanità. La Puglia regge, il Governo arriva in ritardo.
Il pressing delle ultime ore del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, per riportare i fondi del Servizio sanitario nazionale al 6,4% del PIL suona come una corsa affannosa ai ripari, più politica che programmatica, con un evidente retrogusto elettorale.
La richiesta avanzata da Schillaci al Ministero dell’Economia e
delle Finanze — 5 miliardi di euro in più nella prossima legge di bilancio — certifica
un ritardo pesante: quei fondi il Governo di centrodestra avrebbe dovuto stanziarli
prima, quando era ancora possibile evitare l’esplosione dei disavanzi sanitari regionali.
Meglio tardi che mai, certo. Ma il ritardo resta.
Ora il centrodestra pugliese avrà molte più difficoltà a scaricare sulla Regione Puglia la responsabilità del disavanzo sanitario. A smentirlo è lo stesso Ministro della Salute, che riconosce di fatto ciò che diciamo da mesi: al Servizio sanitario nazionale mancano 5 miliardi e, senza quelle risorse, tutte le Regioni vengono spinte ad aumentare la pressione fiscale.
Quel buco da 5 miliardi pesa sui cittadini e allarga le disuguaglianze territoriali. Negli ultimi quattro anni, mentre il centrodestra governava il Paese, la spesa sanitaria in rapporto al PIL è scivolata dal 6,9% al 6,3%.
Il nodo, dunque, non nasce oggi. E non è stato risolto.
Per anni il Governo è rimasto fermo. Solo adesso, alla vigilia
di appuntamenti elettorali, il Ministro della Salute riscopre l’urgenza di riportare
i fondi del SSN al 6,4% del PIL, dopo quattro leggi di bilancio — dal 2023 al 2026
— che hanno progressivamente indebolito il Servizio sanitario nazionale, compresa
la sanità pugliese.
I numeri parlano chiaro: con i governi di centrodestra la quota
di spesa sanitaria sul PIL — indicatore decisivo per misurare il finanziamento della
sanità — è scesa dal 6,8% del 2022 al 6,3% del 2026.
Il 6,4% invocato oggi appare quindi come una soglia minima, un argine improvvisato per evitare il peggio. Scendere sotto il 6% sarebbe un fallimento politico evidente, tanto più in un Paese che investe in sanità molto meno della media OCSE, ferma al 7,1%, e di quella europea, pari al 6,9%.
In questo quadro nazionale segnato da ritardi e tagli, la
Puglia si conferma un caso positivo: pur con un disavanzo sanitario più
contenuto rispetto a molte altre Regioni, raggiunge i parametri LEA, guida il
Mezzogiorno e si colloca al decimo posto in Italia.
Un risultato costruito con lavoro costante, spesso lontano dai riflettori, dal governo della Regione Puglia.

Commenti
Posta un commento
Commenti non moderati comportarsi civilmente